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Fausto Bianchi alla guida di Piccola Industria di Confindustria

- di: Bruno Coletta
 
Fausto Bianchi alla guida di Piccola Industria di Confindustria
Una nomina che promette visione, concretezza e rilancio del tessuto produttivo.

Fausto Bianchi (foto), imprenditore laziale attivo nel settore assicurativo e già a capo di Unindustria Latina, è stato eletto presidente nazionale di Piccola Industria per il quadriennio 2025-2029.

La sua elezione — arrivata dopo il ritiro di un altro candidato per favorire una scelta unitaria — lo porta ora nella squadra di vertice di Confindustria come vicepresidente nazionale. Una nomina che ha un significato politico e strategico per il mondo produttivo.

Chi è Bianchi e perché la sua nomina conta

Quarantanove anni, alla guida del Gruppo Bianchi Assicurazioni e impegnato anche nella blue economy, Bianchi ha alle spalle un lungo percorso dentro Confindustria: dai Giovani Imprenditori ai comitati tecnici, fino alla presidenza di Unindustria Latina. Un profilo radicato nel territorio e vicino al tessuto delle Pmi.

La sua nomina arriva in un momento di forte instabilità economica: costi energetici elevati, transizione digitale complessa, imprese familiari in fase di successione e difficoltà di accesso al credito. Un quadro che richiede figure capaci di interpretare le priorità dei distretti produttivi.

Le priorità: crescita delle imprese, stabilità energetica e innovazione

Bianchi mette al centro l’obiettivo di rafforzare la dimensione delle imprese italiane, favorendo il passaggio da micro a piccole, da piccole a medie. Secondo il nuovo presidente servono politiche industriali, fiscali ed energetiche semplici, stabili e coerenti.

Il costo dell’energia è indicato come una “vera emergenza industriale”: per molte Pmi incide in modo sproporzionato rispetto alle grandi aziende. A questo si aggiunge la necessità di facilitare l’accesso al credito e sostenere la transizione digitale e l’innovazione.

Tra i temi indicati dal neopresidente rientrano anche la gestione dei passaggi generazionali e l’apertura del capitale nelle imprese familiari, con l’obiettivo di proteggere “eccellenze e patrimoni di conoscenza” che rischiano di andare perduti.

Cosa cambia per le Pmi italiane e quali incognite restano

Le Pmi rappresentano la quasi totalità delle imprese italiane e sono alla base della manifattura nazionale. L’elezione di Bianchi può segnare un ritorno del settore al centro del dibattito politico, dopo anni in cui le micro e piccole imprese hanno faticato ad avere una rappresentanza forte.

Resta comunque qualche incognita: una parte del mondo industriale sottolinea come l’esperienza di Bianchi sia concentrata nell’assicurativo più che nel manifatturiero tradizionale. Inoltre, in un contesto globale segnato da instabilità e inflazione, la capacità di dare risposte rapide ed efficaci sarà decisiva.

Un test per l’Italia delle imprese

Sotto la guida di Fausto Bianchi si apre una fase nuova per la Piccola Industria. Nei prossimi anni la sfida sarà tradurre le priorità in azioni concrete: meno burocrazia, più competenze, energia a costi sostenibili, attenzione ai territori e alle filiere produttive.

La sua presidenza sarà un banco di prova per capire se l’Italia saprà finalmente costruire una politica industriale moderna, capace di sostenere le imprese che generano la maggior parte dell’occupazione e del valore economico del Paese.

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