Borse: in Asia si tira il fiato, ma l'attenzione è tutta sulle mosse della Fed

- di: Redazione
 
I mercati asiatici, seguendo il rialzo della seduta di ieri a Wall Street, hanno avuto degli andamenti non omogeni, con quelli più importanti in piccola crescita. Ma tutti gli investitori guardano al tradizionale appuntamento economico annuale di Jackson Hole, in cui il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, annuncerà le prossime mosse della Fed nella guerra contro l'inflazione che ancora corre.

Respirano le borse asiatiche in attesa delle scelte della Fed

In particolare, da Powell si attendono chiarimenti sull'eventualità di proseguire nella strategia di aumentare i tassi di interessi per raffreddare l'inflazione e, quindi, capire quando e di quanto potrebbero essere nuovamente alzati. Le borse di Tokyo, Hong Kong e Seul hanno chiuso le sedute odierne in terreno positivo, mentre l'andamento delle contrattazioni di Shanghai è stato poco mosso.

L'attesa per l'intervento di Powell è molto alta, alimentata dal timore che, proseguendo la Fed nella politica dei rialzi (sono già quattro quest'anno), in sintonia delle decisioni delle banche centrali in Europa e in Asia, l'economia globale ne risenta pesantemente. Ma c'è anche chi si aspetta che la Fed inverta la rotta e inizi a tagliare i tassi nel 2023.

Tornando ai mercati asiatici, lo Shanghai Composite Index ha perso meno dello 0,1% a 3.244,98, mentre il Nikkei 225 di Tokyo è salito dello 0,6% a 28.643,15. L'Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato lo 0,5% a 20.065,69. Il Kospi di Seul ha guadagnato lo 0,1% a 2.480,46 e l'S &P-ASX 200 di Sydney è salito dell'1% a 7.118,20.

L'indiano Sensex ha aperto dello 0,4% a 59.031,50. Nuova Zelanda, Bangkok e Giacarta sono diminuite, mentre la borsa di Singapore ha chiuso in aumento. A Wall Street, l'S &P è salito dell'1,4% a 4.199,12 per il suo più grande aumento giornaliero in quasi due settimane. Il Dow Jones Industrial Average è aumentato dell'1% a 33.291,78. Il Nasdaq è salito dell'1,7% a 12.639,27.
Ieri l'Amministrazione americana ha fatto sapere che l'economia statunitense non si è contratta tanto quanto si pensava durante la primavera. Si è ridotta dello 0,6% su base annua, ha affermato il governo, meno della precedente stima dello 0,9%.

Nei mercati energetici, il greggio statunitense di riferimento ha guadagnato 80 centesimi a 93,32 dollari al barile nel commercio elettronico sul New York Mercantile Exchange. Il contratto è sceso di 2,37 dollari giovedì a 92,52. Il Brent, la base dei prezzi per il commercio internazionale, a Londra è avanzato di 78 cent a 99,24 dollari al barile.
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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