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Pil italiano in calo: -0,1% nel secondo trimestre, crescita annua allo 0,4%

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Pil italiano in calo: -0,1% nel secondo trimestre, crescita annua allo 0,4%

La crescita dell’economia italiana frena nel secondo trimestre del 2025. Secondo la stima preliminare diffusa oggi dall’Istat, il Prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, registra una diminuzione dello 0,1% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Su base annua, il Pil segna invece un incremento dello 0,4%, in rallentamento rispetto al +0,7% registrato nel primo trimestre.

Pil italiano in calo: -0,1% nel secondo trimestre, crescita annua allo 0,4%

Un dato che conferma le difficoltà dell’economia italiana in un contesto internazionale ancora segnato da tensioni geopolitiche, incertezza sui mercati energetici e una domanda interna che fatica a riprendersi dopo gli shock degli ultimi anni.

I numeri dell’Istat
Nel dettaglio, l’Istat sottolinea come la variazione congiunturale negativa rappresenti una battuta d’arresto rispetto al +0,3% dei primi tre mesi del 2025. Sul fronte tendenziale, la crescita allo 0,4% appare modesta e ben al di sotto del ritmo medio auspicato dal governo per centrare gli obiettivi di finanza pubblica.

Gli analisti evidenziano come il rallentamento riguardi sia il settore manifatturiero, colpito da un calo della domanda estera, sia i servizi, condizionati da consumi delle famiglie ancora deboli. L’unico comparto che mostra segnali positivi è quello delle costruzioni, sostenuto dagli investimenti pubblici e dal residuo degli incentivi edilizi.

I fattori interni ed esterni
Secondo gli economisti, il rallentamento riflette una combinazione di fattori interni ed esterni. Da un lato, il perdurare della guerra in Ucraina e l’instabilità in Medio Oriente continuano a influenzare i prezzi dell’energia e le catene di approvvigionamento. Dall’altro, il livello dei consumi interni rimane debole: l’inflazione, seppur in calo, ha eroso negli ultimi due anni il potere d’acquisto delle famiglie, mentre il mercato del lavoro cresce ma con contratti precari e salari stagnanti.

Sul fronte estero, l’Italia paga la flessione della domanda proveniente dalla Germania e da altri partner europei, anch’essi in fase di rallentamento. A pesare anche il calo delle esportazioni verso la Cina, dove l’economia non è tornata ai livelli di espansione pre-pandemia.

Reazioni politiche e istituzionali
Il governo segue con attenzione l’evoluzione dei dati. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un incontro riservato con i ministri economici, avrebbe ribadito la necessità di accelerare sulla realizzazione dei progetti legati al Pnrr, considerati un volano per rilanciare crescita e investimenti.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato con prudenza i dati Istat, sottolineando che “il rallentamento era atteso, ma i fondamentali restano solidi e le misure messe in campo dal governo produrranno effetti positivi nei prossimi mesi”.

Dalle opposizioni arrivano critiche serrate: il Partito democratico parla di “crescita ferma e rischio stagnazione”, mentre il Movimento 5 Stelle denuncia “un governo incapace di sostenere i redditi delle famiglie e gli investimenti produttivi”.

Le previsioni per il 2025
Il rallentamento rischia di incidere sulle stime di crescita per l’intero 2025. Attualmente, il Documento di economia e finanza del governo indica un Pil a +0,9% per l’anno in corso. Dopo i dati del secondo trimestre, gli analisti ritengono difficile raggiungere questo obiettivo senza una forte accelerazione nella seconda metà dell’anno.

Secondo le previsioni di alcune istituzioni internazionali, l’Italia potrebbe chiudere il 2025 con una crescita attorno allo 0,6-0,7%, inferiore alla media dell’Eurozona.

Il quadro europeo
La frenata italiana si inserisce in un contesto europeo complesso: anche Germania e Francia hanno registrato segnali di rallentamento, mentre la Banca centrale europea, pur avendo avviato un percorso di riduzione dei tassi, mantiene una linea prudente per evitare nuove fiammate inflazionistiche.

Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha ricordato che “la crescita in Europa resta debole e frammentata” e che sarà decisivo l’uso mirato dei fondi comuni per sostenere innovazione, transizione energetica e difesa comune.

Attesa per i prossimi dati
L’Istat pubblicherà la stima definitiva del secondo trimestre a fine settembre, con maggiori dettagli sulla composizione della crescita e sull’andamento dei settori. Intanto, il dato preliminare conferma che l’economia italiana si trova in una fase delicata, sospesa tra la possibilità di una ripresa moderata e il rischio concreto di stagnazione.

Il prossimo autunno sarà quindi decisivo per capire se il Paese potrà rialzare il passo o se dovrà affrontare un altro anno di crescita al rallentatore.

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