I veri ciechi siamo noi

- di: Barbara Leone
 
“Non camminare dietro a me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico”. Questa bellissima frase sull’amicizia di Albert Camus sembra scritta apposta per i cani guida. Che per i non vedenti non sono semplicemente amici fedeli e compagni di vita dall’amore puro e incondizionato. Sono molto di più. Sono veri e propri angeli custodi da cui dipende la loro vita. Sono i loro occhi, certo. Ma sono anche sicurezza, fiducia in se stessi, serenità, forza e soprattutto libertà. Quella libertà di non dipendere da nessuno, se non da loro. Per quanto amiamo i nostri cani noi, che abbiamo la fortuna di vedere tutti i giorni la luce del sole e tutti i colori del mondo, davvero non possiamo capire cosa rappresentino. Sono indispensabili, esattamente come lo è una carrozzina per chi non può camminare. Il valore di un cane guida per un non vedente è incommensurabile, ed è per questo che non si può non provare amarezza e sgomento davanti alla storia di Camilla, una studentessa di Latina che vive a Bologna cui è stato negato il rinnovo del contratto d’affitto proprio a causa del suo cane guida. La proprietaria dell’appartamento, infatti, alla notizia dell’imminente arrivo del suo cane guida ha ben pensato di dire no: a casa mia i cani non sono ammessi. Scelta legittima per un proprietario di casa, sia chiaro. Anche se nel 2023 troviamo assurdo che esistano ancora persone che non capiscano che un cane è a tutti gli effetti un membro della famiglia. Ciò che però è ancora più assurdo, ed anche alquanto riprovevole, è la mancanza totale di empatia nei confronti di una persona che senza quel cane proprio non può vivere. Nel senso letterale del termine. Perché per Camilla avere il cane non è un capriccio. E’ un bisogno vitale.

Niente animali in casa per la ragazza non vedente

Dovrebbero essere ben altri i motivi per cui non si rinnova un contratto di affitto. Tipo per esempio essere un cattivo pagatore, portare gente poco raccomandabile in casa o aver distrutto mobili e muri. Che poi, per la cronaca, nella fattispecie questo rischio proprio non c’è. Perché un cane addestrato a stare accanto ad una persona non vedente è il massimo che si possa desiderare in quanto ad obbedienza ed educazione. E non bisogna essere degli etologi per capirlo. In pochissimi giorni la storia di Camilla ha fatto il giro del web, suscitando da una parte un più che ovvio, vivaddio, moto d’indignazione. Ma dall’altra parte sono stati in tanti, troppi, quelli che si sono innalzati a difensori delle cause perse al grido di “la casa è mia e decido io”. Che, lo ribadiamo, è più che lecito come concetto. Ma in certi casi, e questo è uno di quelli, fa pure abbastanza schifo. Perché rappresenta la cartina di tornasole dell’egoismo più becero e ottuso dei nostri tempi. Un egoismo cieco, che è mille volte più grave di qualsivoglia disabilità. Perché ad essere disabile in questo caso è il cuore, e non esiste cura. Questa proprietaria di casa, e tutti quelli che la difendono a spada tratta, avrebbe tanto da imparare dai cani. A cui basta così poco per essere felici: un legnetto lanciato in aria, una pallina da rincorrere, un biscottino o un’annusatina vicino ad un albero. Ma soprattutto a loro basta il nostro esserci per essere felici. E questo nessun essere umano te lo può e te lo sa insegnare. Se amasse i cani, questa proprietaria di casa sarebbe una persona molto più bella, luminosa e felice. E capirebbe che i veri ciechi siamo noi. Perché, come disse il Piccolo principe, l’essenziale è invisibile agli occhi. 
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