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Bce, avanzo delle partite correnti a 23 miliardi: l’Eurozona rallenta ma resta in attivo

- di: Alberto Venturi
 
Bce, avanzo delle partite correnti a 23 miliardi: l’Eurozona rallenta ma resta in attivo

L’Eurozona chiude settembre con un avanzo delle partite correnti pari a 23 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto ad agosto, ma dentro una tendenza di fondo meno brillante rispetto agli anni precedenti. Nel dettaglio, l’area registra un saldo positivo consistente nei beni (30 miliardi) e nei servizi (12 miliardi), mentre prosegue il peso dei redditi secondari – in deficit per 17 miliardi – e dei redditi primari, in disavanzo per 3 miliardi.

Bce, avanzo delle partite correnti a 23 miliardi: l’Eurozona rallenta ma resta in attivo

L’ultimo bollettino della Bce segnala dunque un quadro composito: la bilancia commerciale continua a garantire un contributo essenziale, mentre redditi e trasferimenti internazionali agiscono come freno, confermando la difficoltà dell’Eurozona a trasformare la ripresa del commercio globale in avanzi più strutturali.

La frenata nell’analisi dei dodici mesi
Il rallentamento emerge con maggiore evidenza nella visione annualizzata. Nei dodici mesi conclusi a settembre 2025 l’avanzo complessivo si ferma a 306 miliardi di euro, pari al 2% del Pil dell’area, contro i 414 miliardi (2,7% del Pil) registrati nello stesso periodo del 2024. Un differenziale significativo che riflette dinamiche macro più profonde.

La Bce attribuisce la contrazione principalmente al deterioramento dei redditi primari, passati da un avanzo di 51 miliardi a un disavanzo di 21 miliardi. Contribuisce anche l’ampliamento dei redditi secondari, che passano da -164 a -189 miliardi, in un contesto di maggiori trasferimenti verso l’estero. Si muovono invece in senso opposto i beni, che aumentano leggermente il loro contributo positivo da 360 a 362 miliardi, mentre i servizi subiscono una limatura da 168 a 155 miliardi.

Dinamiche congiunturali e fattori strutturali
La fotografia complessiva mostra un’Eurozona che, pur restando in attivo, sembra confrontarsi con una serie di limiti strutturali: margini di crescita compressi, domanda interna debole, condizioni finanziarie restrittive e un contesto geopolitico che continua a ridefinire flussi commerciali e catene di approvvigionamento.

La flessione dei redditi primari, osserva l’istituto di Francoforte, riflette l’andamento meno favorevole dei rendimenti sugli investimenti all’estero e una maggiore remunerazione del capitale straniero operante nei Paesi euro. È un segmento particolarmente sensibile ai cicli dei mercati finanziari e al diverso ritmo con cui le economie globali stanno uscendo dalla stagione dei tassi alti.

Il nodo della competitività
Sul versante dei beni, la tenuta dell’avanzo indica che l’industria europea riesce ancora a preservare una quota rilevante del proprio posizionamento internazionale. Tuttavia, le componenti dei servizi – storicamente uno dei motori della nuova competitività europea – segnalano una moderazione della crescita, complice il rallentamento della logistica, della consulenza e dei servizi digitali.

Alcuni economisti osservano che i dati Bce si intrecciano con la discussione – sempre più centrale – sulla capacità dell’area euro di sostenere investimenti innovativi nel medio periodo. L’Eurozona resta infatti un grande esportatore manifatturiero, ma mostra ritardi nell’economia della conoscenza, settore che produce i surplus più robusti e anticiclici.

Una prospettiva per i prossimi mesi
La Bce, pur non nascondendo i segnali di raffreddamento, sottolinea che la performance delle partite correnti rimane coerente con un’economia che sta riassorbendo alcuni shock recenti – dai prezzi energetici alla volatilità dei trasporti – e che beneficia di un leggero miglioramento degli scambi internazionali.

Resta tuttavia il tema del saldo strutturale: un avanzo in calo, in un contesto in cui le politiche fiscali nazionali sono chiamate a scelte selettive e la politica monetaria resta in fase di transizione, rappresenta un segnale da monitorare per la sua capacità di riflettere debolezze di fondo in termini di crescita potenziale.

Il ruolo della politica economica
In questo scenario, la Bce invita a guardare al saldo delle partite correnti non come un semplice aggregato tecnico, ma come un indicatore cruciale della competitività e della sostenibilità esterna dell’area euro. Un avanzo moderato è coerente con un sistema economico bilanciato; un avanzo che si assottiglia può invece segnalare la difficoltà nel trasformare l’eccedenza commerciale in un motore stabile di crescita.

Le prossime rilevazioni, attese tra dicembre e gennaio, offriranno un’indicazione più precisa sul fatto che la frenata osservata nel 2025 sia una ciclica normalizzazione o l’inizio di una nuova traiettoria strutturale.

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