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CONSOB. "Ecco i miei tre obiettivi"

- di: Paolo Savona

Proteggere il risparmio quale punto di forza del Paese e della società, mobilitarlo per la crescita e minimizzare il rischio.
Puntare sull’intelligenza artificiale 
per ridurre la soggettività delle decisioni




Un punto che fa parte della mia visione economica del sistema è che il risparmio è il punto di forza dell’economia italiana e anche della società. Cosa che mi ha indotto ad affermare più di una volta - e oggi a ribadire ancora - che il debito pubblico sia solvibile e non vi sia un problema di carenza di credito in Italia, data l’elevatezza del risparmio e i buoni fondamentali dell’economia produttiva.
Ma c’è un problema di fiducia da parte dei risparmiatori. Quindi, questo punto di forza si tramuta in punto di debolezza per l’esistenza appunto di questa carenza di fiducia che induce un uso esterno di detto risparmio, che va finalizzato invece allo sviluppo interno tenendo conto del rischio (o tenendolo sotto controllo).
L’unico vero modo di proteggere il risparmio è portarlo al servizio della crescita reale italiana in un mercato aperto a una leale concorrenza, minimizzando il rischio corso.
Se questi sono gli obiettivi, o almeno la mia visione di come funziona il sistema e di quali siano i suoi punti di forza, la Consob è un’organizzazione che ha questo compito, insieme ad altre organizzazioni perché non è l’unica che presiede alla tutela del risparmio.
Essa è un’organizzazione di circa 600 persone ed è ben strutturata. Mi dicono con punte di eccellenza ed è guidata da un organo collegiale composto da 5 membri, che sulle questioni più importanti delibera con la maggioranza del 80%, 4 su 5 commissari.
Pertanto ciò che sto per dire sono solo intenzioni da sottoporre al vaglio della fattibilità pratica, politica - come processo decisionale del vertice - e organizzativa presso la Consob, per non creare discontinuità nella gestione del quotidiano. 
La prima fase di questa mia azione è creare un gruppo di lavoro per studiare l’applicazione dell’intelligenza artificiale nella gestione delle informazioni ricevute e in quelle raccolte, del processo decisionale interno e dell’attività ispettiva al fine di oggettivizzare queste operazioni, cioè cercare di ridurre la fase interpretativa e soggettiva, che è sempre esposta al dubbio.
La seconda fase è rendere conto dell’attività di fascia elevata sia organizzativa che politica – quindi, ripeto, del corpo dell’organizzazione e del vertice dei cinque commissari - nella catena blockchain, al fine di pervenire alla piena trasparenza del processo decisionale.
Verificare inoltre la rispondenza, questo è un altro punto, tra l’abbondanza di normativa interna ed europea sul funzionamento del mercato e la protezione del risparmiatore, per uscire dai formalismi inutili se tale dovesse rivelarsi la conclusione dell’analisi che intendo intraprendere.
In conclusione penso che il triplice obiettivo di proteggere il risparmio quale punto di forza del Paese e della società, di mobilitarlo per la crescita e di minimizzare il rischio possa giovarsi delle nuove tecnologie informatiche di valutazione che la moderna scienza ha elaborato.
Sottolineo, ma questa può essere una pura curiosità storica, che questo triplice obiettivo fu l’azione che Beneduce fece per sistemare la grande crisi del 1929-1933. Ho riletto anche recentemente, perché ho avuto occasione di commemorare la figura di Beneduce, questa sorta di trilogia fondamentale per l’azione di un ente di controllo e di propulsione come ritengo debba essere anche la Consob.
Forse oggi è difficile concepire il fatto che si possa essere sempre a servizio degli interessi del Paese. Ho citato non a caso Beneduce, che si considerava sempre, anche da presidente delle Ferrovie Meridionali - allora era la struttura finanziaria italiana più importante dopo la nazionalizzazione della delle Ferrovie italiane – al servizio del Paese. Beneduce operava guardando gli interessi del Paese, in qualsiasi posizione si trovasse, e questo è stato sempre il mio spirito e lo rimane ancora tutt’oggi.
Aggiungo un unico particolare relativamente al discorso, che è stato sollevato, circa la potenziale influenza che posso avere in conseguenza delle mie passate esperienze.
Teniamo presente che ci sono altri quattro membri della commissione. Quindi, se anche fossi il più scellerato e il meno indipendente di questi cinque, non potrei mai far passare una delibera che non fosse nell’interesse generale visto come è organizzato il processo decisionale in Consob.
Per quanto riguarda l’età, altro tema che è stato sollevato, ovviamente non posso fare altro se non i debiti scongiuri.
Circa gli incarichi, in particolare quello citato nel Fondo Euclide, - a parte il fatto che Euclide ha iniziato a operare a metà agosto 2018, quindi dopo che ero stato nominato - ho partecipato a quella esperienza perché ero molto incuriosito da una cosa che, se possibile, voglio capitalizzare in questa mia nuova esperienza. Si tratta di uno strumento che è assolutamente innovativo - come ho detto e anche scritto più volte - rispetto all’econometria o ai semplici parametri fiscali, che dicono molto meno dell’economia rispetto a quanto dice questo nuovo strumento. Se fosse possibile, per un istruttoria per l’emissione di azioni o per una qualsiasi atto societario, applicare l’algoritmo che da oggettività, quindi spogliando anche tutti i discorsi della influenzabilità e della non indipendenza, sarebbe un grande passo avanti.
Ritengo che, se si riuscirà a organizzare un esperimento di questo tipo, dato che alcune finanziarie internazionali hanno già questa possibilità, che non c’è ancora in Italia, l’esperienza in Euclide potrebbe rivelarsi molto utile per l’attività che mi accingo a svolgere.
Credo che chi ricopre un incarico pubblico debba procedere come si fa nei paesi più avanzati o più corretti. Nel senso di cedere la gestione del proprio portafoglio a un trust, rimanendo completamente fuori da qualsiasi influenza. Mi domando perché in Italia non abbiamo meccanismi così stringenti come nei Paesi più avanzati e corretti e se non sia il caso di portare nel nostro ordinamento quelle esperienze, che hanno dimostrato di funzionare bene.
La commissione della Consob sui temi principali delibera con il voto favorevole di 4 su 5, quindi con l’80%, che è una percentuale che non è prevista per alcun consesso. Pertanto siamo tutti reciprocamente garantiti sul funzionamento in modo indipendente.
Si possono certamente commettere errori. Ma io gli errori li voglio diminuire proprio applicando questo metodo matematico che è basato sulla logica quantistica, per cui dice come mai un’azione in quel momento, per la sua storia, per le circostanze molto ampie che non sono solo legate solo a fenomeni economici (viene utilizzato un database che contiene circa 25mila informazioni, riguardanti la società, riguardanti l’atmosfera generale, riguardante l’economia, riguardanti ogni aspetto possibile e immaginabile della vita sociale) andrà male oppure invece andrà bene.
 Se riusciamo a mettere in piedi un’organizzazione del genere tutti questi argomenti riguardanti l’indipendenza, riguardanti oggettività decisionale verrebbero nettamente migliorati
Il secondo punto è che i processi decisionali basati su criteri oggettivi o basati su criteri soggettivi devono essere messi su catene non alterabili. Io credo fermamente che dobbiamo muovere verso criteri di oggettività che debbono riguardare anche le società di auditing e le società di rating, che devono rivelare se usano i vecchi metodi o quelli più innovativi e oggettivi.
Nella mia esperienza ho avuto rapporti con le società di rating. L’ultima occasione ha riguardato le discussioni che ci sono state sui rating assegnati all’Italia. Nella valutazione c’era scritto a un certo punto che la società di rating teneva conto del fatto che nel governo e nel Parlamento c’erano delle persone euroscettiche. Io francamente non so come ciò si possa capitalizzare in un rating. È una valutazione soggettiva e una valutazione pericolosa ai fini dell’assegnazione della valutazione sull’affidabilità di un titolo.
La mia idea è che dobbiamo andare verso un sistema che sia trasparente e oggettivo, Ed è questo su cui si fonda il mio impegno.
Naturalmente, come ho sempre fatto, agirò con molta prudenza, perché come ho detto la Consob è un’organizzazione strutturata - ho aggiunto che vi sono, così mi dicono, punti di eccellenza e tutto ciò verrà verificato - e quindi non è che adesso arriva il dittatore che fa la rivoluzione e paralizza tutto. No, non è nel mio carattere, non è nel tradizionale mio modo di procedere. Per questo ho parlato di costituire a latere un gruppo di lavoro che studi le cose che ho citato e veda come farle entrare nel sistema senza determinare una rivoluzione dell’attività ordinaria.
Lo stesso farò per l’Europa. Ritengo che la normativa europea sia troppo invasiva e non sia neanche così orientata verso la protezione del risparmiatore. Quando leggo i documenti che si fanno, compresi quelli che mi chiedono di firmare tipo il Mifid, mi sembrano realizzati più per proteggere le autorità e chi si interessa del collocamento dei titoli, di quanto non siano fatti per proteggere il risparmiatore. Quando si sottoscrivono azioni e ti presentano 36 pagine in corpo 8 - perché tra le altre cose potrebbe essere già una bella battaglia mettere in corpo più grosso il testo dei documenti - veramente viene una noia tremenda proprio per le citazioni degli articoli, che a loro volta ne citano altri e così via. Quindi bisogna rendere più trasparenti e più leggibili i documenti che invitano alla sottoscrizione i risparmiatori.
Oggi si usa dire che la colpa è del risparmiatore, che è ignorante in materie finanziarie. Nel campo della depositi bancari il problema è stato risolto: il livello di ignoranza è tutelato fino a 100mila euro. La protezione è stata assegnata fino a quella soglia, che è la definizione di ‘investitore sprovveduto’.
Lo stesso tipo di approccio non c’è invece per la sottoscrizione di obbligazioni ed azioni. Quindi anche da questo punto di vista bisogna fare una definizione di ‘investitore sprovveduto’. Molti ribattono ‘allora non compri le azioni e obbligazioni’. Ma perché dobbiamo precludere a chi forma il risparmio ed è ignorante sul piano finanziario di accedere a questi strumenti? Certamente scatta la necessità di proteggerlo questo investitore, scatta la necessità che gli enti di controllo proteggano queste persone, in modo tale che tutto il risparmio venga mobilitato ai fini dello sviluppo.
Queste sono le linee su cui io intendo muovermi. Prendetela come un’ambizione personale e quindi mi piacerebbe essere giudicato sulle realizzazioni. Pertanto renderò conto della realizzazione di questo mio disegno, che insisto essere quello di introdurre elementi di oggettività per uscire dalla soggettività, e di trasparenza dell’attività di intermediazione che è fondamentale per la sopravvivenza e il buon utilizzo del risparmio.

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