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Board of Peace, il flop di Trump: solo 8 sì e l’ombra sull’Onu

- di: Vittorio Massi
 
Board of Peace, il flop di Trump: solo 8 sì e l’ombra sull’Onu

Finora solo otto adesioni su 52 inviti. Numeri che parlano da soli e che trasformano il Board of Peace voluto da Donald Trump da ambizioso progetto globale a caso politico-diplomatico. Sullo sfondo, un sospetto sempre più esplicito: l’operazione. mira a scavalcare e delegittimare le Nazioni Unite.

Il dato è netto e difficilmente contestabile: a fronte di 52 leader invitati, solo otto governi hanno finora confermato la partecipazione. Tutti gli altri hanno scelto la strada della prudenza, del rinvio o del silenzio. Un segnale che a Bruxelles viene letto come una sfiducia politica verso un’iniziativa percepita come sbilanciata, opaca e fortemente personalizzata.

Il primo no pubblico e politicamente pesante è arrivato da Emmanuel Macron. La Francia si è sfilata senza giri di parole, giudicando l’impianto del Board incompatibile con il multilateralismo classico. Una scelta che ha scatenato la reazione furiosa di Trump, tra attacchi personali e minacce economiche. “Applicherò dazi del 200% sui vini e sugli champagne francesi”, ha dichiarato il presidente americano, trasformando un dissenso diplomatico in un braccio di ferro commerciale.

Ma il problema va ben oltre il caso francese. A preoccupare le cancellerie europee è la natura stessa del Board of Peace. Nei documenti circolati con gli inviti, l’organismo viene descritto come una struttura capace di intervenire nelle aree di crisi, promuovere stabilità e “governi legittimi”. Un linguaggio che ricalca quello dell’ONU, ma senza le sue garanzie, i suoi equilibri e soprattutto senza il suo sistema di controllo.

È qui che emerge il nodo politico più sensibile: per molti diplomatici europei il Board rappresenta un tentativo diretto di indebolire le Nazioni Unite, creando un foro alternativo dominato dalla volontà di un singolo leader. “È un documento folle, disegnato per minare l’Onu”, confida una fonte europea. “Sembra la sceneggiatura di un pessimo film d’azione”, aggiunge un’altra.

Il sospetto è rafforzato dalla composizione degli inviti. Nella lista figurano Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, leader già centrali nei meccanismi dell’ONU o apertamente in rotta con l’Occidente. Una scelta che appare come una provocazione politica e che rende ancora più fragile l’idea di un organismo nato per “costruire la pace”.

Anche Volodymyr Zelensky ha preso tempo, sottolineando l’incompatibilità morale e politica di un tavolo che includa Russia e Bielorussia. “È difficile immaginare come potremmo lavorare insieme in qualsiasi consiglio”, ha spiegato il presidente ucraino, mettendo a nudo le contraddizioni interne al progetto.

L’Europa, intanto, osserva con crescente nervosismo. Il tema è finito nell’agenda di un vertice straordinario dell’Unione Europea, insieme ad altre tensioni esplosive come il dossier Groenlandia. Il timore condiviso è che il Board diventi uno strumento di pressione politica e commerciale, più che un reale meccanismo di mediazione.

A Davos, dove Trump vorrebbe chiudere rapidamente la partita, l’aria è tutt’altro che favorevole. La diplomazia internazionale non funziona a colpi di slogan né di ultimatum tariffari. E i numeri, ancora una volta, raccontano la verità meglio di qualsiasi dichiarazione: otto sì su 52 inviti non sono l’alba di un nuovo ordine globale, ma il sintomo di un isolamento crescente.

Il rischio, ora, è paradossale. Nel tentativo di ridimensionare l’ONU, il Board of Peace potrebbe ottenere l’effetto opposto: ricompattare il fronte multilaterale e riaprire con forza il dibattito sulla riforma delle istituzioni internazionali. “Nessuno vuole un mondo in cui conta una sola persona”, sintetizza una fonte europea. Un messaggio che, al momento, sembra raccogliere molti più consensi del progetto targato Trump.

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