A Bruxelles la “caccia selvaggia” non piace: Italia a rischio infrazione Ue

- di: Barbara Leone
 
E’ stata ribattezzata “caccia selvaggia” la nuova normativa approvata dal governo che consente alle doppiette di sparare tutto l’anno ed anche all’interno di aree protette e urbane. Una normativa che, diciamoci la verità, piace veramente a pochi. Praticamente solo ai cacciatori, e poco più. Ora ci si mette per traverso pure la Ue, che attraverso la Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente, ha inviato al governo italiano una lettera dai toni perentori per chiedere spiegazioni sull’emendamento che rende possibile ai cacciatori abbattere la fauna selvatica anche nelle zone protette e nei periodi in cui la caccia è vietata. Tradotto: l’Italia rischia una procedura d’infrazione. La Commissione ha difatti richiamato innanzitutto l’attenzione sulla necessità che le autorità italiane rispettino gli obblighi di tutela derivanti dalle direttive Habitat e Uccelli, formulando inoltre domande specifiche alle quali il governo dovrà dare risposte entro un mese.

A Bruxelles la “caccia selvaggia” non piace: Italia a rischio infrazione Ue

“La lettera della Commissione è una conferma di quanto abbiamo denunciato - sottolineano in una nota congiunta le associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu E Wwf Italia -. Questa norma si pone in aperto contrasto sia con le direttive europee, sia con la Costituzione italiana e rende concreto il rischio di attivazione di una procedura di infrazione che peserà sulle tasche di tutti gli italiani. La portata di questa lettera va oltre l’ormai famoso emendamento ‘caccia selvaggia’ e coinvolge l’intero approccio filo venatorio del Governo e di molte Regioni che porta ogni anno all’approvazione di calendari venatori che dopo essere impugnati dalle associazioni ambientaliste vengono puntualmente dichiarati illegittimi dai giudici amministrativi per violazione dei principi di tutela ambientale. È giunto il momento che la politica cambi radicalmente rotta, si occupi della tutela costituzionale dei beni comuni e non continui a farsi dettare l’agenda dai cacciatori e degli armieri”.

Come detto, tra le norme evidenziate dalla Commissione c’è in particolare l’articolo 12 della direttiva Habitat e l’articolo 5 della Direttiva Uccelli, che prescrivono agli Stati membri l’obbligo di adottare misure che non solo vietino di uccidere o catturare le specie protette, ma anche di arrecar loro disturbo. Un divieto che vale specialmente per quanto riguarda i periodi di riproduzione, di dipendenza, di ibernazione e di migrazione. Lasciare aperta la caccia praticamente tutto l’anno e per di più nelle aree protette vuol dire, per la Ue, ridurre notevolmente i livelli di protezione degli habitat e delle specie così come sono delineati dalle Direttive e dai Trattati europei. Fondamentale, inoltre, il richiamo all’articolo 7 della direttiva Uccelli, quello secondo cui la caccia può essere esercitata ma solo ed esclusivamente nel rispetto dei princìpi della saggia utilizzazione e della regolazione ecologicamente equilibrata delle specie animali oggetto di prelievo. E che di fatto vieta espressamente di sparare durante il periodo di nidificazione, riproduzione e dipendenza e ritorno al luogo di nidificazione per le specie migratrici.

Cosa che al momento le regioni, viste le nuove regole, non stanno affatto facendo. Da ciò deriva il primo importante monito europeo. Per una volta ringraziamo dunque la Ue, e speriamo possa far ragionare chi ha messo nero su bianco questa scellerata normativa, che per quanto ci riguarda (e sicuramente la pensa così anche la maggior parte del Paese dotato di buon senso oltre che di sensibilità) equivale a legalizzare il far west delle doppiette con la scusa dell’invasione ora dei cinghiali, ora dei caprioli, ora dei lupi. Perché mai sia che si risolvano i problemi senza la violenza nei confronti degli animali. La verità è che con questa norma il governo si è, per l’ennesima volta al di là dei colori politici, appecoronato alla potentissima lobby dei cacciatori. Sarebbe bello, e sarebbe pure ora, che facesse un bel referendum per l’abolizione della caccia. Ne vedremmo sicuramente delle belle. O delle brutte, a seconda dei punti di vista.

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