Consumi e vendite, caro vita continua a pesare sulle famiglie: segno meno anche a settembre

- di: Barbara Leone
 
Si continua a spendere sempre di più per comprare di meno, ma le risorse delle famiglie si stanno esaurendo. L’aumento dei prezzi continua a incidere sulle vendite, la cui flessione non si arresta a settembre, che registra una riduzione rispetto al mese precedente sia in volume che in valore.  Il caro vita, dunque, continua a pesare su portafogli e buste della spesa delle famiglie e a produrre effetti negativi, in particolare, sulle imprese del piccolo dettaglio: da inizio anno, stimiamo, infatti, un crollo delle vendite in volume pari al 6,7%, un andamento negativo che se fosse confermato fino a fine anno comporterebbe una perdita di quasi 5 miliardi di vendite nei dodici mesi. In questo scenario sono molteplici le preoccupazioni. A cominciare da quelle di Confesercenti, che sottolinea come dalle rilevazioni si confermi la dinamica per cui nonostante la crescita rispetto allo scorso anno della spesa in valore, le quantità acquistate si riducono. E di fronte ad una inflazione ancora elevata, pari al 5,7%, si stanno restringendo sempre di più anche gli spazi di manovra delle famiglie. Che, durante questo lungo anno di caro vita, hanno utilizzato parte dei propri risparmi per mantenere i livelli precedenti di consumo. Ma che ora, proprio come il Governo in occasione della legge di bilancio, si trovano a dover far quadrare i conti tagliando là dove possibile. La flessione dei consumi reali, evidenzia Confesercenti, è particolarmente critica per le imprese operanti su piccole superfici, i cui volumi di vendita sono in campo negativo ininterrottamente da giugno 2022 – con una flessione in questi 9 mesi del 2023 pari al 6,7% rispetto al 3,9% del totale – e soprattutto se paragonata al calo dell’1,2% della grande distribuzione. Nel comparto alimentare, la caduta dei volumi di vendita dei piccoli esercizi raggiunge, addirittura, l’8% tra gennaio e settembre.

Consumi e vendite, caro vita continua a pesare sulle famiglie: segno meno anche a settembre

Dalle vendite di settembre - commenta Confesercenti - emerge un quadro che rappresenta perfettamente lo stato di difficoltà in cui vivono moltissime famiglie italiane. Uno scenario che desta allarme, con un Pil stagnante nel terzo trimestre dovuto soprattutto alla debolezza della domanda interna ed in cui il rallentamento dei consumi allontana sempre più le prospettive di ripresa dell’economia. Nella manovra di bilancio, che ha iniziato il suo inter in Parlamento, ci sono provvedimenti che vanno nella giusta direzione dando un po’ di respiro alle famiglie e dunque sostegno ai consumi, in particolare per quel che riguarda il taglio del cuneo contributivo e la riduzione delle prime aliquote di imposta. Ma - conclude Confesercenti - bisogna accompagnare queste misure ad un alleggerimento più sostanziale del peso del fisco, prestando attenzione anche al fiscal drag, che avviene quando l’aumento nominale dei redditi correlato all’inflazione porta automaticamente all’applicazione di aliquote più elevate e quindi all’incremento del prelievo fiscale. Un assaggio lo si sta avendo con il taglio del cuneo fiscale predisposto dal governo, che in parte sarà eroso proprio dal fisco. Bisogna dunque rivedere la struttura delle aliquote per annullarne gli effetti negativi”.

Sulla stessa linea Confcommercio, che evidenzia come dopo un agosto sostanzialmente da dimenticare a settembre l’andamento delle vendite al dettaglio non cambi marcia: dalle stime preliminari emerge un nuovo calo su base mensile (in valore -0,3%, in volume -0,6%), mentre su base annua c’è un aumento dell’1,3% in valore e una diminuzione in volume del 4,4%. Rispetto al mese precedente sono in diminuzione sia le vendite dei beni alimentari (-0,2% in valore e -0,6% in volume) che quelle dei beni non alimentari (rispettivamente -0,5% e -0,6%). A livello tendenziale i beni alimentari crescono invece del 5,5% in valore e diminuiscono del 3,1% in volume, mentre i non alimentari registrano una variazione negativa sia in valore (-1,8%) sia in volume (-5,2%). Nel trimestre luglio-settembre, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio risultano stazionarie in valore e diminuiscono in volume (-1%), con i beni alimentari che crescono in valore (+1,3%) e calano in volume (-1,3%) mentre i non alimentari diminuiscono sia in valore (-0,6%) che in volume (-1,4%). Per quanto riguarda in particolare questi ultimi, su base mensile aumentano fortemente i Prodotti di profumeria e cura della persona (+5,3%), mentre il calo più consistente riguarda Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-7,9%). Rispetto a settembre 2022, il valore delle vendite al dettaglio è in crescita per la grande distribuzione (+4%), le vendite al di fuori dei negozi (+1,6%), mentre sono in calo sia le vendite delle imprese operanti su piccole superfici (-1,2%) sia quelle del commercio elettronico (-2,6%).

Il dato di settembre peggiore delle attese, chiude un trimestre non facile per la domanda delle famiglie e rappresenta un campanello d’allarme per la possibilità di ripresa nei mesi finali del 2023 - commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio -. Allo stato attuale il ridimensionamento dei volumi acquistati è un fenomeno sostanzialmente diffuso sia a livello di prodotti, sia di format distributivi. Il rallentamento dell’inflazione, che rappresenta una delle vie per restituire certezze e fiducia alle famiglie, pur ben avviato, è ancora scarsamente percepito dai consumatori che continuano a mantenere un atteggiamento estremamente prudente negli acquisti. Particolarmente difficile è, in questo contesto, la situazione delle piccole imprese e di alcuni segmenti di consumo più tradizionali (abbigliamento, calzature e mobili) che scontano da mesi significative diminuzioni nei volumi di vendita. Non fosse per la sorprendente tenuta dell’occupazione nei mesi di agosto e settembre, le recenti revisioni al ribasso per la variazione del Pil in questo e nel prossimo anno sarebbero state ben più marcate, tenuto conto dei diffusi segni negativi nelle dinamiche di tutti gli altri indicatori congiunturali”.

Per Assoutenti, infine, i dati sulle vendite al dettaglio di settembre dimostrano ancora una volta come l’emergenza prezzi stia modificando profondamente le abitudini delle famiglie italiane, determinando non solo un drastico taglio della spesa, ma anche un cambiamento nei comportamenti dei cittadini. Il segnale più allarmante che arriva dal commercio è quello relativo agli alimentari, settore che su base mensile segna un calo sia in valore (-0,2%) che in volume (-0,6%), mentre su base annua le vendite scendono del -3,1% in volume, a fronte di una spesa per cibi e bevande che sale in valore del 5,5%. Questo significa che, al netto degli effetti dell’inflazione, le famiglie tagliano la spesa alimentare per complessivi 4,4 miliardi di euro annui, un dato estremamente preoccupante, stima Assoutenti. “Gli italiani da un lato tagliano la spesa, dall’altro cambiano le proprie abitudini, attuando strategie tese a massimizzare i risparmi – afferma il presidente Furio Truzzi –. Lo dimostrano gli stessi dati Istat che registrano una forte crescita per i discount alimentari, esercizi che vedono le vendite salire a settembre del +6,3%, e addirittura del +9,2% nei primi nove mesi del 2023”.

Tags: economia
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