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Ex Ilva, vertice decisivo al Mimit: tra Taranto e il Nord si gioca il futuro dell’acciaio italiano

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Ex Ilva, vertice decisivo al Mimit: tra Taranto e il Nord si gioca il futuro dell’acciaio italiano

Si è tenuto oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy un vertice cruciale sul destino del polo siderurgico ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. Al tavolo sono stati convocati i commissari straordinari, i rappresentanti dei ministeri competenti e i sindacati. Il nodo centrale del confronto è stato il piano di rilancio dell’impianto di Taranto, attualmente commissariato, ma non sono stati trascurati i riflessi sugli altri stabilimenti del gruppo, a partire da quelli del Nord Italia. L’obiettivo del governo è conciliare la ripartenza della produzione con la sostenibilità ambientale e la tutela occupazionale, in un equilibrio che appare ancora difficile da raggiungere.

Ex Ilva, vertice decisivo al Mimit: tra Taranto e il Nord si gioca il futuro dell’acciaio italiano

Sul tavolo del Mimit sono stati discussi due scenari principali per lo stabilimento di Taranto. Il primo prevede un rilancio della produzione tradizionale con un investimento progressivo nella decarbonizzazione attraverso forni elettrici e tecnologie a basso impatto. Il secondo contempla un ridimensionamento più marcato dell’attività a caldo, con una riconversione più rapida verso la produzione green. In entrambi i casi resta cruciale l’apporto degli investimenti pubblici: secondo fonti interne al ministero, senza un consistente supporto statale la sostenibilità economica degli impianti non è garantita. Il governo valuta anche la possibilità di inserire il sito pugliese in un progetto strategico nazionale legato al Pnrr o al piano RepowerEu.

Il nodo occupazionale e la tensione con i sindacati
La questione lavoro continua a essere uno degli aspetti più sensibili del dossier. I sindacati, che oggi hanno partecipato con le principali sigle confederali, hanno ribadito la necessità di mantenere tutti i livelli occupazionali attuali, sottolineando che qualsiasi ipotesi di riduzione della forza lavoro sarebbe inaccettabile. A Taranto oggi lavorano oltre 8.000 persone, mentre altri 1.700 sono in cassa integrazione. La preoccupazione sindacale riguarda anche gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, per i quali si temono tagli e razionalizzazioni. Il ministro Urso, al termine del vertice, ha rassicurato i presenti sulla volontà del governo di difendere la “piena occupazione” e ha annunciato ulteriori incontri già nei prossimi giorni per definire i passaggi operativi.

I tempi stretti e l’attesa per il piano industriale definitivo
Il tempo stringe e il governo si è dato come obiettivo quello di presentare entro l’autunno un piano industriale definitivo, condiviso con le parti sociali. Nel frattempo, i commissari lavorano a una proposta concreta per garantire la continuità produttiva, evitare il blocco dell’impianto e attrarre eventuali partner industriali. Una delle ipotesi più accreditate è quella di una società a controllo pubblico con un partner industriale privato di minoranza. Intanto, il governo sta valutando la possibilità di destinare risorse aggiuntive provenienti dai fondi europei per sostenere la transizione dell’acciaio italiano. Taranto, crocevia dell’acciaio europeo, è di nuovo al centro di una sfida che unisce lavoro, ambiente e politica industriale.

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