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Il Gemelli ottiene la certificazione di parità di genere

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Il Gemelli ottiene la certificazione di parità di genere

FOTO (Cropped): Sergio D’Afflitto - CC BY-SA 3.0 IT

Al Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS la notizia circola da giorni, ma oggi diventa ufficiale: l’ospedale ha ottenuto la certificazione di parità di genere rilasciata da Bureau Veritas Italia. Una sigla tecnica – UNI/PdR 125:2022 – che fotografa, in realtà, un cambio di passo culturale dentro una delle strutture sanitarie più grandi e complesse del Paese. Non un bollino da esibire, ma il risultato di un processo che ha attraversato reparti, direzioni e uffici.

Il Gemelli ottiene la certificazione di parità di genere

Un percorso che, nelle parole di chi lo ha guidato, Lucia Sartori, “non è un approdo, ma l’inizio di un impegno più strutturato”. Ed è questo il cuore della vicenda: trasformare un presidio sanitario in un luogo in cui l’equità non sia solo dichiarata, ma misurabile, verificabile, monitorata.

Dentro il Policlinico: selezioni, colloqui, retribuzioni, vita reale
Per arrivare alla certificazione, il Gemelli ha dovuto toccare uno per uno i nervi scoperti di qualsiasi grande organizzazione. La selezione del personale, ad esempio: un processo delicato, dove spesso si annidano bias inconsapevoli. Qui sono stati introdotti criteri neutri, protocolli comuni, verifiche successive.
Poi la genitorialità: asilo nido aziendale e servizi di supporto, strumenti che aiutano soprattutto chi ha carichi di cura importanti. Non dettagli accessori, ma leve concrete per diminuire quel differenziale invisibile che pesa soprattutto sulle donne nei percorsi professionali.
La conciliazione vita–lavoro è diventata un capitolo a sé. Flessibilità oraria, lavoro agile, soluzioni personalizzate. Misure che, nella quotidianità di un ospedale, richiedono una gestione complessa: turni, reparti, emergenze. E proprio per questo assumono un valore maggiore.

La questione salariale: il nodo più sensibile
C’è poi il punto forse più delicato: l’equità retributiva. Il Gemelli ha analizzato stipendi, progressioni, posizioni contrattuali per individuare eventuali divari. Un lavoro lungo, interno, spesso silenzioso. Perché parlare di “gap salariale” in una struttura pubblica o para-pubblica è sempre un esercizio scomodo: significa guardare dentro i propri meccanismi, misurare ciò che fino a ieri era solo percepito.

Un canale per denunciare molestie e violenze
Tra le novità introdotte c’è anche un nuovo sistema di segnalazione per molestie e violenze, integrato nel modello di gestione del rischio. Un elemento che – si racconta tra i corridoi del Policlinico – ha richiesto tempo e confronti serrati: la tutela delle vittime, la riservatezza, la definizione delle responsabilità. Temi che nessuna organizzazione sanitaria può più permettersi di considerare marginali.

Il piano strategico e la politica aziendale
La certificazione ha anche obbligato l’ospedale a dotarsi di una vera e propria “Politica per la Parità di genere” e di un piano strategico pluriennale. Documenti che orientano decisioni, bilanci, piani di formazione. Perché la parità non può essere un progetto trimestrale: deve entrare nelle logiche di gestione, diventare voce stabile nei programmi di sviluppo.

La voce delle Risorse Umane: “Non solo un timbro, un cambiamento”
Roberta Galluzzi, direttrice delle Risorse Umane, spiega così il risultato: “Non è un riconoscimento formale, ma un passo verso una cultura organizzativa più matura. Significa unire la qualità dell’assistenza sanitaria – che è il nostro cuore – con un impegno valoriale chiaro: il rispetto delle persone e la pari opportunità come condizioni di lavoro e non come aspirazioni”.
Per un ospedale universitario, con migliaia di dipendenti, vuol dire rivedere processi, codici interni, formazione. E misurare gli effetti nel tempo.

Il contesto: perché questa certificazione conta oggi
Il riconoscimento arriva mentre il settore sanitario vive una trasformazione profonda: mancano professionisti, cresce il turnover, aumenta il peso dei carichi di cura. La capacità di attrarre personale qualificato passa sempre più anche dalla qualità dell’ambiente di lavoro, non solo dalle retribuzioni. In questo scenario, il modello Gemelli diventa un caso da osservare: un grande ospedale che si muove con strumenti propri delle aziende private più strutturate, anticipando standard che potrebbero diventare la norma.

Una certificazione che somiglia a una promessa
In fondo, il senso del percorso è tutto qui. Non un risultato da celebrare, ma un impegno da mantenere. Una promessa interna: costruire un luogo in cui il talento non sia condizionato dal genere. E una promessa esterna: dimostrare che anche nella sanità, spesso schiacciata da urgenze e vincoli, la cultura organizzativa può cambiare.
E può farlo davvero.

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