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Fiducia in altalena: famiglie caute, imprese più ottimiste

- di: Bruno Legni
 
Fiducia in altalena: famiglie caute, imprese più ottimiste
A giugno migliora il morale nelle aziende, ma i consumatori tornano guardinghi. Industria e costruzioni trainano, frena il commercio. “Incertezza globale pesa ancora”, osserva Confcommercio.

Una fotografia sfocata dell’economia italiana

L’Italia si risveglia a giugno con un umore diviso: da una parte le imprese mostrano segnali di ripresa nel clima di fiducia, dall’altra le famiglie appaiono di nuovo incerte, come chi cammina su un terreno che continua a muoversi sotto i piedi.

I dati parlano chiaro. L’indice di fiducia dei consumatori cala leggermente, passando da 96,5 a 96,1, interrompendo il timido rimbalzo di maggio. Parallelamente, l’indice composito del clima di fiducia delle imprese cresce da 93,1 a 93,9, con un miglioramento quasi generalizzato tra i settori produttivi.

Famiglie ancora prudenti: pesa l’incertezza personale

Il calo tra i consumatori è sottile, ma significativo. A pesare, più che il giudizio sull’economia nazionale (che migliora da 97,5 a 99,6), sono le percezioni sulla situazione personale e corrente. Il clima personale scende da 96,1 a 94,8, quello corrente da 98,6 a 97,9, mentre le aspettative sul futuro restano ferme a 93,7.

“Il peggioramento è generalizzato, eccetto che per i giudizi e le aspettative sull’economia nazionale e per le attese sull’occupazione”, spiega l’Istat. In altre parole, i cittadini vedono qualche segnale positivo generale, ma quando si tratta del proprio portafoglio prevale la cautela.

L’umore sociale riflette le ansie quotidiane di un’Italia che, pur uscita dalla spirale inflattiva del biennio 2022-2023, resta esposta a fattori di incertezza globale e a fragilità domestiche, come il rallentamento della domanda interna.

Industria, costruzioni e servizi ritrovano fiducia

Il mondo produttivo sembra respirare un’aria più serena. L’indice composito delle imprese sale per il secondo mese consecutivo, con progressi in industria, costruzioni e servizi. Anche il manifatturiero mostra un timido risveglio.

Il dato negativo arriva dal commercio al dettaglio, l’unico comparto in flessione: l’indice scende da 102,8 a 101,9, in particolare nella grande distribuzione. Un segnale che preoccupa, perché tocca i consumi quotidiani.

“L’andamento di giugno è lo specchio di una situazione che, pur mostrando segnali di vitalità, risente ancora dell’elevata incertezza internazionale”, osserva Mariano Bella di Confcommercio. “Il modesto peggioramento del sentiment delle famiglie appare più legato a timori personali che a un reale deterioramento del quadro economico”.

“Tra gli imprenditori del commercio tradizionale, c’è molta attesa per i saldi estivi: il miglioramento del sentiment in quel comparto è una scommessa sulla tenuta del potere d’acquisto”, conclude Bella.

Il nodo dei consumi: freno o motore?

Nel dibattito tra ottimismo e cautela, resta centrale il nodo della domanda interna. Come ha ricordato il Centro Studi Prometeia, “i consumi delle famiglie restano la componente più fragile della crescita, penalizzati da salari reali ancora sotto pressione e da una prudenza che deriva da esperienze recenti: prima la pandemia, poi l’inflazione e infine l’instabilità geopolitica”.

“L’evoluzione della fiducia dei consumatori è strettamente connessa alle aspettative sui prezzi e sull’occupazione: ogni passo falso su questi fronti può avere effetti moltiplicatori sulla propensione alla spesa”, si legge nel report.

Un clima di fiducia a geometria variabile

La serie storica Istat (base 2021=100) mostra come l’indice della fiducia dei consumatori, dopo i picchi negativi del 2022 e il recupero del 2023, stia oscillando in una fascia stabile ma bassa. Le imprese, invece, segnano una ripresa più solida nel 2025, confermata da maggio e giugno.

Un segnale importante per la politica economica. Come ha scritto l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, “i dati sulla fiducia suggeriscono che la politica fiscale dovrebbe puntare a rafforzare i consumi nel breve termine, senza sacrificare gli stimoli agli investimenti e all’innovazione industriale”.

Un’Italia che avanza col freno tirato

A giugno, l’Italia economica si scopre divisa tra il coraggio delle imprese e la prudenza delle famiglie. Un segnale positivo per la produzione, ma una spia accesa sulla domanda interna. Finché i consumatori resteranno guardinghi, la ripartenza sarà parziale.

Come ha scritto Carlo Cottarelli, “i dati sulla fiducia ci ricordano che la crescita vera richiede coerenza e stabilità, non solo numeri positivi in qualche comparto”. In altre parole: senza fiducia nelle tasche, non basta quella nei grafici.

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