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Stati Uniti, l’arbitrio al potere: visti bloccati, social schedati, università punite

- di: Bruno Legni
 
Stati Uniti, l’arbitrio al potere: visti bloccati, social schedati, università punite
Trump sospende i colloqui per gli studenti stranieri e minaccia le università. Rubio (foto) firma la direttiva: “Stop immediato”. Nel mirino anche i profili online. Garber (Harvard): “Non punite la ricerca, punite il Paese”.
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Le prove tecniche di Stato autoritario sono iniziate. Negli Stati Uniti di Donald Trump non governa più la legge, ma l’arbitrio. Il caso dei visti per studenti stranieri lo dimostra con violenza: l’amministrazione ha ordinato ai consolati americani nel mondo di bloccare immediatamente ogni nuovo appuntamento per chi vuole iscriversi alle università americane. E non è che l’inizio.
Il documento che sancisce la stretta, un cablogramma firmato dal segretario di Stato Marco Rubio e rivelato da Politico, parla chiaro: niente più colloqui, in attesa di una “espansione delle verifiche sui social media”. Le autorità consolari dovranno passare al setaccio anche Facebook e Instagram, analizzando le attività digitali dei richiedenti. Una sorveglianza ideologica in piena regola, che affonda direttamente nel diritto alla privacy e nei principi dell’istruzione libera.

Il sospetto come dottrina di governo
Non è la prima volta che Trump prende di mira gli studenti stranieri: già erano stati introdotti controlli supplementari per chi aveva partecipato a proteste pro-Gaza. Ma oggi il salto è qualitativo: si passa da controlli ex post a una discriminazione preventiva, sistemica, basata sull’uso dei social. Chi condivide post sbagliati o frequenta ambienti “non graditi” rischia di restare fuori dal sistema universitario americano, con danni incalcolabili per migliaia di giovani e per le stesse università che su quegli studenti costruiscono ricerca, reputazione e bilancio.
Secondo Politico, i tempi per ottenere un visto potrebbero allungarsi drasticamente, paralizzando l’arrivo di nuovi studenti. Un disastro annunciato per gli atenei, che ogni anno accolgono circa un milione di studenti internazionali, contribuendo in modo decisivo al finanziamento dei propri programmi.

Harvard nel mirino, la vendetta è servita
Questa nuova offensiva arriva mentre l’amministrazione ha già rotto ogni legame con Harvard, l’università simbolo dell’élite liberal americana. “Tagliare i fondi fa male a Harvard, ma fa male anche all’intera nazione”, ha dichiarato il presidente dell’ateneo Alan Garber alla National Public Radio. Non si tratta di donazioni: sono fondi pubblici per progetti considerati prioritari dal governo stesso”.
Il commento segue l’ordine di Trump di rescindere tutti i contratti federali con Harvard e di tagliare 100 milioni di dollari in finanziamenti pubblici, in rappresaglia per la gestione interna delle proteste pro-Gaza e il rifiuto di piegarsi alle pressioni governative. Una vera e propria epurazione politica, con obiettivi chiarissimi: intimorire, isolare, spezzare la resistenza culturale delle istituzioni accademiche.

L’università come campo di battaglia
La repressione contro gli studenti e le università non è più un’eccezione, ma una strategia. Harvard è solo la più visibile. Il messaggio è rivolto a tutti: chi non si adegua, chi non si sottomette, sarà punito. “Serve fermezza nella difesa della nostra missione”, ha detto Garber, lanciando un appello a tutte le università americane.
Il rischio è che sia troppo tardi. Con la scusa della sicurezza e della trasparenza, si istituzionalizza la delazione digitale. Con l’alibi della neutralità, si eliminano fondi a chi dissente. E con il potere esecutivo in mano a chi non conosce freni, anche un visto può trasformarsi in un’arma politica.

Una democrazia che espelle la conoscenza
A chi gioverà questa stretta? Non certo agli Stati Uniti. Privarsi della spinta innovativa e culturale degli studenti stranieri è un suicidio lento ma inesorabile. Eppure, nel clima dell’America trumpiana, tutto ciò che è aperto, critico, internazionale è sospetto. Studiare diventa una colpa, insegnare un rischio, pensare una provocazione.
Questa non è più solo una deriva. È l’inizio di una nuova dottrina: lo Stato contro l’università, la propaganda contro la scienza, l’arbitrio contro la legge. E chi tace, oggi, ne sarà complice domani.

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