Meloni diserta Cernobbio (e il confronto con il mondo delle banche e della finanza)

- di: Diego Minuti
 
Potrebbe non significare nulla; potrebbe essere un normale accavallarsi di appuntamenti in un'agenda che è tradizionalmente fitta, ma l'annuncio che il presidente del Consiglio non parteciperà al Forum di Cernobbio sembra confermare che Giorgia Meloni si trova davanti alle prime vere difficoltà del suo mandato. Non che non ci siano state, in questi quasi dodici mesi di governo, delle crisi più o meno grandi, ma decidere di evitare l'appuntamento di Cernobbio, e quindi il confronto con il gotha della finanza e del sistema bancario, in un momento come quello attuale lascia aperte più interpretazioni non necessariamente negative per il premier, che sabato era atteso all'evento che ha come location tradizionale il lago di Como. La mancata presenza è stata spiegata con il classico argomento della concomitanza con ''altri impegni'', anche se non ne viene spiegato il profilo. Cosa che lascia aleggiare il dubbio che, piuttosto che impegni (che non è che sempre siano legati a emergenze e arrivino quindi inattesi e talmente importanti da imporre la cancellazione di un appuntamento come quello di Cernobbio), il ''sorry'' sia legato ad una scelta precisa, magari - ma è un nostro pensiero - per evitare di essere costretta a parlare delle misure adottate e che il governo intende adottare e che qualche malumore (forse anche di più) hanno provocato. Come il decreto che applica una tassazione sugli extraprofitti delle banche.

Una decisione - Giorgia Meloni l'ha rivendicata come esclusivamente sua - che i banchieri hanno preso molto male, sostenendo che sia arrivata senza nemmeno un confronto o senza che quella che era un'idea circolata, ma poi scartata, venisse riproposta senza che loro ne avessero segnali. Una rivendicazione che il presidente del consiglio ha ripetuto anche nelle ultime ore, come ha fatto nell'intervista (a Maria Letella) rilasciata al Sole24 Ore, in cui ha voluto rimarcare di essersi ''assunta la responsabilità politica della decisione'', spiegando il fatto di non avere coinvolto gli alleati ''perché quando si interviene su queste materie bisogna farlo e basta''. Una spiegazione che forse fa a pugni con la collegialità che sta alla base del buon funzionamento del governo, di tutti i governi. Che il mondo della finanza se la sia legata al dito appare abbastanza chiaro, anche se qualche correttivo è stato apportato e, dentro la coalizione di governo, si è palesata una qual certa resistenza (come quella di cui s'è fatto portavoce Antonio Tajani, vicepremier e soprattutto segretario di Forza Italia) a che il decreto fosse quasi punitivo nei confronti delle  banche. Ma queste tensioni in seno  al governo già si manifestavano (anche se non erano deflagrate) un mese fa, quando il premier aveva confermato la sua presenza al Forum. Quindi, resta tutto da capire cosa sia accaduto negli ultimi giorni e che ha spinto Giorgia Meloni ha declinare l'invito. 

Però la sua decisione, che non è certo una novità (lo scorso anno mancò l'appuntamento anche Mario Draghi, che però stava per passare la mano a Palazzo Chigi), qualche retropensiero lo sta provocando soprattutto tra chi mette in relazione le recenti mosse del governo con vecchi modelli, cari dalla destra, in cui il mondo delle banche (e quello della grande finanza) viene considerato non un interlocutore, ma come parte di sistema quasi parallelo - se non addirittura avversario - della politica. Certo è, comunque, che quell'afflato positivo che ha circondato l'arrivo di Giorgia Meloni sulla poltrona più alta del Paese sembra essersi un po' appassito. Una cosa cui la politica ci ha abituato, tra amori e disamori repentini, ma che forse il presidente del Consiglio considera come un problema serio e che, in ogni caso, non può avere un evento, importante quale è il Forum di Cernobio, come innesco per ulteriori politiche, sia pure attenuate dalla formula della semplice comunicazione verbale, quale doveva essere l'intervento del premier. La scelta di non andare a Cernobbio, per rispettabile che sia, espone però Giorgia Meloni ad un rischio: quello di essere oggetto di critiche, con sempre al centro il decreto sugli extraprofitti, senza potere replicare, senza potere spiegare. Un rischio evidentemente calcolato, forse nella consapevolezza che qualsiasi spiegazione non muterà il giudizio (negativo) di qualcuno. A cominciare da chi, dall'estero, spara quasi quotidianamente sulle scelte del governo in materia economica. 
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