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Economia italiana in bilico: stagnazione industriale, dazi USA e rischio recessione

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Economia italiana in bilico: stagnazione industriale, dazi USA e rischio recessione

L’Italia si trova ad affrontare uno dei periodi economici più complessi degli ultimi anni. L’industria rallenta, i consumi faticano a ripartire e il commercio internazionale pone nuove sfide, aggravate dai dazi imposti dagli Stati Uniti. L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) rivede al ribasso le stime di crescita per il 2025, indicando un PIL fermo allo 0,8%. Un dato che non lascia margini di ottimismo: l’economia italiana sembra destinata a una fase di stagnazione prolungata, con scarse possibilità di ripresa a breve termine.

Economia italiana in bilico: stagnazione industriale, dazi USA e rischio recessione

A pesare sulle prospettive economiche non c’è solo la debolezza del settore manifatturiero, ma anche la nuova ondata di protezionismo lanciata da Donald Trump, tornato alla Casa Bianca con una politica commerciale aggressiva. L’imposizione di nuovi dazi sulle importazioni europee rischia di colpire duramente le esportazioni italiane, con un impatto significativo su settori chiave come automotive, meccanica e agroalimentare.

Industria ferma al palo e investimenti in calo
Il quadro industriale italiano non mostra segnali di ripresa. I dati del 2024 evidenziano un calo dei ricavi reali del -0,9%, che si somma al -2,1% registrato nel 2023. Una crisi che riguarda tutta la filiera produttiva, dalle grandi aziende ai distretti industriali, penalizzati dall’incertezza economica e dalla contrazione della domanda interna.

A incidere negativamente è anche la fine degli incentivi fiscali del Superbonus, che ha lasciato il settore delle costruzioni in una fase di rallentamento, con un impatto diretto sull’occupazione e sugli investimenti. La mancanza di misure strutturali per rilanciare il comparto edilizio si riflette in un clima di sfiducia tra imprese e consumatori, rallentando ulteriormente il ritmo della ripresa.

L’ombra dei dazi USA: miliardi di euro a rischio
Le nuove tariffe imposte dagli Stati Uniti potrebbero rappresentare un colpo durissimo per l’export italiano. Uno studio di Prometeia stima che un’aliquota media del 10% sulle esportazioni europee potrebbe costare all’Italia fino a 2,9 miliardi di euro di vendite all’estero, con un impatto sul PIL pari a 1,9 miliardi. Se le misure protezionistiche dovessero essere estese a un maggior numero di settori, le perdite complessive potrebbero sfiorare i 9 miliardi di euro.

Un colpo particolarmente duro per comparti che storicamente hanno trainato l’economia nazionale. Il settore manifatturiero, già in difficoltà, potrebbe subire ulteriori contrazioni, mentre il made in Italy agroalimentare rischia di perdere quote di mercato fondamentali negli Stati Uniti, uno dei principali sbocchi commerciali per i prodotti italiani.

Inflazione e consumi: la paura frena la ripresa
L’inflazione continua a rappresentare un fattore di instabilità. Sebbene il livello dei prezzi sia in rallentamento rispetto ai picchi del 2023, la crescita economica resta troppo debole per generare un miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie. Secondo un’indagine recente, sei italiani su dieci prevedono un aumento del costo della vita nel 2025, mentre quattro su dieci temono una recessione.

Questa percezione negativa ha un effetto diretto sulle dinamiche di consumo: le famiglie ridimensionano le spese, le aziende rallentano gli investimenti e il circolo vizioso della stagnazione si autoalimenta. Il rischio concreto è quello di un’economia bloccata, incapace di generare nuovo sviluppo e con margini di crescita sempre più ridotti.

Meloni tra vincoli di bilancio e scelte difficili
Di fronte a questo scenario, il governo Meloni si trova a gestire una situazione estremamente delicata. Da un lato, la necessità di sostenere la crescita e proteggere il tessuto produttivo; dall’altro, i vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea e la pressione dei mercati internazionali.

A oggi, l’esecutivo ha puntato su misure fiscali mirate, come la riduzione del cuneo fiscale e incentivi selettivi per le imprese, ma la portata di questi interventi potrebbe non essere sufficiente per invertire la tendenza. Il vero nodo sarà la legge di bilancio 2026, che dovrà conciliare le richieste di Bruxelles con la necessità di rilanciare la domanda interna e proteggere l’occupazione.

L’Italia si trova dunque in una posizione di equilibrio precario, con una crescita economica debole e sfide globali che rendono ancora più complesso il percorso verso la ripresa. Il 2025 sarà un anno decisivo: dalle scelte politiche ed economiche dipenderà il futuro del paese, tra il rischio stagnazione e la speranza di un nuovo ciclo di sviluppo.

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