Migranti: Darmanin farnetica attaccando Meloni, è crisi diplomatica tra Italia e Francia

- di: Redazione
 
È crisi diplomatica - anche se in queste ultime ore Parigi cerca di mettere una pezza all'imbarazzo che le dichiarazioni del suo ministro dell'Interno hanno scatenato - tra Italia e Francia e questa volta la colpa è tutta di chi, da oltralpe, ancora non ha capito che gli anni della Grandeur sono un mesto ricordo e che niente le abilita a dare lezioni a chicchessia.
A scatenare tutto - con la forte risposta del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha immediatamente cancellato la programmata visita a Parigi per incontrare il suo collega francese - sono state le improvvide dichiarazioni di Gèrald Darmanin che, incalzato in una intervista radiofonica sulle accuse di lassismo in materia di immigrazione venute dal presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella (erede della tradizione lepenista), non ha trovato modo migliore di uscire dall'angolo che prendersela con il governo italiano.

Migranti: Darmanin farnetica attaccando Meloni, è crisi diplomatica tra Italia e Francia

L'inquilino di Place Beauvau, sede del ministero dell'Interno francese, ha detto, che ''c'è un afflusso di migranti e soprattutto di minori nel sud della Francia. La verità è che in Tunisia c’è una situazione politica (delicata, ndr), che significa che molti bambini in particolare salgono attraverso l’Italia e che l’Italia non è in grado di gestire questa pressione migratoria''. ''Meloni - ha aggiunto - è come Le Pen, viene eletta su promesse come “vedrai cosa faremo” e poi quello che vediamo è che l’immigrazione non si ferma''.

Un attacco al governo italiano che, se non fosse stato fatto nel corso di una intervista radiofonica, durante la quale Darmanin è stato messo in difficoltà dal giornalista, potrebbe apparire a freddo, quasi proditorio, perché si basa su una narrazione di comodo, quella che la colpa è sempre e comunque del Paese di primo arrivo dei migranti (l'Italia, come la Grecia e la Spagna) e non certo della crisi globale, che spinge decine di migliaia di persone a cercare di arrivare laddove spera di vivere meglio.
Darmanin, calatosi troppo nelle vesti dell'ispettore Javert, ha fatto delle dichiarazioni imbarazzanti perché ha confuso, non si sa quanto volontariamente, la causa (l'immigrazione) con l'effetto (i migranti), rivolvendo la questione prendendosela con l'Italia colpevole di non sapere gestire l'emergenza.

Una tesi che cozza non tanto con il principio di solidarietà che, insieme all'obbligo di soccorso e accoglienza, è alla base delle politiche italiane, quanto con una evidenza che è per lui imbarazzante. La Francia si dice preoccupata per l'arrivo soprattutto di minori non accompagnati (e questo possiamo anche concederlo), ma non dà soluzioni o ricette, limitandosi, come fa Darmanin, ad abbaiare alla luna e accusando chi, invece, del problema si fa carico quotidianamente, anche quando, come in queste settimane, sta assumendo proporzioni da esodo biblico, con il peggio che potrebbe ancora arrivare. Centinaia di migliaia di sudanesi cercano, infatti, di fuggire dal loro Paese in guerra, cosa che obbligherebbe le Nazioni di primo arrivo a concedere loro lo status di rifugiati (con quel che ne consegue). Eppure Darmanin, che in cuor suo si sente veramente l'erede di Taillerand, pur di dare fiato alla bocca, parla e straparla, non avvedendosi delle cose che dice e che dovrebbero tenere conto di un paio di considerazioni.
La prima, la più scontata, è il rispetto che deve portare a un governo eletto democraticamente, anche se non lo apprezza o stima (la politica internazionale è anche questo).
La seconda, più importante, è che è esponente di un governo (formalmente) amico dell'Italia e, quindi, prima di esprimere un giudizio, dovrebbe essere sicuro di interpretare la linea del suo esecutivo.
Ma questo non sembra scalfire l'aura di saputello che si è disegnato addosso, senza che nessuno glielo riconosca. A conferma di ciò anche il fatto che, nel corso della stessa intervista, Durmanin ha lodato il sistema adottato dall'Australia dove, ha detto, le persone vengono fermate e identificate. Che è poi la cosa che viene fatta anche in Italia.

Con un piccolo particolare: in Australia il fenomeno è numericamente molto meno importante (poche migliaia di soggetti) e, peraltro, le autorità locali hanno anche la possibilità di tenere i migranti in centri di permanenza temporanei, come in Italia, ma in luoghi da cui è impossibile allontanarsi. Come le isole di Papua Nuova Guinea e Nauru, che le ong australiane definiscono come veri e propri campi di concentramento.
Mentre ancora Darmanin si beava delle sue stesse parole, è giunta la durissima risposta - di forma e di sostanza - di Antonio Tajani. Il nostro ministro degli Esteri ha parlato di ''inaccettabili offese al governo ed all'Italia'', aggiungendo che ''non è questo lo spirito con il quale si dovrebbero affrontare sfide europee comuni''. Poi l'annuncio della cancellazione della visita a Parigi, cui ha fatto seguito una nota del ministero degli Esteri francese che auspica una ancora fattiva collaborazione con l'Italia. Ma ormai il danno è fatto e ci vorrà ben altro per comporre la crisi.
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