Usa: non si ferma il boia federale, anche se Trump è al passo d'addio

- di: Brian Green
 
Sei giorni: sarebbero bastati altri sei giorni e forse Corey Johnson avrebbe potuto evitare l'iniezione letale che, ieri, lo ha ucciso, nel carcere federale di Terre-Haute, nello Stato americano dell'Indiana. Sei giorni perché il futuro presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il cui insediamento è previsto per il 20 gennaio, si è ripetutamente espresso contro la pena capitale applicata a livello federale. Ma il boia (sempre che così possano chiamarsi gli agenti che, azionando una complessa apparecchiatura che pompa il mix di sostanze letali, non conoscono chi di loro sia realmente responsabile della morte del condannato) non si è fermato e Corey Johnson, afroamericano di 52 anni, si è andato ad aggiungere alla lista dei detenuti che, da quando Trump ha sospeso la moratoria delle condanne capitali, ha pagato con la condanna capitale una vita violenta.

E per le prossime ore, nello stesso penitenziario, è in programma un'altra esecuzione, quella di Dustin Higgs, 48 anni, anche lui di colore e come Johnson condannato a morte per più omicidi.
Come sempre accade, davanti al penitenziario di Terre-Haute, già da molte ore prima dell'esecuzione, decine di persone hanno manifestato contro la pena capitale, ma quando ormai la sorte di Johnson (dichiarato morto alle 5:34, ora locale dell'Indiana) era segnata, dopo la decisione della Corte suprema di respingere un ultimo disperato ricorso per ottenere un rinvio.

Corey Johnson nei primi anni '90 faceva parte di una banda di trafficanti di droga attiva nella zona di Richmond, in Virginia e che avrebbe compiuto molto omicidi. Johnson è stato ritenuto responsabile di sette di essi. Sia lui che Higgs, in carcere, in dicembre sono risultati affetti da Covid-19, una condizione che aveva indotto, martedì, un giudice a sospendere le esecuzioni in considerazione del fatto che lo stato dei polmoni dei detenuti, fortemente compromesso dal virus, avrebbe potuto provocare loro molta sofferenza nel momento in cui fosse stato loro inoculato il pentobarbital, sostanza alla base del cocktail letale. La sospensione - determinata dal fatto che la Costituzione vieta le sentenze "crudeli" - è stata però impugnata dal Ministero della giustizia e una corte d'appello ha ribaltato la decisione del giudice. Una scelta confermata dalla Corte suprema.

"Corey" - hanno detto i suoi avvocati, Donald Saznab e Ronald Tabak - "non aveva la facoltà di essere il ' signore della droga ' che il Governo ha erroneamente rappresentato per quasi trent'anni. Sapeva a malapena leggere e scrivere". La Corte Suprema, composta oggi da sei giudici conservatori su nove, dopo le nomine volute da Trump, ha sistematicamente confermato le scelte dell'Amministrazione nei casi di pena capitale, oggetto di impugnazione da parte dei difensori. Lo stesso Trump, convinto sostenitore della pena di morte, ha peraltro rigettato tutte le richieste di clemenza giunte alla sua attenzione.

Trump, nel luglio scorso, ha interrotto una moratoria che durava ormai da diciassette anni, tanto che ora le sentenze capitali federali proseguono a ritmo sostenuto. Dalla fine della moratoria, sono dodici le persone morte per iniezioni letali a Terre-Haute , tra le quali anche una donna, giustiziata martedì scorso (per avere ucciso una donna incinta ed averle sottratto il feto, dopo avere squarciato il ventre) nonostante ci fossero fondati dubbi sulla sua salute mentale.

Il presidente eletto Joe Biden ha promesso di collaborare con il Congresso per tentare di abolire la condanna a morte a livello federale, cosa che potrebbe avvenire a breve, avendo ormai i democratici il controllo di Camera dei rappresentanti e Senato. Tra le voci che si sono levate contro la condanna a morte di Johnson e l'altra imminente di Higgs, c'è stata quella di Martin Luther King III, figlio del leader dei diritti civili assassinato da un killer nel 1968 e di cui oggi si ricorda il 92/mo anniversario della nascita.
Sul Washington Post, Martin Luther King III ha scritto: "Troppe vite nere sono già andate perse a causa della violenza della polizia e della pandemia", sottolineando le forti disparità razziali nel braccio della morte federale, dove più della metà dei detenuti è composta da persone di colore.
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