Biden intima alle raffinerie americane di aumentare la produzione

- di: Redazione
 
L'approccio alla crisi energetica non è uguale nell'Occidente, come dimostra la forte iniziativa del presidente americano Joe Biden che, con lettere che stanno arrivando sulle scrivanie dei ceo dei maggiori gruppi della raffinazione di petrolio statunitensi, li ha sollecitati a produrre più benzina e diesel, dicendo che i loro profitti sono triplicati dall'inizio della guerra della Russia all'Ucraina mentre gli americani lottano con aumenti insostenibili alla pompa.

Usa: Biden spinge per la produzione delle raffinerie

Biden non ha usato tanti giri di parole, perché, nelle lettere, ha detto che ''la crisi che le famiglie stanno affrontando merita un'azione immediata. Le vostre aziende devono collaborare con la mia amministrazione per proporre soluzioni concrete a breve termine che affrontino la crisi". Quindi qualcosa di nettamente diverso e più determinato rispetto ad un semplice invito alla collaborazione perché, davanti alla crisi, tutti devono contribuire e Biden, sollecitando ad una maggiore produzione di benzina e diesel, sembra non volersi limitare ad un semplice messaggio. I prezzi della benzina a livello nazionale sono in media di circa 5 dollari al gallone, un onere economico per molti americani e una minaccia politica per i democratici impegnati nella campagna elettorale per le elezioni di medio termine. La guerra in Ucraina ha reso senza freni la corsa dell'inflazione, già spinta dalla pandemia.

Il dito puntato da Biden contro i petrolieri è stato meno diplomatico del previsto, ricordando, nella lettera, che i prezzi della benzina erano in media di 4,25 dollari al gallone quando il petrolio è stato l'ultima volta vicino al prezzo attuale di 120 al barile a marzo. La differenza di 75 centesimi nei prezzi medi del carburante nel giro di pochi mesi riflette sia una carenza di capacità di raffineria, che profitti che "sono attualmente ai livelli più alti mai registrati", afferma la lettera. Il presidente è stato sin troppo chiaro affermando che le raffinerie stanno capitalizzando le incertezze causate da "un tempo di guerra", come a dire che che le logiche aziendali mirate al profitto contribuiscono in modo determinante all'aumento dei prezzi. Argomento che forse non è condiviso da tutti gli economisti, ma che sembra destinato a fare effetto sugli elettori.

Che Biden consideri grave la realizzazione di profitti alti nel mezzo di una crisi globale che potrebbe potenzialmente spingere l'Europa e altre parti del mondo in una recessione viene confermato da quanto ha dichiarato poche ore fa quando ha detto che ExxonMobil "ha guadagnato più soldi di Dio quest'anno". Affermazione durissima cui ExxonMobil ha replicato dicendo di aver già informato l'amministrazione Biden dei suoi investimenti pianificati per aumentare la produzione di petrolio e la capacità di raffinazione. Se Putin viene indicato come ''il principale responsabile dell'intenso dolore finanziario che il popolo americano e le sue famiglie stanno sopportando", Biden ha scritto che però ''nel mezzo di una guerra che ha aumentato i prezzi della benzina di oltre 1,70 dollari per gallone, i margini di profitto delle raffinerie storicamente alti stanno peggiorando quel dolore".

Alle parole Biden sembra pronto a fare seguire atti concreti, dicendo che la sua amministrazione è determinata a "utilizzare tutti gli strumenti ragionevoli e appropriati del governo federale e le autorità di emergenza per aumentare la capacità e la produzione della raffineria a breve termine e per garantire che ogni regione di questo paese sia rifornita in modo appropriato". Oltre alla lettera, inviata a Marathon Petroleum, Valero Energy, ExxonMobil, Phillips 66, Chevron, BP e Shell, Biden ha ordinato alla segretaria per l'Energia Jennifer Granholm di convocare una riunione di emergenza e consultarsi con il National Petroleum Council, un gruppo consultivo federale che proviene dal settore energetico.
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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