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Società quotate: le misure anti-Covid ledono i diritti dei piccoli azionisti

 
Il Covid-19 sta impattando in modo drammatico sulle economie di tutto il mondo, e quindi anche su quella italiana. Ci sono aspetti di tutta evidenza della crisi determinata dalla pandemia, ma ce ne sono altri che sfuggono all'attenzione generale perché, almeno apparentemente, accadono o dovrebbero accadere nel chiuso di consigli d'amministrazione o assemblee di azionisti.
In quest'ultimo caso, i rappresentanti degli azionisti si vedono privati del diritto/dovere di rappresentare le proprie istanze e manifestare eventuali dubbi o perplessità, per come esplicitamente consentito loro. Ma le procedure tradizionali sono state modificate per aderire alle indicazioni che sono state date per rendere difficile il contagio o, meglio, creare le condizioni a che esso non si manifesti.
Ma questo comporta anche la compressione degli spazi di libertà d'espressione degli azionisti e di chi li rappresenta, con un evidente vulnus alla normale dinamica dei rapporti in seno ad un'assemblea. Questo disorientamento è evidenziato da una lettera firmata (ma il cui autore, per evidenti motivi di riservatezza, che riguardano la sua persona e quelle di chi potrebbe egli rappresentare, ha chiesto di restare anonimo) che è giunta in redazione e che, di seguito pubblichiamo, nella speranza di aprire una finestra su questa violazione delle regole della libera rappresentanza.


Gentile direttore,

la procedura anti-Covid 19 viene utilizzata dai “governatori” delle grandi imprese quotate per gestire
”pro domo sua” le modalità della partecipazione dei soci al dibattito assembleare, propedeutico alla votazione sui bilanci etc.
Il confronto tra i soci sulle loro diverse valutazioni sui punti in discussione è neutralizzato dalla applicazione di una procedura anti-Covid 19 che svuota nella sostanza il processo di libera formazione del voto.

Senza il confronto dialettico “on line” tra i soci, tutto gioca a favore di chi esercita le prerogative della maggioranza, consolidando il controllo dell’assemblea.

Così facendo si dà un contributo significativo perché il mercato azionario italiano sia più “provinciale e periferico” rispetto alle borse internazionali. Ed è cosi che le minoranze societarie si sentono emarginate e quindi marginali ed inutili, perché tagliate fuori da un costruttivo dialogo con la maggioranza.

Un socio “minus quam”.
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