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Mps domina Mediobanca e punta Generali: il risiko delle nomine

- di: Matteo Borrelli
 
Mps domina Mediobanca e punta Generali: il risiko delle nomine
Mps domina Mediobanca e punta Generali: il risiko delle nomine
Il Monte consolida il controllo e guarda al Leone. Tra scenari di fusione, terzo polo bancario e partite di potere nelle partecipate pubbliche, si ridisegna la mappa del capitalismo italiano.

(Foto: Il Ceo di Generali, Philippe Donnet).

Un risiko finanziario senza precedenti

Monte dei Paschi di Siena ha chiuso con successo la sua offensiva su Mediobanca, superando la soglia strategica del 50% dei diritti di voto grazie a un insieme di partecipazioni dirette e soci “alleati”. La riapertura dell’Opas ha spinto la quota oltre i due terzi, spalancando le porte non solo al controllo di Piazzetta Cuccia, ma anche della partecipazione chiave del 13,2% in Generali. Si apre così il bivio: delisting della merchant bank oppure mantenimento a Piazza Affari, bilanciando sinergie, presidio della rete e capacità di trattenere i top manager.

L’operazione, orchestrata con il sostegno di grandi soci privati come Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, si intreccia con il disegno di un terzo polo bancario allargato insieme a Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. L’obiettivo è costruire un campione nazionale della bancassicurazione competitivo su scala europea.

Il disegno sul Leone triestino

Il vero bersaglio è il Leone di Trieste, che ha come Ceo Philippe Donnet, che era sostenuto da Mediobanca e dai suoi alleati.  Con il combinato disposto Mps–Mediobanca e i pacchetti di Caltagirone e Delfin, la soglia di influenza potenziale in assemblea supera già il 50% dei voti. Considerando una storica partecipazione intorno al 78–80%, il 41% può essere determinante per indirizzare le scelte di governance.

Lo scenario sul tavolo prevede un possibile riassetto della governance già prima dell’assemblea di aprile 2026 (bilancio 2025). L’attuale Group Ceo Philippe Donnet, forte di risultati record e del sostegno di molti investitori istituzionali, resta un perno. Ma cresce la pressione per valutare alternative di leadership, anche in funzione della strategia industriale e delle alleanze nel risparmio gestito.

Il rischio Natixis e la partita europea

Tra i nodi chiave c’è il futuro del progetto con Natixis, che ipotizza una joint venture nella gestione di circa 1.900 miliardi di euro di asset, posizionando il Leone tra i leader europei. Una parte del fronte italiano spinge per congelare l’intesa e riallineare il perimetro con il nascente terzo polo bancario, preservando centri decisionali e catene del valore in Italia.

Nomine pubbliche, effetto domino

Se si aprisse il capitolo Generali, l’effetto cascata riguarderebbe le partecipate pubbliche. In caso di trasloco di Flavio Cattaneo al Leone, si aprirebbe subito il dossier Enel, con possibili candidati come Stefano Donnarumma, Gianni Vittorio Armani, Nicola Lanzetta e Fabrizio Palermo. Anche Luca Dal Fabbro e Renato Mazzoncini restano in corsa per ruoli di vertice nel perimetro energia–infrastrutture.

Un eventuale passaggio di Donnarumma libererebbe la guida di Ferrovie dello Stato, macchina complessa chiamata a realizzare un piano da 100 miliardi al 2029. In valutazione profili con forte esperienza industriale, tra cui Luigi Ferraris e Roberto Tomasi.

Nella stagione dei rinnovi rientrano anche Eni, Leonardo, Terna e Poste Italiane. La continuità dei vertici appare l’opzione prevalente, alla luce dei risultati 2024–2025 e della coerenza con i piani industriali.

Mediobanca, la partita interna

Intanto a Piazzetta Cuccia si lavora al futuro assetto. Con le dimissioni di Alberto Nagel attese a metà settembre, la lista per il nuovo cda dovrà essere depositata entro il 3 ottobre. Il nome caldo per la successione è Francesco Saverio Vinci, attuale direttore generale, favorevole a valorizzare quanto acquisito e a una possibile integrazione industriale.

“L’atteggiamento razionale sarà valorizzare quello che si è comprato. Una fusione può aiutare a fare le cose nella maniera migliore”, ha dichiarato Francesco Saverio Vinci. In alternativa circolano i profili di Marco Morelli, Mauro Micillo, Flavio Valeri e dello stesso Fabrizio Palermo. Sullo sfondo l’ipotesi di un manager vicino a Luigi Lovaglio, come Maurizio Bai.

Un nuovo capitalismo italiano

Il mosaico che si compone delinea un capitalismo italiano sempre più intrecciato con le scelte pubbliche e i grandi soci privati. La posta in gioco non è soltanto la governance di Mediobanca e Generali, ma la creazione di un campione nazionale della bancassicurazione in grado di competere in Europa, con ricadute su governance, filiere industriali e mercato del risparmio gestito.

“Ieri Mediobanca con il 13% non controllava Generali e domani continuerà a non controllarla. Ma il vero cambiamento sta nella regia politica, che oggi detta la linea”, osserva un investitore istituzionale. 

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