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Pil Usa +3% nel secondo trimestre, ma la crescita è fragile

- di: Marta Giannoni
 
Pil Usa +3% nel secondo trimestre, ma la crescita è fragile
Un rimbalzo brillante e controverso: dietro il +3% di Pil si nascondono tariffe, consumi modesti e fragilità strutturali.

Crescita sorprendente ma parziale: il +3% del pil nel dettaglio

Nel secondo trimestre del 2025 l’economia statunitense è cresciuta del 3,0 % su base annua—un balzo netto rispetto al −0,5 % del trimestre precedente—superando le attese degli analisti attestate tra il 2,3 % e il 2,4 %.

Gran parte del recupero deriva da una forte diminuzione delle importazioni (che pesano negativamente sul Pil), rovesciando l’effetto accumulato nel Q1 dove le aziende avevano anticipato acquisti prima dell’inasprimento delle tariffe. I consumi privati sono saliti dell’1,4 %, ma il saldo finale delle vendite domestiche è stato modesto: +1,2 % per le vendite finali a consumatori e imprese.

Pil: un’analisi sul carburante della crescita

Importazioni in forte calo, riducono il deficit e sostengono il Pil.

Investimenti aziendali e nell’abitativo rimangono timidi o negativi; le spese in inventario hanno continuato a gravare e le esportazioni frenano.

Il motore reale dell’economia è debole: le vendite finali al netto di trade e inventari mostrano una domanda interna lenta.

Inflazione in moderazione, ma non abbastanza

I prezzi hanno accelerato meno rispetto ai mesi precedenti. L’indice dei prezzi degli acquisti è aumentato dell’1,9 % contro il +3,4 % del Q1; il PCE core è salito del 2,5 %, inferiore al trend precedente ma ancora sopra l’obiettivo Fed.

La modesta discesa dell’inflazione offre margine d’azione alla Federal Reserve, ma gli esperti restano cauti: il dato principale sulla domanda continua a mostrare debolezza strutturale.

Il lavoro resiste, la Fed resta ferma

Secondo un comunicato del Tesoro del 28 luglio 2025, la creazione di posti di lavoro è aumentata su base mensile, con una media di circa 150.000 nuovi occupati al mese nel Q2, mentre il tasso di disoccupazione si mantiene intorno al 4,1 %.

Partecipazione al lavoro stabile tra i 25‑54 anni, leggermente in calo tra gli anziani.

La Fed, nonostante le pressioni del presidente Trump, ha confermato che i tassi resteranno tra il 4,25 % e il 4,50 %, almeno fino a settembre–dicembre, quando eventuali tagli saranno valutati con più dati alla mano.

Interpretazioni e commenti: crescita o illusione?

Molti economisti denunciano la distorsione da tariffe: il Q1 era stato afflitto da importazioni accelerate in vista dei dazi; nel Q2 l’effetto contrario ha gonfiato il Pil senza reale miglioramento economico.

Stephen Stanley (Santander) e altri mettono in guardia: “Per il secondo trimestre consecutivo, il dato principale del Pil non offre un’immagine chiara della situazione sottostante”.

Il Wall Street Journal e il governo stimano che la crescita reale media del 2025 sarà intorno all’1,4 %, in rallentamento rispetto al 2024, e con un rischio di rallentamento più marcato nel secondo semestre. Deloitte prevede che bassi investimenti aziendali, persistenza delle tariffe e alti tassi d’interesse potrebbero frenare l’economia fino al 2026.

Tra le sfide emergenti: consumi in rallentamento, incertezza politica e tensioni commerciali persistenti, che minacciano la fiducia delle famiglie e degli investitori—avvertono analisti di Bank of America, Apollo e altri.

Dato opaco e in parte artificiale

L’economia americana rimbalza nel secondo trimestre del 2025 con un Pil +3 %, ben al di sopra delle previsioni, ma il dato appare opaco e in parte artificiale. La crescita reale è sostenuta da fattori transitori—calo delle importazioni e consumi lievemente migliori—mentre l'investimento, l’export e la domanda interna mostrano segnali modesti. La Fed mantiene tassi alti. Le prospettive per la seconda metà dell’anno restano incerte: il vero motore della crescita deve ancora ingranare.

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