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Manovra 2026: banche nel mirino e rotture in maggioranza

- di: Matteo Borrelli
 
Manovra 2026: banche nel mirino e rotture in maggioranza
Manovra 2026: banche nel mirino e rotture in maggioranza
Tensione tra i partiti di governo sul contributo degli istituti finanziari, pensioni e condoni al centro del dibattito.
 
(Foto: il Consiglio dei ministri).

La legge di bilancio per il 2026 entra nel vivo con un fronte caldo: quello delle banche. Nel governo, infatti, il partito guidato da Matteo Salvini preme affinché gli istituti finanziari paghino un contributo extra, mentre Forza Italia ostenta prudenza e invoca un confronto con Associazione bancaria italiana (Abi). Il risultato è un braccio di ferro che rischia di appesantire i lavori parlamentari.

La partita dell’Irap e gli istituti nel mirino

La Lega propone un aumento dell’aliquota dell’Irap sulle grandi banche e assicurazioni: si parla di passare da un +2 punti percentuali fino al +4% rispetto alle ipotesi iniziali. Secondo il partito di Salvini «le banche chiuderanno l’anno con oltre 50 miliardi di profitti, non credo che mezzo punto in più di Irap rovini le loro feste di Natale o di Capodanno», ha affermato lo stesso leader.

Forza Italia, però, frena: per il capogruppo alla Camera Paolo Barelli «non possiamo procedere senza tornare al tavolo con l’Abi». «Siamo contro le tasse sugli extraprofitti», ha precisato.

I numeri sul piatto

Secondo la norma già inserita nel documento della manovra, le banche dovranno contribuire con un mix di misure: l’aumento dell’aliquota Irap di due punti percentuali per il periodo d’imposta 2026-2028 e un contributo “volontario” sugli accantonamenti. Per il solo 2026 è previsto un gettito extra di circa 4,4 miliardi; nel triennio si potrebbe arrivare a 11 miliardi.

Altri fronti aperti: condoni, affitti brevi, pensioni

Non solo banche. Sul versante fiscale, la maggioranza discute di una possibile estensione della cedolare secca per gli affitti brevi: Forza Italia sarebbe d’accordo a limitare l’aliquota maggiorata solo a chi detiene più di tre immobili, pur ribadendo che «i dettagli vanno visti».

Sul fronte previdenza, invece, è tornata in auge la misura chiamata Opzione Donna, con la richiesta del partito Fratelli d’Italia di prorogarla per un altro anno e di allargare la platea. Si propone anche di considerare il riscatto fino a due anni di stage o tirocini non coperti da contributi, per chi ha lavorato dopo la laurea e senza contributi prima del 1996. Il costo stimato è di circa 2 milioni di euro all’anno.

Quanto al condono edilizio, Salvini ha dichiarato con chiarezza: «Il ministro competente sono io, me ne occuperò personalmente».

Implicazioni economiche e politiche

Da un punto di vista economico, l’intervento sulle banche solleva due tipi di questioni. Primo, la compatibilità con i mercati finanziari: alcune agenzie di rating considerano l’impatto limitato, ma segnalano che le modifiche fiscali e restrizioni sulla deducibilità possono pesare sulla redditività degli istituti bancari. Secondo, la sostenibilità politica della manovra: con risorse già sotto pressione, il governo fatica a reperire coperture senza aumentare l’indebitamento o ridurre la spesa.

Dal punto di vista politico, il braccio di ferro tra i partiti della maggioranza indica che la legittima conflittualità interna può trasformarsi in freno per l’approvazione nei tempi previsti. L’incontro decisivo è fissato per la prossima settimana, secondo il viceministro dell’Economia Maurizio Leo.

Il punto di svolta

È chiaro che la manovra si gioca su più tavoli: da un lato il recupero fiscale, dall’altro la promessa di “giustizia sociale” da parte della Lega, che vuole alleggerire la pressione sugli italiani con misure come la rottamazione delle cartelle fino al 2023. Dall’altro lato, Forza Italia e gli istituti finanziari chiedono coerenza, tempistiche chiare e che la manovra non danneggi la stabilità del sistema.

In questo scenario, chi ha di più – secondo la Lega – deve dare di più. Ma la linea tra contributo straordinario ed emergenza permanente è sottile e rischia di agitare la fiducia degli investitori, soprattutto se la manovra dovesse slittare o perdere forza.

La partita non è chiusa e l’esito dipenderà da quanto il governo riuscirà a tenere insieme esigenze diverse: coperture da reperire, riforme da proporre e una maggioranza interna che evita spaccature clamorose.

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