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Joan Baez e la clinica per i senzatetto: un modello nel cuore della sanità USA

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Joan Baez e la clinica per i senzatetto: un modello nel cuore della sanità USA

Una clinica medica gratuita, aperta alle persone senza fissa dimora, senza assicurazione, senza fatturazione e senza condizioni di accesso. Il Baez Center for Hope & Healing, progetto sostenuto da Joan Baez, si inserisce in una realtà sanitaria americana segnata da profonde disuguaglianze, soprattutto per senzatetto e immigrati. Con 250 posti letto e un focus su cure croniche e assistenza geriatrica, la struttura propone un modello che prova a rispondere dove il sistema tradizionale fatica.

Joan Baez e la clinica per i senzatetto: un modello nel cuore della sanità USA

Le prime reazioni guardano a questa esperienza come a una risposta concreta a un’emergenza strutturale: l’accesso alle cure per chi vive ai margini resta uno dei punti più critici degli Stati Uniti, nonostante la spesa sanitaria complessiva sia tra le più alte al mondo.

Un sistema sanitario che esclude
Negli Stati Uniti l’assistenza sanitaria è fortemente legata all’assicurazione. Chi perde il lavoro, vive in strada o è privo di documenti rischia di restare fuori dai percorsi di cura. I pronto soccorso diventano spesso l’unica porta d’ingresso, con interventi tardivi e costosi. Le malattie croniche non curate – diabete, patologie cardiache, disturbi cognitivi, infezioni – si aggravano fino a trasformarsi in emergenze continue.
Questo quadro pesa in modo particolare su senzatetto e immigrati, che incontrano barriere economiche, burocratiche e linguistiche. In questo contesto, strutture gratuite e ad accesso diretto rappresentano spesso l’unica alternativa reale.

Il contesto politico e le politiche restrittive
Il dibattito sulla sanità si intreccia con quello sull’immigrazione. Durante la presidenza di Donald Trump, l’approccio è stato improntato a una forte restrizione dell’accesso ai servizi pubblici per gli immigrati, con politiche che hanno aumentato la paura di rivolgersi alle strutture sanitarie, soprattutto tra le persone senza documenti. Anche dopo, l’effetto di quelle scelte continua a farsi sentire: molti evitano cure preventive per timore di controlli o conseguenze legali.
In questo scenario, iniziative indipendenti e non profit diventano spazi di protezione sanitaria, oltre che di assistenza medica.

Esperienze simili già operative
Il Baez Center si colloca in una rete di esperienze già esistenti negli Stati Uniti. Una delle più importanti è Healthcare for the Homeless, attiva in numerose città con cliniche dedicate, assistenza primaria, supporto psicologico e gestione delle cronicità per le persone senza fissa dimora.
Accanto a queste realtà operano centinaia di free clinic, strutture non profit che offrono cure gratuite o a basso costo a chi non ha assicurazione. Molte sono sostenute da volontari, medici e infermieri che lavorano fuori dai circuiti tradizionali, garantendo continuità terapeutica dove il sistema pubblico non arriva.
Un altro modello diffuso è quello delle cliniche mobili, come quelle promosse dal Children’s Health Fund, che portano l’assistenza sanitaria direttamente nei quartieri più marginalizzati, nei rifugi o nelle aree dove vivono persone senza tetto.

Un modello che riduce i costi nascosti
Dal punto di vista sanitario ed economico, queste esperienze mostrano un dato chiaro: la prevenzione costa meno dell’emergenza. Curare le cronicità, seguire i pazienti nel tempo e garantire assistenza geriatrica riduce l’uso improprio dei pronto soccorso e abbassa la pressione sugli ospedali. È una sanità che interviene prima, evitando aggravamenti e costi sociali più elevati.
Il Baez Center si muove in questa direzione, proponendo una presa in carico stabile e gratuita per una popolazione che altrimenti resterebbe invisibile.

Una risposta dal basso a un problema strutturale
Il progetto sostenuto da Joan Baez non nasce come gesto simbolico, ma come infrastruttura pensata per durare. In un Paese dove l’accesso alle cure resta legato al reddito e allo status, iniziative di questo tipo mostrano come la sanità possa essere organizzata anche fuori dalle logiche assicurative.
Il Baez Center for Hope & Healing si affianca così ad altre esperienze che, silenziosamente, tengono in piedi una parte dell’assistenza sanitaria americana. In un contesto politico e sociale segnato da esclusione e disuguaglianze, queste strutture diventano non solo luoghi di cura, ma veri presidi di dignità.

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