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Arbitro Assicurativo al via: ricorsi rapidi e “tagli” ai tempi

- di: Vittorio Massi
 
Arbitro Assicurativo al via: ricorsi rapidi e “tagli” ai tempi

Dal 15 gennaio 2026 debutta il nuovo canale per le dispute con le compagnie: costa 20 euro (rimborsabili se vinci) e punta a chiudere entro 180 giorni. Consumatori favorevoli, ma non senza dubbi.

Dal 15 gennaio 2026 entra in funzione l’Arbitro Assicurativo, il nuovo strumento di risoluzione delle controversie tra clienti e compagnie pensato per ridurre tempi e costi rispetto alla via giudiziaria. L’idea è semplice: se il rapporto con l’assicurazione si inceppa, il cittadino può provare a ottenere una decisione in tempi definiti, con una procedura più snella e meno onerosa.

Il perno è la rapidità: la decisione arriva, in linea generale, entro 180 giorni dalla ricezione della documentazione completa. Il ricorso prevede un contributo di 20 euro, che viene restituito se il ricorso viene accolto (anche solo in parte). Per IVASS, l’obiettivo non è soltanto chiudere le singole vertenze: l’Arbitro dovrebbe diventare anche un “sensore” delle criticità ricorrenti del settore, così da permettere interventi di vigilanza più mirati e tempestivi.

Il nuovo organismo arriva dopo un percorso lungo e rinvii, anche perché in Italia esistono già modelli analoghi in altri comparti: l’Arbitro Bancario Finanziario (attivo dal 2009) e l’Arbitro per le Controversie Finanziarie in ambito Consob. Con l’Arbitro Assicurativo si prova a replicare quella logica nel mondo delle polizze, dove i contenziosi e i reclami sono numerosi e spesso complessi.

Come si accede – Il ricorso all’Arbitro Assicurativo non è la “prima mossa”: prima bisogna presentare un reclamo alla compagnia e all’intermediario. Se non arriva risposta entro 45 giorni, oppure se la risposta è ritenuta insufficiente, allora si può procedere con il ricorso. La procedura è pensata per essere gestibile anche senza assistenza legale, pur restando possibile farsi supportare da un professionista nei casi più articolati.

Decisioni non vincolanti, ma con un peso reputazionale – La decisione dell’Arbitro non equivale a una sentenza: non è formalmente vincolante come un provvedimento del giudice. Tuttavia, se l’impresa non si adegua, l’inadempimento viene pubblicato sul sito dell’Arbitro per 5 anni e rimane in evidenza per 6 mesi anche sul sito della compagnia. In altre parole: non è una condanna, ma può diventare una “macchia” pubblica, con effetti reputazionali che nessun marchio gradisce.

L’impianto, nelle intenzioni della vigilanza, punta anche a “educare” il mercato: le decisioni e le motivazioni dovrebbero offrire un orientamento interpretativo utile a tutti gli attori – clienti, intermediari e imprese – e favorire comportamenti corretti, riducendo alla radice le aree di conflitto.

Le criticità segnalate dai consumatori – Il varo è accolto positivamente da associazioni dei consumatori, ma con riserve. Assoutenti apprezza l’avvio dello strumento, però mette in guardia su due punti: autonomia e sostenibilità. Il timore è che l’organismo, essendo collocato presso IVASS, non venga percepito come pienamente “terzo” rispetto al settore vigilato.

“Avremmo auspicato un organismo pienamente autonomo, e non incardinato presso IVASS. E con oltre 113mila reclami nel 2024, è realistico pensare che un solo collegio regga un afflusso di migliaia di ricorsi?”

In parallelo, dal lato tecnico, anche i professionisti chiedono un impianto robusto. Per AIPED (associazione dei periti danni) il meccanismo funzionerà davvero solo se poggerà su regole chiare, istruttorie solide e una reale valorizzazione delle competenze specialistiche, cruciali soprattutto nei casi di sinistro e stime di danno. Il presidente Luigi Mercurio insiste sulla necessità di un equilibrio tra velocità e qualità delle valutazioni, perché la fretta – nel campo dei danni – può trasformarsi in un boomerang.

Cosa aspettarsi nei primi mesi – Come ogni sistema nuovo, il vero banco di prova sarà la fase di rodaggio. Il punto non è soltanto “quanto” decide, ma “come” decide: coerenza delle motivazioni, trasparenza delle procedure, capacità di gestire un possibile picco di ricorsi, e soprattutto credibilità percepita dai cittadini. Se l’Arbitro dimostrerà efficienza e indipendenza, potrebbe diventare una corsia preferenziale per migliaia di casi; se invece si ingolferà, rischia di trasformarsi in un imbuto che delude le aspettative.

Resta comunque un principio fermo: anche dopo il passaggio dall’Arbitro, sia il cliente sia la compagnia possono rivolgersi al giudice. Ma la scommessa del legislatore e della vigilanza è chiara: ridurre il ricorso ai tribunali, alleggerire il contenzioso e dare ai consumatori una tutela più accessibile, in tempi più compatibili con la vita reale.   

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