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Fisco, parte la caccia ai POS in nero: l’Italia rafforza i controlli contro l’evasione tecnologica

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Fisco, parte la caccia ai POS in nero: l’Italia rafforza i controlli contro l’evasione tecnologica
L’evasione fiscale cambia volto, ma non si arresta. Nell’epoca della moneta elettronica e dei pagamenti digitali, la frode fiscale si è adattata alle nuove tecnologie, trovando modi sempre più sofisticati per eludere i controlli. In particolare, l’utilizzo di POS irregolari o non dichiarati rappresenta una delle nuove frontiere dell'evasione, un fenomeno che rischia di minare la fiducia nel sistema di tracciabilità dei pagamenti, proprio mentre l’Italia cerca di spingere verso un’economia più trasparente e moderna. La lotta ai "POS in nero" si inserisce così in un quadro più ampio di strategie che mirano a recuperare gettito e a rafforzare l’equità fiscale.

Fisco, parte la caccia ai POS in nero: l’Italia rafforza i controlli contro l’evasione tecnologica

I controlli si intensificano. Il Fisco italiano ha avviato un piano di accertamenti mirati per individuare i dispositivi di pagamento non registrati o intestati a soggetti diversi dal reale titolare dell’attività economica. Strumenti che permettono di incassare somme senza che queste vengano tracciate, falsando non solo la dichiarazione dei redditi ma anche il rispetto degli obblighi IVA. Si tratta di una pratica diffusa soprattutto nei settori del commercio al dettaglio, della ristorazione e dei servizi alla persona, ma che interessa trasversalmente molte categorie. L'obiettivo è chiaro: colpire chi usa le tecnologie non per favorire la modernità, ma per mascherare i ricavi e sottrarsi ai doveri fiscali.

La pressione europea e l'impegno italiano per la trasparenza

Il rafforzamento dei controlli sui POS si inserisce anche in un contesto europeo che richiede all’Italia uno sforzo costante per ridurre l’evasione fiscale. I fondi del Pnrr, di cui il nostro Paese è uno dei principali beneficiari, sono infatti vincolati a risultati concreti anche in materia di contrasto all’economia sommersa. Dimostrare di sapere governare i processi di digitalizzazione dei pagamenti è dunque fondamentale non solo per una questione interna di giustizia fiscale, ma anche per mantenere alta la credibilità dell’Italia a Bruxelles. E la lotta ai POS irregolari diventa così uno degli indicatori della serietà dell’impegno nazionale in questa battaglia.

Il rischio di una nuova stagione di tensioni tra Fisco e contribuenti

L’intensificazione dei controlli, se da un lato è necessaria, dall’altro rischia di alimentare nuove tensioni tra il Fisco e il mondo delle piccole imprese. Molti commercianti, artigiani e professionisti lamentano già ora un clima di sfiducia e burocrazia opprimente, e temono che l’accento sui POS in nero si trasformi in un accanimento generalizzato. È essenziale, quindi, che l’azione di contrasto sia accompagnata da una comunicazione trasparente e da strumenti di semplificazione che aiutino chi opera nella legalità a distinguersi nettamente da chi invece sceglie consapevolmente la via dell’illegalità.

Una sfida decisiva per modernizzare il rapporto tra Stato e cittadini

La caccia ai POS irregolari è solo una parte di una sfida molto più ampia: quella di costruire un nuovo patto fiscale tra Stato e cittadini. Un patto basato sulla fiducia reciproca, sulla semplicità degli adempimenti e sulla certezza che l’equità sarà davvero perseguita. Se l’Italia saprà trasformare l'obbligo di trasparenza in una leva di crescita civile ed economica, allora la modernizzazione fiscale non sarà solo una questione di sanzioni e controlli, ma diventerà un pilastro della competitività e della coesione sociale. Altrimenti, il rischio è quello di alimentare nuove sacche di resistenza e diffidenza, che minerebbero gli stessi obiettivi di sviluppo e giustizia che si intendono perseguire.
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