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Cuba apre le porte al capitale straniero, via a un maxi provvedimento

- di: Bruno Legni
 
Cuba apre le porte al capitale straniero, via a un maxi provvedimento

L’arcipelago lancia un pacchetto di misure per rendere l’economia più agile, moderna e attraente agli investitori internazionali.

(Foto: il presidente cubano di Miguel Díaz-Canel Bermúdez).

Nell’ambito della FIHAV 2025, conclusasi il 29 novembre a L’Avana, il governo dell’isola ha presentato un ambizioso pacchetto di misure finalizzate ad attrarre capitali esteri e ridisegnare profondamente il sistema economico nazionale.

Un nuovo clima per gli investitori

Secondo le autorità cubane, l’obiettivo è creare un contesto “più competitivo, attraente, moderno e agile” per gli investitori stranieri. Tra le novità più importanti: la possibilità per le imprese estere di assumere direttamente i lavoratori, senza passare attraverso un intermediario statale, e l’apertura all’ingresso di capitale straniero nei settori bancario e finanziario.

Zone speciali, terreni e combustibili: più flessibilità

Il piano prevede la creazione di nuove zone speciali di sviluppo, non necessariamente su scala gigantesca come la Zona di Sviluppo del Mariel, ma pensate per progetti specifici (immobiliare, tecnologia, industria, turismo). Inoltre, le imprese straniere avranno accesso semplificato all’acquisto di combustibili in valuta estera e la possibilità di importarli direttamente.

Procedure accelerate e burocrazia ridotta

Un cambiamento chiave riguarda la snellimento delle procedure burocratiche: la valutazione delle proposte di investimento, che prima poteva richiedere molte settimane, sarà ora completata in 7 giorni; in assenza di risposta, il via libera sarà automatico grazie al principio del silenzio assenso. Il requisito dell’“studio di fattibilità” viene sostituito da un “piano di business”, e si riducono i documenti necessari al minimo indispensabile.

Settori strategici: da cibo a tecnologia

Il governo punta in particolare su due pilastri per rilanciare l’economia: da un lato la produzione alimentare, con modalità più flessibili per attirare investimenti; dall’altro la economia della conoscenza, con focus su informatica, biotecnologia e industria farmaceutica.

Un’economia in crisi: perché il cambio di rotta

Negli ultimi anni l’economia cubana ha subito una forte contrazione — all’incirca un -11% in cinque anni — insieme a inflazione elevata, scarsità di beni essenziali, interruzioni di corrente quotidiane e una crescente emigrazione. Il crollo del turismo, la diminuzione delle rimesse e le restrizioni al commercio internazionale hanno privato lo Stato di valute estere, aggravando un deficit commerciale strutturale: l’isola importa circa l’80% di ciò che consuma.

Primi segnali: nuovi progetti e interesse internazionale

Durante la FIHAV 2025, con la partecipazione di 715 imprese da 52 paesi — di cui 268 cubane — sono stati firmati accordi per tre nuovi progetti con capitale straniero (due nel settore alimentare, uno per illuminazione) e 14 lettere d’intenti, quattro contratti commerciali, un accordo e un memorandum d'intesa. Le autorità hanno presentato una “cartella di opportunità” con 426 progetti in tutte le province, 83 dei quali classificati come “alta priorità” per il loro potenziale di esportazione.

Possibili ostacoli e incognite

Nondimeno, esperti e analisti mettono in guardia: le misure, pur segnalando un’apertura rilevante, non rappresentano una riforma globale. La dipendenza storico-politica dello Stato sull’economia, le sfide energetiche, la scarsità di infrastrutture e le restrizioni esterne come l’Embargo statunitense a Cuba continuano a pesare. Ogni nuovo investitore cercherà garanzie concrete su stabilità, trasparenza e protezione dell’investimento.

Cosa succede ora

Il governo cubano ha chiarito che la “volontà politica” è netta: rendere fare business sull’isola “semplice, veloce e sicuro”. Se le misure saranno implementate — e accompagnate da segnali credibili sul piano istituzionale ed economico — l’isola potrebbe avviare una fase nuova. Ma per trasformare le promesse in realtà servirà tempo: e un contesto internazionale favorevole, compresa l’evoluzione delle sanzioni e l’accesso a capitali e tecnologie estere.

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