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Riforma costituzionale giustizia e possibili effetti su sistema economico e produttivo italiano

- di: Teleborsa
 
Dal punto di vista di chi assiste imprese e professionisti, come la riforma della giustizia può incidere sul clima economico del Paese? Una riforma costituzionale può davvero rendere l'Italia più attrattiva per gli investitori o il problema resta nei tempi dei processi? Il mondo produttivo percepisce questa riforma come un segnale di stabilità o incertezza? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Claudio Vinci, titolare dello studio VinciandPartners, che ha risposto ai nostri quesiti.

Nel dibattito pubblico la riforma costituzionale della giustizia è stata spesso raccontata come un intervento di natura esclusivamente politica. Chi lavora quotidianamente accanto a imprese e professionisti, però, tende a valutarla con un approccio più pragmatico. Ci si domanda infatti se la riforma possa migliorare il contesto economico in cui le aziende operano e possa contribuire, quindi, a rendere il Paese più attrattivo per gli investitori, spiega Vinci sottolineando che la riforma approvata dal Parlamento e adesso soggetta a Referedum, interviene su alcuni nodi strutturali dell'ordinamento giudiziario.

I passaggi principali sono noti: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, introduzione del sorteggio per i membri togati e creazione di un'Alta Corte disciplinare indipendente. Non si tratta di una riforma del processo penale o civile, né di un intervento diretto sui tempi dei procedimenti, ma di una revisione dell'architettura istituzionale che governa la magistratura.

Dal punto di vista delle imprese, questo elemento non è, tuttavia, come si potrebbe pensare, secondario e marginale. La certezza del diritto non dipende solo dalla durata dei processi, ma anche dalla stabilità e trasparenza delle istituzioni che li amministrano.

Un sistema in cui i ruoli sono più chiari, le responsabilità più definite e i meccanismi di controllo più lineari tende a generare un clima di maggiore fiducia. La separazione delle carriere, ad esempio, viene letta da molti operatori come un passo verso una maggiore specializzazione e una più netta distinzione delle funzioni. La nascita di due CSM autonomi e l'introduzione del sorteggio mirano, invece, a ridurre il peso delle correnti interne, un tema che negli ultimi anni aveva alimentato, purtroppo, percezioni di opacità.

Naturalmente, gli investitori internazionali guardano soprattutto ai tempi della giustizia civile e amministrativa, che restano una criticità, nonostante i tentavi del legislatore di velocizzare i processi con le varie riforme processuali, che si sono susseguite negli ultimi anni.

Nessuna riforma costituzionale può produrre effetti immediati su questo fronte. Tuttavia può contribuire a creare un quadro istituzionale più stabile, condizione necessaria per interventi successivi più incisivi. In altre parole: non risolve il problema, ma può rendere più semplice affrontarlo, prosegue l'avvocato.

Resta poi la questione della percezione. Il mondo produttivo tende a valutare le riforme non solo per il loro contenuto tecnico, ma per il messaggio che trasmettono. In questo caso, il segnale prevalente sembra essere quello di una volontà di modernizzazione. Certo, una revisione costituzionale porta con sé anche una fase di transizione e qualche incertezza, ma la scelta di intervenire su un tema rimasto irrisolto per decenni viene letta da molti come un atto di responsabilità istituzionale.

In conclusione, la riforma non è una soluzione definitiva ai problemi della giustizia italiana, ma può rappresentare un tassello importante per migliorare il clima economico del Paese.

Se accompagnata, inoltre, da interventi concreti sulla durata dei processi e sulla digitalizzazione degli uffici giudiziari, che richiedono, tuttavia, ulteriori impieghi di risorse pubbliche, "potrebbe contribuire a rendere l'Italia più attrattiva e più affidabile agli occhi degli investitori. Il mondo produttivo, pur con la prudenza che lo contraddistingue, sembrerebbe disposto a concedere al bel Paese ancora una volta un po' di fiducia. È d'obbligo non sprecarla", conclude Vinci.
 

 
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