Dal 10 gennaio "Super Green Pass" anche per alberghi e ristorazione: l'impatto sull'economia

- di: Daniele Minuti
 
Il decreto legge approvato dal Cdm estende l'obbligo del cosiddetto "Super Green Pass" a alberghi e strutture ricettive, feste nell’ambito di cerimonie civili o religiose, sagre e fiere, centri congressi, servizi di ristorazione all’aperto, impianti di risalita con finalità turistico-commerciale anche se ubicati in comprensori sciistici, piscine, centri natatori, sport di squadra e centri benessere anche all’aperto, centri culturali, centro sociali e ricreativi per le attività all’aperto, tutti i mezzi di trasporto, compreso quello pubblico locale o regionale.

Da gennaio, estesa l'obbligo di Super Green Pass: l'economia torna a tremare

Misure che, unite alla stretta sulla quarantena e alle nuove limitazioni relative alla capienza degli impianti sportivi (50% all'aperto, 35% palazzetti), avranno un effetto slavina su diversi settori economici. A farsi sentire è quello delle sale da ballo e dei locali, con le parole di Maurizio Pasca, presidente del Silb, il Sindacato dei Locali da Ballo aderente a Fipe-Confcommercio: "Eravamo già pronti per lavorare il 31 dicembre con la speranza di compensare una parte dei 4 miliardi di euro di perdite di due anni di chiusura. Ma ecco che in poche ore tutto è stato distrutto. Ci stavamo lentamente riprendendo seguendo le regole imposte dallo stesso Governo, ma evidentemente non è bastato. Tutte le attività sono aperte, stadi, teatri, cinema, ma non le discoteche. 'Cosa pensate che accadrà il 31 dicembre? Le persone andranno a ballare e festeggiare in luoghi abusivi, con buona pace di ogni tracciamento e misura di sicurezza. Quando si chiude un locale da ballo bisogna ricordarsi che ci sono famiglie dietro che vivono di questo lavoro. Evidentemente per questo governo siamo figli di un Dio minore. Ne abbiamo abbastanza. L'11 ottobre abbiamo aperto e abbiamo assunto centinaia di persone. Cosa diremo loro domani mattina? Siamo senza parole. A questo punto, visto che la decisione di chiudere è arrivata dall'oggi al domani, nello stesso breve arco di tempo ci aspettiamo una decisione sui ristori".

Quasi pleonastico ribadire la situazione disperata del settore turistico, come spiegato dal presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patané: "È l’ennesimo colpo basso all’economia nazionale del turismo, un provvedimento emanato senza alcun preavviso, che ci allontana dall’Europa, i cui vertici reagiscono sbigottiti quanto noi. Siamo tra i Paesi con i migliori risultati nella lotta alla pandemia eppure siamo anche quello con le maggiori restrizioni agli spostamenti internazionali, per i flussi intercontinentali e ora anche per quelli all’interno dell’Europa. Non solo si prevede l’obbligo di presentare, alla partenza o ai controlli di frontiera, un test antigenico o molecolare effettuato nell’imminenza del viaggio, ma anche l’imposizione di una quarantena di cinque giorni in Italia per i viaggiatori non immunizzati. Com’è possibile comprendere tutto questo? Non possiamo sostenere oltre una situazione di questo tipo. Dopo quasi due anni di blocco per il turismo e decine di milioni di viaggi e presenze che continuano a mancare all’appello rispetto al 2019, le richieste di supporti specifici per il nostro settore vengono sistematicamente ignorate nei provvedimenti che il Parlamento sta esaminando in questi giorni, dal decreto fisco e lavoro alla legge di bilancio. Basta parlare di turismo come asset strategico dell’economia italiana per poi dimenticarsene regolarmente all’atto pratico".

Gli fa eco Franco Gattinoni, presidente della Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio: "L’ulteriore giro di vite su tamponi e quarantena deciso dal ministro Speranza in relazione ai viaggi in Europa e la conferma delle chiusure sulle mete extra Ue rappresentano un’ulteriore mazzata per il settore del turismo organizzato che va indennizzato subito e in maniera congrua. Bisogna passare subito ai fatti perché lo scenario è sempre più drammatico. La notizia per cui gli Usa sconsigliano di viaggiare anche nel nostro Paese è un ulteriore campanello d’allarme che dovrebbe farci capire quanto pesa una comunicazione eccessivamente allarmistica e spingere la politica ad agire immediatamente. Il turismo organizzato è al collasso e non c’è più tempo da perdere".

E gli allarmi non finiscono qui, con Fipe, Federalberghi e Fiavet che lanciano segnali evidenti sull'impatto negativo che nuove restrizioni avranno su comparti economici allo stremo a quasi due mesi dall'inizio dell'emergenza sanitaria. Il tutto con la stagione invernale che sembra irrimediabilmente compromessa per lavoratori e imprenditori nel settore.

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