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Scoperta a Tarquinia una tomba etrusca inviolata dell’VIII secolo A.C.

- di: Marta Giannoni
 
Scoperta a Tarquinia una tomba etrusca inviolata dell’VIII secolo A.C.
Scoperta a Tarquinia una tomba etrusca inviolata dell’VIII secolo
Colori arcaici, bronzi misteriosi e quasi tremila anni di silenzio: la necropoli dei Monterozzi regala un capolavoro ritrovato.

(La necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, patrimonio dell'umanità).

Un viaggio nel passato che ritorna a parlare

Nella necropoli dei Monterozzi, patrimonio UNESCO assieme alla Banditaccia di Cerveteri, si è chiusa da pochi giorni la prima campagna di scavi del Pact (Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia), coordinata da Vincenzo Bellelli e Daniele Rossetti e finanziata dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura. È emersa una tomba a camera etrusca inviolata, con ogni probabilità risalente alla fine dell’VIII secolo a.C.: un tesoro rimasto intatto per millenni.

Tracce d’affresco e pulsioni cromatiche dimenticate

Durante le prime operazioni di pulizia, le pareti hanno restituito tracce di pittura in rosso e giallo, interpretabili come una decorazione a fasce colorate, la più antica finora documentata a Tarquinia. Un dettaglio che anticipa, in chiave arcaica, i celebri cicli figurativi etruschi di età successiva.

Reperti che parlano: dal bronzo all’argilla

Il corredo funerario, nonostante i danni dovuti alle infiltrazioni d’acqua e al crollo parziale della copertura, è stato in gran parte recuperato ed è in restauro. Tra i materiali si segnalano vasi in impasto non tornito e in argilla depurata, ornamenti personali e vasellame in lamina di bronzo. Colpisce la presenza, in quantità, di anellini di bronzo distribuiti in tutta la camera: elementi che potrebbero alludere a pratiche rituali o a un simbolismo ancora da decifrare.

Doppia sepoltura e panorami senza precedenti

Lo spazio antistante l’ingresso, perimetrato da grandi blocchi calcarei, è stato riutilizzato per una seconda sepoltura, probabilmente più recente, anch’essa accompagnata da corredo in frammenti. L’ipogeo, scavato in una roccia calcarea ricca di fossili marini, è del tipo a “fenditura superiore” e sorge in una porzione periferica del pianoro con vista suggestiva sull’abitato antico. In questa stessa area le ricognizioni della Fondazione Lerici tra anni ’50 e ’70 non avevano evidenziato particolari emergenze: un motivo in più per considerare il rinvenimento attuale come un cambio di scala interpretativo.

Un contributo significativo alla conoscenza etrusca

La scoperta arricchisce la lettura delle fasi più antiche dell’occupazione funeraria dei Monterozzi e, più in generale, della storia di Tarquinia. Il Parco ha annunciato che nelle prossime settimane saranno organizzate visite guidate alla tomba, occasione preziosa per avvicinare il pubblico a un contesto straordinariamente conservato.

In una città come Tarquinia, famosa per le tombe etrusche dipinte, questa camera inviolata ricorda che l’arte funeraria etrusca nasce anche da soluzioni essenziali: una fascia di colore, una ciotola ruvida, un anello di bronzo. È un racconto di sobrietà e simboli che la ricerca sta ricomponendo, capitolo dopo capitolo, alla luce delle nuove evidenze.

 

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