Dalle licenze ai controlli mancati, dal cambio di destinazione d’uso alle polizze “corte”: dopo la strage di Capodanno 2026 al Le Constellation, l’inchiesta non si ferma ai proprietari. E ora la politica locale rischia l’effetto valanga.
(Foto: Crans-Montana, il luogo della strage).
A Crans-Montana, la montagna non è solo scenografia: è un moltiplicatore. Il 1° gennaio 2026, l’incendio esploso durante i festeggiamenti nel locale Le Constellation ha lasciato dietro di sé 40 morti e oltre 100 feriti, con aggiornamenti successivi sul bilancio dei feriti. Da quel momento, la domanda non è più soltanto “che cosa è successo”, ma “chi doveva accorgersene prima”.
Nei primi giorni l’attenzione si è concentrata sui gestori, i coniugi Jacques Moretti e Jessica Moretti, indagati per ipotesi collegate a omicidio colposo e lesioni secondo ricostruzioni giornalistiche. Ma la traiettoria dell’inchiesta, con il passare delle ore, ha iniziato a puntare più in alto: gli uffici comunali, i fascicoli sulle autorizzazioni, la filiera delle verifiche e i possibili “buchi” amministrativi.
Il punto di svolta sta tutto in una parola che, in casi come questo, pesa come un macigno: controlli. Per anni, secondo ricostruzioni diffuse da media svizzeri e internazionali, nel locale non sarebbero state effettuate ispezioni periodiche. Il sindaco Nicolas Féraud ha riconosciuto pubblicamente che i controlli non sono stati eseguiti dal 2019 e che questo è un fatto destinato a diventare centrale nei tribunali e nel dibattito pubblico.
In mezzo, c’è un dettaglio che ha incendiato (anche) la polemica: l’ipotesi investigativa secondo cui scintille di dispositivi pirotecnici da tavolo avrebbero innescato materiali presenti nel seminterrato, con una propagazione rapidissima. La discussione, però, non riguarda solo l’innesco: riguarda la prevenzione. E qui entra in scena il livello cantonale. Un responsabile della sicurezza in Vallese, Stéphane Ganzer, ha sostenuto che le regole prevedono controlli anche su componenti come le schiume fonoassorbenti. “Le norme richiedono verifiche sui materiali”, è il senso della sua presa di posizione, che sposta l’asse dal “non sapevamo” al “dovevamo sapere”.
Se le responsabilità dei privati sono la prima colonna dell’indagine, la seconda colonna è istituzionale: come sono state rilasciate le licenze? Chi ha verificato capienza, uscite, dispositivi e procedure? E soprattutto: qual è la storia urbanistica e funzionale del luogo in cui, nella notte più affollata dell’anno, si è creata la trappola? Diverse ricostruzioni giornalistiche hanno riportato l’ipotesi che il club sia nato dalla riconversione di spazi concepiti per tutt’altro, con passaggi amministrativi che ora diventano materiale da inchiesta.
A rendere la faccenda esplosiva è anche il contesto più ampio: non sarebbe un “caso isolato” di burocrazia lenta o ispezioni saltate. Analisi e inchieste di media svizzeri hanno evidenziato che, in Vallese, i controlli antincendio possono soffrire di carenze strutturali, anche per ragioni di risorse e personale. Tradotto: non è soltanto un locale sotto accusa, ma un sistema che rischia di scoprire le proprie cuciture proprio nel momento peggiore.
Sul fronte politico, a rimettere la parola “scuse” al centro della scena è stata la vicesindaca Nicole Bonvin Clivaz. In dichiarazioni riprese da media italiani e da lanci d’agenzia, ha ammesso la mancanza nei controlli con una formula che ha colpito per franchezza e, insieme, per autodifesa: “Non ci sono scuse per non aver chiesto scusa… sui controlli c’è stata una mancanza: non li abbiamo fatti e lo ammettiamo”. Ma nella stessa scia è arrivato anche un messaggio politico chiaro: niente dimissioni immediate, almeno finché il quadro giudiziario non sarà più definito.
E qui entra il fattore più delicato: gli atti. La procura, secondo ricostruzioni giornalistiche, ha acquisito documenti su concessioni, licenze e verifiche. È la materia grigia delle amministrazioni: timbri, relazioni, comunicazioni, autorizzazioni, pareri. Non fa rumore come una sirena, ma quando finisce in un fascicolo giudiziario cambia il destino di una giunta. Perché, se l’indagine dovesse individuare omissioni o irregolarità, il passaggio da “errore” a “responsabilità” potrebbe diventare rapidissimo.
C’è poi il capitolo dei risarcimenti: l’altro incendio, quello economico. L’assicuratore AXA — indicato come compagnia legata sia alla responsabilità civile del Comune sia a quella dell’attività — ha diffuso comunicazioni di cordoglio e collaborazione con le autorità, ma con un punto che preoccupa famiglie e sopravvissuti: i massimali standard potrebbero essere insufficienti a coprire richieste e danni, nel caso in cui venissero accertate responsabilità. In pratica: anche se arrivasse la verità giudiziaria, potrebbe non arrivare una riparazione adeguata.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge una norma cantonale che ha acceso discussioni roventi. In Vallese è in vigore una disposizione della legge edilizia secondo cui l’autorità competente non risponde dei danni causati dalla violazione delle prescrizioni da parte dei proprietari e dei loro rappresentanti. È un passaggio che alcuni commentatori leggono come potenziale “scudo” per le autorità, mentre altri sottolineano che, in presenza di colpa grave o omissioni documentate, il contenzioso può comunque aprire varchi. Il risultato è una partita doppia: giuridica e politica.
Sul piano operativo, intanto, il Comune ha reagito con misure immediate: stop ai dispositivi pirotecnici indoor e promessa di rafforzare i controlli, anche con supporti esterni. È la risposta tipica dell’emergenza: si chiude la falla più visibile. Ma la vera domanda resta sotto traccia: la prevenzione funzionava davvero, o si limitava a esistere su carta?
In questo clima, ogni nuovo dettaglio diventa benzina. A dicembre 2025 sarebbe stata presentata una richiesta edilizia per ampliare una parte del locale, segno che l’attività non era “congelata” ma, al contrario, pensava a crescere. E i dubbi sulle licenze — tra autorizzazioni da bar/ristorazione e uso effettivo per serate danzanti — sono destinati a diventare un capitolo tecnico cruciale nell’accertamento delle responsabilità.
Il cuore dell’inchiesta resta una sequenza semplice e spietata: se le ispezioni erano previste e non sono state fatte, chi doveva farle? Se dovevano essere richieste, chi doveva richiederle? Se i documenti esistono, che cosa raccontano davvero: prudenza o leggerezza, regole rispettate o scorciatoie?
A Crans-Montana la neve copre tutto, ma non cancella nulla. Adesso saranno carte, perizie e testimonianze a decidere se la tragedia del Le Constellation è stata una catena di fatalità oppure una catena di responsabilità. E se, oltre ai Moretti, qualcuno nel palazzo comunale dovrà rispondere non solo a un’inchiesta, ma a una comunità che chiede una cosa sola: perché nessuno ha fermato quella notte prima che iniziasse.