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Manifattura, scossa ma pronta al rimbalzo con IA e Transizione 5.0

- di: Marta Giannoni
 
Manifattura, scossa ma pronta al rimbalzo con IA e Transizione 5.0
Manifattura italiana, scossa ma pronta al rimbalzo
Dazi, ordini molli e tassi in discesa: 2025 chiude a –1%. Poi, tra export che riparte e investimenti 5.0, l’industria punta al recupero nel 2026-27. Chi corre, chi frena, cosa guardare.

L’industria italiana ha attraversato un 2025 complicato, colpita dall’onda lunga dei dazi e da una domanda estera a fisarmonica. La buona notizia è che il calo del fatturato atteso per l’anno si ferma a un –1%, meno severo del biennio precedente. La migliore è che il settore intravede un ritorno alla crescita nel 2026-2027, spinto dal riassorbimento delle tensioni commerciali, da tassi più favorevoli e da una spinta capillare agli investimenti tecnologici.

Dentro il 2025: debolezza sì, ma su livelli elevati

Pur con la flessione, i ricavi della manifattura restano su valori storicamente alti, nell’ordine di oltre 1.100 miliardi. Il rallentamento non è univoco: la mappa dei settori mostra un’Italia a due velocità. Farmaceutica ed elettrotecnica tengono la barra, insieme ad alimentare e bevande, mentre il sistema moda paga la correzione internazionale del lusso e autoveicoli e moto scontano un ciclo globale ancora incerto.

Export: la spinta c’è, ma i dazi cambiano i percorsi

Le vendite oltreconfine hanno iniziato l’anno con un passo discreto e poi hanno rallentato nella seconda parte, complici nuovi ostacoli tariffari e catene del valore da riassestare. Nonostante ciò, l’avanzo commerciale resta solido e la traiettoria per i prossimi trimestri indica un graduale miglioramento, con un saldo manifatturiero atteso vicino ai 113 miliardi a fine 2027. In scia, si consolida il contributo dei comparti ad alta intensità tecnologica, mentre alcuni segmenti tradizionali riorientano mercati e prodotti.

Investimenti: da tassi più bassi e transizione 5.0 la leva del rilancio

Dopo lo stop del 2024, gli investimenti tornano a crescere: il contesto finanziario più disteso e gli incentivi del Piano Transizione 5.0 stanno favorendo progetti su efficienza energetica, digitalizzazione e automazione. Il meccanismo del credito d’imposta – legato a riduzioni dei consumi energetici e a beni 4.0 – incentiva l’aggiornamento degli impianti e la trasformazione dei processi. L’impatto atteso non è solo di breve: maggiore produttività, qualità e resilienza delle filiere.

Intelligenza artificiale: accelerare per non restare in scia

Il cambio di paradigma tecnologico chiede un’accelerazione. “L’innovazione, e in particolare l’intelligenza artificiale, è la madre dei cambiamenti: l’Italia deve spingere sull’adozione industriale”, osserva un primario economista del credito nazionale. La traduzione operativa significa retrofit digitale degli impianti, manutenzione predittiva, controllo qualità automatizzato e catene di fornitura più trasparenti grazie ai dati.

Chi corre e chi arranca

Nel gruppo di testa restano le aziende che esportano soluzioni ad alto contenuto di ricerca e che hanno capitalizzato la trasformazione digitale. In coda, chi dipende da mercati più esposti ai dazi o da componentistica con prezzi e tempi di consegna instabili. La capacità di rimodulare l’offerta – dai materiali ai canali – farà la differenza nel 2026.

Cosa aspettarsi nel 2026-27

Con l’inflazione in rientro e una Germania in lenta riaccensione, lo scenario centrale indica una crescita moderata della manifattura italiana nel biennio 2026-27. A trainare saranno i consumi europei e la normalizzazione degli scambi intra-UE, mentre sul fronte internazionale restano da monitorare i dossier tariffari e geopolitici. Il margine di recupero c’è: trasformarlo in realtà dipenderà dal ritmo con cui imprese e filiere sapranno investire in tecnologie, competenze e mercati.

La frase chiave

“Siamo in una fase di grandi cambiamenti: il sistema manifatturiero italiano, pur tra ostacoli, dà segnali incoraggianti”Gregorio De Felice, chief economist.

Una frenata contenuta a causa dei dazi ma arrivano IA e Piano Transizione 5.0

Una frenata contenuta, ma la traiettoria per il 2026-27 si fa positiva. Export e investimenti 5.0 sono le due leve da tenere ben premute, insieme a una adozione accelerata dell’IA.

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