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Cina, export record verso gli Usa: +32% in un mese

- di: Jole Rosati
 
Cina, export record verso gli Usa: +32% in un mese
Cina, export record verso gli Usa: +32% in un mese
Dopo i colloqui bilaterali di giugno, Pechino rilancia gli scambi: vola l’export, supera le stime anche su base annua. Ma la guerra commerciale resta sullo sfondo.

Export in rimonta: Pechino sorprende i mercati

A giugno, l’export cinese ha messo il turbo. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono aumentate del 32,4% rispetto a maggio, raggiungendo un valore complessivo di 38,2 miliardi di dollari, contro i 28,8 miliardi di maggio e i 33 miliardi di aprile.

Un balzo che non è frutto del caso, ma il riflesso diretto di una riapertura dei canali commerciali tra Washington e Pechino dopo i colloqui ad alto livello svoltisi il mese scorso. L’incontro tra il vice premier cinese He Lifeng e la segretaria al Tesoro americana Janet Yellen ha sbloccato alcuni nodi sui dazi doganali imposti dall’amministrazione Trump 2.0, aprendo la strada a nuove licenze di importazione.

Non solo America: l’export vola anche a livello globale

Non è solo il mercato statunitense a trainare. A livello globale, le esportazioni cinesi sono cresciute del 5,8% su base annua, mentre le importazioni sono aumentate dell’1,1%. Anche in questo caso, i numeri hanno superato le attese degli analisti, che si aspettavano rispettivamente +5% e +0,3%.

Il dato globale conferma che l’industria cinese sta beneficiando di una ripresa più ampia, legata soprattutto all’elettronica, alle auto elettriche e ai pannelli solari, tre settori che stanno spingendo anche i rapporti con Europa e Sud-est asiatico.

I numeri che contano: la Cina punta sull’export high-tech

Nel dettaglio, a fare la parte del leone sono state le esportazioni di chip, batterie e veicoli elettrici. L’export di veicoli green nel primo semestre dell’anno è cresciuto del 41%, con gli Usa che rappresentano il 27% della domanda. Il boom rispecchia il nuovo orientamento strategico della Cina, che tenta di consolidare il proprio primato tecnologico anche in tempi di incertezza geopolitica.

Il retroscena: tregua temporanea o ripartenza strutturale?

Il dato mensile va però maneggiato con cautela. La fiammata di giugno potrebbe essere solo il frutto di un recupero post-crisi piuttosto che l’inizio di una nuova fase. Lo sottolinea anche Zhang Zhiwei, capo economista di Pinpoint Asset Management: “È troppo presto per parlare di inversione di tendenza strutturale. L’export cinese è ancora vulnerabile alle tensioni geopolitiche e al rallentamento globale”.

Un’osservazione che pesa soprattutto alla luce della guerra commerciale latente tra Stati Uniti e Cina, che non si è mai davvero sopita. L’amministrazione Trump ha mantenuto una linea dura su dazi e restrizioni tecnologiche e si starebbe preparando a un nuovo pacchetto di misure contro i produttori cinesi di intelligenza artificiale e semiconduttori.

L'analisi: Pechino usa il commercio come leva geopolitica

Se da un lato la Cina vuole dimostrare vitalità economica, dall’altro sta sfruttando l’export come strumento di influenza geopolitica. È il ragionamento che propone Alicia García-Herrero, economista capo per l’Asia-Pacifico di Natixis: “Ogni volta che la Cina registra una ripresa commerciale, non si tratta solo di economia. È un messaggio agli Stati Uniti: noi restiamo indispensabili”.

Una lettura che si intreccia con la strategia di Xi Jinping: difendere la stabilità interna usando la crescita esterna, anche a costo di ridefinire la propria postura nei confronti dell’Occidente.

Trump e i dazi: partita ancora aperta

Sul fronte statunitense, resta l’incognita Trump. Il ritorno del tycoon alla Casa Bianca ha già creato incertezza nei mercati. Dopo l’annuncio di nuove tariffe su prodotti strategici cinesi – tra cui acciaio, auto elettriche e 5G – la Cina ha reagito con fermezza, ma senza chiudere le porte. I colloqui di giugno sono stati il primo segnale distensivo, ma la Casa Bianca starebbe studiando un “meccanismo di sorveglianza permanente” sugli scambi con Pechino.

Intanto, Wall Street osserva con attenzione. Le imprese americane che dipendono dalle catene di fornitura cinesi – dall’elettronica ai beni di consumo – sperano in una tregua duratura. Come afferma Jake Colvin, presidente del National Foreign Trade Council: “Ogni picco dell’export cinese è un’occasione anche per noi. Ma serve stabilità, non colpi di testa”.

L’Europa resta alla finestra, ma con un occhio alle opportunità

Mentre gli Usa litigano con Pechino, l’Europa osserva. Bruxelles ha recentemente riavviato i contatti con la Cina su temi chiave come clima, innovazione e diritti commerciali. Il commissario al Commercio Valdis Dombrovskis sarà a Pechino il 24 luglio per una missione che punta a evitare un’escalation sui dazi reciproci, ma anche a sondare margini per una maggiore cooperazione tecnologica.

La ripresa dell’export cinese è un campanello d’allarme per le industrie europee che soffrono la concorrenza sui prezzi, ma è anche un’occasione: se Washington chiude, l’Europa può negoziare spazi.

Export da record, ma la sfida è politica

Il rimbalzo dell’export cinese verso gli Stati Uniti non è solo una notizia economica. È un segnale geopolitico forte, una mossa sullo scacchiere globale in un momento in cui i vecchi equilibri si stanno sfaldando. La Cina vuole ribadire la sua centralità nei commerci mondiali, ma lo fa in un contesto dove le tensioni – dalla Casa Bianca ai mercati – restano altissime.

Il vero nodo, ancora una volta, non è quanto Pechino esporta, ma se Washington è pronta ad accettarlo.

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