Vento progressista sulla Cei: Papa Francesco nomina il cardinale Zuppi nuovo presidente

- di: Barbara Leone
 
E’ uno dei nomi più ricorrenti quando si parla del futuro papato. Più tardi possibile, si spera. Per ora il cardinal Matteo Maria Zuppi dovrà “accontentarsi” della nomina di presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), l’organo che riunisce i vescovi italiani e che di fatto gestisce gli affari della Chiesa cattolica italiana. La nomina è giunta poco dopo il termine della prima sessione di lavori della 76esima Assemblea generale della Cei, che si è svolta all’Hilton Rome Airport di Fiumicino. A dare lettura della scelta del Papa è stato il presidente uscente cardinal Gualtiero Bassetti, 80 anni, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Tre i nomi che erano in ballo: il cardinal Zuppi, il cardinale Lojudice (arcivescovo di Siena) e monsignor Raspanti (vescovo di Acireale e attuale vicepresidente della Cei). Da sempre vicinissimo alla Comunità di Sant’Egidio, una delle più popolari associazioni cattoliche italiane che si occupa soprattutto di lotta alla povertà e all’emarginazione, il neopresidente della Cei proviene dagli ambienti più progressisti della Chiesa italiana. E dunque la sua nomina appare come una scelta ben ponderata e perfettamente in linea con la sensibilità pastorale di Papa Francesco. 

Romano, classe 1955 e quinto di sei figli, il cardinal Zuppi proviene da una famiglia che aveva già avuto un cardinale: Carlo Confalonieri, arcivescovo dell’Aquila nel secondo dopoguerra e poi influentissimo funzionario in Vaticano. A soli ventidue anni, dopo la laurea in Lettere e Filosofia alla Sapienza con una tesi in Storia del cristianesimo, entra nel seminario della diocesi suburbicaria di Palestrina e inizia a seguire i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia Università Lateranense, dove consegue il baccellierato in Teologia. Ordinato presbitero per il clero di Palestrina nel 1981, viene subito nominato vicario di Monsignor Vincenzo Paglia, parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, a cui succede nel 2000 per dieci anni. Parallelamente è anche rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara nonché membro del consiglio presbiterale diocesano, prefetto della terza prefettura di Roma ed assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio, per conto della quale è stato mediatore in Mozambico nel processo di pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile. La sua ascesa nelle alte gerarchie ecclesiastiche inizia nel 2012, quando Benedetto XVI lo nomina vescovo titolare di Villanova e Ausiliare di Roma, per il settore centro. Gaudium Domini fortitudo vestra è il suo motto cardinalizio: la gioia del Signore è la vostra forza. Tre anni dopo Papa Francesco lo nomina vescovo di Bologna. 

In tutto questo intenso percorso, però, il cardinal Zuppi, prete di strada, la Comunità di Sant’Egidio (peraltro fondata dal suo amico d’infanzia Andrea Ricciardi) non l’ha abbandonata mai. Ha sempre mantenuto un’attenzione verso le persone ai margini della società. Gli ultimi, gli invisibili: poveri, migranti, tossicodipendenti. Negli ultimi anni si è fatto notare per diverse dichiarazioni a favore dell’integrazione dei richiedenti asilo e per un atteggiamento più accogliente nei confronti dei gay all’interno della Chiesa. “Quando nelle nostre comunità cominceremo davvero a guardare le persone come le guarda Dio, allora anche le persone omosessuali, e tutti gli altri, cominceranno a sentirsi, naturalmente, parte della comunità”, aveva scritto qualche anno fa. Alla luce di ciò, la sua nomina a presidente della Cei da parte di Papa Francesco ha il retrogusto della rottura col passato. Dal momento che, prima del cardinal Bassetti, che rappresentava una sorta di compromesso, a capo della Cei c’erano stati Camillo Ruini e Angelo Bagnasco, decisamente conservatori. Del resto era nell’aria, visto che in una recente intervista il Papa aveva dichiarato di volere come nuovo presidente della Cei “uno che voglia fare un bel cambiamento”. Non arrivano a caso, dunque, le prime parole pronunciate dal neopresidente Zuppi nel corso della breve conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio: “La missione - ha detto - è quella di sempre: la Chiesa che parla a tutti e parla con tutti. La Chiesa che sta per strada e che cammina, la Chiesa che parla un’unica lingua, quella dell’amore, nella babele di questo mondo”. Insomma, soffia forte un vento progressista anche sulla Cei. Anche se è un vento d’amore.
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Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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