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Euro digitale, scudo europeo contro blackout e cyber attacchi

- di: Vittorio Massi
 
Euro digitale, scudo europeo contro blackout e cyber attacchi
Euro digitale, scudo europeo contro blackout e cyber attacchi

Un bene pubblico che promette resilienza, inclusione e autonomia nei pagamenti—anche senza connessione—grazie all’avanzamento legislativo e alle mosse della Bce.

L’euro digitale come baluardo di resilienza europea

Nell’audizione alla Commissione ECON del Parlamento europeo a Bruxelles Piero Cipollone, membro dell’Executive Board della Bce, ha descritto l’euro digitale come una infrastruttura strategica capace di garantire la continuità dei pagamenti anche in presenza di blackout, attacchi informatici o interruzioni delle reti di distribuzione del contante. Per Cipollone, i servizi di pagamento sono un bene pubblico essenziale, al pari dell’elettricità o dell’acqua.

“Non sono un lusso.” ha detto Cipollone, ricordando che in caso di emergenza il contante può scarseggiare o essere difficile da reperire. “Il contante può risultare difficile da reperire in emergenza… serve una versione digitale.” ha aggiunto, legando la sicurezza dei pagamenti alla resilienza complessiva dell’Europa.

Tre pilastri su cui poggia la resilienza

  • App europea di “fallback”: un’applicazione condivisa che consente di passare da un prestatore di servizi di pagamento a un altro in caso di attacco informatico o blocco dell’operatività. Se l’app della propria banca è indisponibile, si continua a operare tramite l’app europea.
  • Pagamenti offline: la possibilità di regolare transazioni anche senza connessione, utile durante blackout o interruzioni di rete. È il tassello che rende i pagamenti davvero “sempre disponibili”.
  • Capacità di supplenza: un’infrastruttura pubblica che affianca quelle private, creando un cuscinetto di sicurezza in caso di shock o di single points of failure.

Autonomia strategica e sostenibilità finanziaria

Il progetto ha un valore che va ben oltre l’innovazione tecnologica: definito come bene pubblico europeo, punta a rafforzare la sovranità digitale e a ridurre la dipendenza da circuiti extra-Ue. I costi di implementazione stimati—compresi in un ordine di grandezza di alcuni miliardi—sono considerati coerenti con il valore sistemico dell’infrastruttura. Per i cittadini, l’accesso è previsto come gratuito, con meccanismi di compensazione calibrati per gli operatori finanziari.

Cronoprogramma ancora in corso

L’obiettivo è avere il quadro legislativo pronto entro il secondo trimestre del 2026, un lieve slittamento rispetto alle prime ipotesi di fine 2025. Dopo l’approvazione, serviranno altri 2-3 anni per sviluppare l’infrastruttura tecnica e arrivare al lancio operativo della moneta digitale europea. Da qui l’appello di Cipollone rivolto agli eurodeputati: “Vi prego di approvare una legge il prima possibile.”

Resistenze e preoccupazioni in aula

Nel dibattito sono affiorati interrogativi su impatto sul settore bancario, tutela della privacy e spazio per l’innovazione. Il relatore del Parlamento europeo, Fernando Navarrete (Ppe), ha confermato l’impegno a rispettare i tempi previsti: “Resto pienamente impegnato a presentare la bozza di relazione nei tempi previsti, nel 2025.”

Una pista avanzata: la Lituania sul campo

Alcuni Stati membri si muovono con decisione. In Lituania, ad esempio, il tema della sovranità digitale è trattato come priorità: sono in corso prototipi e sperimentazioni che guardano a scenari di rischio geopolitico e cyber.

Una  risposta pubblica

L’euro digitale non è un vezzo futuristico: è la risposta pubblica a un’Europa che vuole pagamenti resilienti, inclusivi e autonomi. Il ritardo legislativo ne accresce l’urgenza. Se l’iter terrà fede ai tempi indicati, il continente potrà contare su uno strumento capace di funzionare anche quando tutto il resto si ferma—un presidio di affidabilità in un’epoca di fragilità.

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