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L’Opinione / IBL: Sugar tax in arrivo, ideologia e crisi fiscale in bilico

- di: Bruno Coletta
 
L’Opinione / IBL: Sugar tax in arrivo, ideologia e crisi fiscale in bilico
Il tributo zuccherino: fiscalità e responsabilità in bilico
La sugar tax, imposta da tempo discussa e posticipata, potrebbe entrare in vigore già a luglio. Con la promessa governativa di trovare una soluzione entro il primo luglio, il nuovo tributo – che prevede 10 euro per ettolitro sui prodotti finiti e 0,25 euro per chilogrammo sui prodotti destinati alla diluizione – solleva interrogativi sulla sostenibilità fiscale e sull’impatto sull’intero comparto produttivo.
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Contesto e novità
Dopo sette rinvii consecutivi, l’entrata in vigore della sugar tax sembra ormai alle porte. In assenza di interventi correttivi, le aziende del settore prevedono un incremento medio del 28 per cento nella fiscalità dei prodotti interessati. Introdotta con la legge di bilancio del 2019, la tassa non è mai stata applicata perché, anno dopo anno, si è scelto di rimandarne l’entrata in vigore. Oggi, il Governo si trova costretto a far i conti con una previsione di gettito pari a circa 600 milioni di euro annui – una cifra che, sebbene modesta, impone scelte difficili in un bilancio ormai più rigido e attento al deficit.
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Il punto di vista dell’Istituto Bruno Leoni
Afferma l’Istituto Bruno Leoni, importante centro di ricerca liberale e promotore del libero mercato, che l’introduzione della sugar tax rappresenta “un approccio ideologico, incapace di affrontare le reali problematiche fiscali ed economiche” – dichiarazione che, purtroppo, non si è tradotta in misure di sostegno per i produttori.
L’Istituto Bruno Leoni, fondato per promuovere le idee per il libero mercato, si distingue per il suo impegno nel diffondere analisi rigorose e indipendenti sull’economia e sulla fiscalità. Nel 2013 aveva già approfondito il tema nel libro “Obesità e tasse”, evidenziando come l’introduzione di imposte di questo tipo penalizzi non solo i consumatori ma anche i produttori, in particolare quelli che puntano sulla qualità e sulla trasparenza dei propri prodotti.
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Implicazioni fiscali e sociali
Secondo gli addetti ai lavori, la tassa – nata con l’intento di incentivare una migliore alimentazione – si configura in realtà come uno strumento che incarna la “logica del compromesso” tra esigenze fiscali e scelte politiche. L’obbligo di una copertura di bilancio, infatti, impone di accettare una nuova fonte di entrate o di tagliare le spese, costringendo l’esecutivo a decisioni che inevitabilmente solleveranno il dissenso di una parte della popolazione e del mondo imprenditoriale.
Afferma l’Istituto Bruno Leoni che “l’aggiunta di una tassa è una scorciatoia facile, mentre la sua eliminazione richiede un impegno ben maggiore” – concetto che riassume il paradosso alla base di molte politiche fiscali moderne.
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Conseguenze per produttori e consumatori
La sugar tax rischia di colpire in modo significativo non solo le aziende che producono bevande e prodotti zuccherati, ma anche il consumatore finale. L’aumento della fiscalità, che incide direttamente sul prezzo dei soft drinks, si configura come il riflesso dell’irresponsabilità politica, dove “nessun pasto è gratis” e ogni scelta comporta dei costi.
Il meccanismo, che spinge verso una maggiore copertura del bilancio statale, penalizza soprattutto i produttori che investono in prodotti di qualità, contribuendo a creare un mercato meno competitivo e più oneroso per tutti.
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Scorciatoie non utili
La prospettiva dell’entrata in vigore della sugar tax a luglio mette in luce le tensioni intrinseche tra la necessità di garantire una copertura fiscale e il rischio di inasprire il carico per produttori e consumatori. Afferma l’Istituto Bruno Leoni che le scorciatoie in campo tributario raramente si rivelano utili, evidenziando come una misura ideologica possa tradursi in un aggravamento dei problemi piuttosto che in una reale soluzione.
In un contesto in cui ogni tassazione aggiuntiva deve essere bilanciata da scelte politiche coraggiose, l’attuale scenario invita a riflettere sulle conseguenze a lungo termine di una politica fiscale che, pur mirando al bene comune, rischia di compromettere la competitività e la qualità del mercato.

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