La Lega propone il ritorno alle leva obbligatoria. E se fosse un bene?

- di: Redazione
 
Forse, formulata in un periodo di piena campagna elettorale, la proposta della Lega, sotto forma di disegno di legge, per il ripristino della leva obbligatoria potrebbe sembra avulsa dai temi politici e, in qualche modo, parte della strategia di Matteo Salvini di acuire distanze e distinguo dagli alleati.
Eppure, ci si consenta di dirlo, la proposta è meno cervellotica o strumentale di quel che possa sembrare perché potrebbe, alla fine, risolversi in qualcosa di positivo per una generazione di giovani che sembra avere perso il contatto con la realtà, vivendo in una dimensione dove tutto si riduce ai social, al vivere (riveriti e serviti da genitori amorevoli) nella casa di famiglia, all' estraniarsi da quello che li circonda.

La Lega propone il ritorno alle leva obbligatoria. E se fosse un bene?

Ora, pur sapendo che non saranno sei mesi in divisa cambierà la prospettive dei nostri ragazzi, di certo questo essere inseriti in un contesto di regole certe e da rispettare potrebbe contribuire ad aiutarli concretamente nel processo di avvicinamento alla vita vera, non quella che vivono oggi quotidianamente e che vedono filtrata attraverso la lente deformante di realtà meramente virtuali.
Il disegno di legge, presentato dal deputato leghista Eugenio Zoffili, prevede la ''Istituzione del servizio militare e civile universale territoriale e delega al Governo per la sua disciplina", con una leva di sei mesi, uguale per ragazzi e ragazze dai 18 ai 26 anni, lasciando loro la possibilità di farla nella regione di residenza e di scegliere tra il servizio civile o militare.

Resta tutto da verificare che un periodo relativamente breve possa servire a quel processo di integrazione che, da quel che si capisce, il ddl persegue, per restituire alla partecipazione sociale questi nostri giovani che guardano ciò che li circonda con un distacco talvolta incomprensibile. Così come quel che, ai tempi antichi della leva obbligatoria, era la distribuzione sull'intero territorio nazionale dei militari nel ddl sembra annacquarsi, quasi a volere essere un contentino politico ai fautori dell'autonomia, quella che, per gli avversatori del progetto, isola più che rendere omogeneo.

Non sappiamo quale sarà l'esito dell'iniziativa leghista, che ha già incontrato il no secco degli alleati di Noi Moderati e probabilmente non è che negli altri partiti della coalizione si plauda alla proposta.
E non sappiamo nemmeno quali siano gli ostacoli concreti da superare, posto che, dalla fine della leva come obbligo, anche il demanio militare è cambiato. Parliamo, soprattutto, di caserme immediatamente utilizzabili per ospitare migliaia di ragazzi, in più rispetto all'organico attuale. Quindi anche un impegno economico ulteriore che andrebbe a gravare sul bilancio di un ministero, quello della Difesa, che si considera fortemente penalizzato in termini di stanziamenti e che, laddove arrivassero, li vorrebbe impiegati per rinnovare l'arsenale oggettivamente obsoleto e non per ''svezzare'' dei ragazzi.

Ma non è detto che una impresa, appunto perché è questo cercare di aiutare i ragazzi a uscire dalle difficoltà esistenziali di oggi, non debba essere tentata se vi si intravedono difficoltà. Forse non se ne farà nulla, anche perché la maggioranza delle grandi nazioni europee ha cancellato da anni la leva obbligatoria per abbracciare l'esercito composto da professionisti, quindi, elementi specializzati.
Però credere che stare a contatto con chi, delle armi e della difesa del Paese ha fatto un impegno quotidiano, potrebbe essere un esempio per i nostri ragazzi. Perché non tentare?
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