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Leggi incomprensibili, un freno da 110 miliardi l’anno

- di: Bruno Coletta
 
Leggi incomprensibili, un freno da 110 miliardi l’anno
Leggi incomprensibili: in Italia 110 miliardi di Pil persi l’anno
Gli economisti Giommoni, Guiso, Michelacci e Morelli (lavoce.info) stimano che un’Italia con norme chiare come la Costituzione avrebbe un Pil più alto del 5%. La confusione normativa pesa su investimenti, innovazione e crescita.

Scrivere una legge è un’arte, ma in Italia da troppo tempo è diventata una fucina di testi prolissi, oscuri e pieni di rimandi che ingarbugliano cittadini, imprese e tribunali. Secondo una ricerca di Tommaso Giommoni, Luigi Guiso, Claudio Michelacci e Massimo Morelli, questa opacità non è soltanto un problema di forma: costa al Paese quasi 110 miliardi di euro l’anno, pari a un 5 per cento di Pil bruciato in un labirinto di norme incomprensibili.

La giungla normativa italiana

L’analisi prende le mosse da un dato impressionante: l’85% delle frasi contenute nelle leggi italiane supera le 25 parole, soglia linguistica oltre la quale la chiarezza si frantuma. Ogni cento parole compaiono oltre quattro rinvii ad altri testi normativi. Il risultato è un dedalo kafkiano che spesso neppure gli addetti ai lavori riescono a districare. Non a caso, scrivono gli autori, il cittadino italiano si trova a vivere come un “Josef K. contemporaneo”, travolto da una legislazione che genera incertezza invece che garantire diritti.

Quando la confusione costa cara

Gli economisti hanno misurato l’impatto di questo caos normativo sull’incertezza giuridica e, di riflesso, sull’economia reale. La probabilità che la Corte di Cassazione ribalti le decisioni dei giudici di merito è in media del 30%, ma sale al 36% nei casi fondati su leggi scritte male. E non si tratta di dettagli: incertezza significa investimenti che si bloccano, imprese che nascono più piccole, fallimenti più frequenti, innovazione frenata.

Un episodio concreto mostra la portata del problema: la riforma della geografia giudiziaria del 2012, che spostò 1.235 comuni sotto nuove giurisdizioni, ha permesso di misurare gli effetti dello shock. Dove l’incertezza normativa è cresciuta, gli investimenti delle imprese sono scesi dell’1,3% e il tasso di crescita si è ridotto di oltre un punto percentuale.

Il conto da pagare

Mettendo insieme dati e stime, il verdetto è netto: se le leggi italiane fossero scritte con la chiarezza dei principi fondamentali della Costituzione, il Pil nazionale sarebbe oggi più alto di quasi cinque punti. Una cifra monstre che equivale a quanto l’Italia spende ogni anno in istruzione o al doppio della manovra finanziaria di un governo medio.

Gli studiosi sottolineano un altro aspetto cruciale: due terzi di questo costo si sono accumulati negli ultimi trent’anni, quelli in cui la decretazione d’urgenza, le leggi omnibus e i compromessi politici hanno moltiplicato testi sempre più lunghi e contorti.

La lezione dimenticata di Cassese

Gli autori propongono di riscoprire un classico: il manuale sulla redazione degli atti amministrativi scritto da Sabino Cassese e aggiornato dall’Accademia della Crusca e dall’Ittig. Non si tratta di un esercizio accademico, ma di una bussola concreta: poche parole, frasi brevi, coerenza interna. Le basi di una legislazione che non intrappoli cittadini e imprese.

Serve una riforma radicale

Il messaggio finale della ricerca è perentorio: non è più tempo di rattoppi, occorre una riforma organica della qualità legislativa. Non solo per dare respiro ai tribunali, ma per liberare energie produttive oggi soffocate. Perché la vera zavorra dell’Italia non è la mancanza di idee o di imprenditori, ma un sistema normativo che, invece di aprire strade, costruisce muri.

In un Paese dove ogni riga di legge sembra un rebus, la semplicità non è un vezzo stilistico: è crescita economica, fiducia e democrazia.

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