Brexit: autotrasportatori italiani cominciano a rifiutare i viaggi nel Regno Unito

- di: Daniele Minuti
 
L'uscita ufficiale della Gran Bretagna dall'Unione Europea sta cominciando a dare i suoi primi "effetti" e tristemente, dopo solamente due settimane dal ripristino di controlli e dogane fra il Regno Unito e l'Ue, è già ben riscontrabile la tendenza a rinunciare ad alcune operazioni.

Andrea Manfron (Fai-Conftrasporto) ha spiegato, nelle parole riprese dal Sole 24 Ore, che il costo del trasporto stradale verso e dal Regno Unito è aumentato considerevolmente dall'attuazione della Brexit e il risultato è quello di bloccare l'autotrasporto merci e di mettere in seria difficoltà l'esportazione di filiere industriali provenienti dal nostro paese: "Stando alle prime analisi, il costo al chilometro è raddoppiato dal segmento precedente che oscillava fra 1,5 euro e 3 euro".

Un'impennata che sta portando molti operatori a declinare del tutto gli spostamenti verso la terra della Regina, come confermato dal presidente di Confetra Liguria, Antonio Laghezza: "I costi di un camion sono legati al tempo in cui sta in moto, per questo i tempi di trasporto dilatati a causa della Brexit sono insostenibili per alcuni settori come quello alimentare. C'è un evidente problema del Made in Italy diretto nel Regno Unito".

Il problema non riguarda solamente i costi del trasporto ma anche le logistiche sulle dogane che rallentano ulteriormente i flussi di merci, con diverse associazioni continentali di autotrasportatori che dicono di no a qualsiasi passaggio nel territorio della Gran Bretagna per le troppe difficoltà di movimento, come ad esempio la complicata documentazione che va presentata.

Thomas Baumgartner, presidente di Anita (Confindustria) e titolare del gruppo Fercam, parla senza mezze misure: "Il Regno Unito è arrivato alla Brexit totalmente impreparato, con le loro dogane non capaci di affrontare tutti gli impegni richiesti dall'abbandono del mercato europeo. Gruppi come Fercam hanno la possibilità di fronteggiare questi problemi al meglio ma quelli più piccoli non ci riescono e scelgono di rinunciare. Ogni operazione alla dogana costa 80 euro ma visto che i noli per l'Inghilterra sono raddoppiati causa carenza di vettori, c'è un costo aggiuntivo che arriva fino a 200 euro per tonnellata di merce esportata in Gran Bretagna".

Problemi su problemi per il Governo di Boris Johnson, nel pieno della crisi legata al Covid e che deve ancora riuscire a smaltire i diversi problemi dovuti all'entrata in vigore della Brexit. Con le difficoltà doganali che di fatto mettono a rischio intere filiali industriali del Made in Italy nel suo paese.
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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2022
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