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Via libera al Decreto Albania, i centri per i rimpatri in territorio albanese diventano realtà

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Via libera al Decreto Albania, i centri per i rimpatri in territorio albanese diventano realtà
L’Italia compie un nuovo passo nella gestione dei flussi migratori. Il Consiglio dei Ministri ha approvato ufficialmente il cosiddetto Decreto Albania, che rende operativo l’accordo bilaterale siglato nei mesi scorsi tra il governo italiano e quello albanese per la creazione di centri di detenzione e rimpatrio sul territorio dell’Albania. L’intesa prevede la riconversione di strutture già esistenti in centri destinati esclusivamente all’identificazione e all’espulsione dei migranti irregolari intercettati sul territorio italiano.

Via libera al Decreto Albania, i centri per i rimpatri in territorio albanese diventano realtà

Il progetto, fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni, era stato annunciato già lo scorso autunno come risposta concreta alla pressione crescente sulle strutture italiane di accoglienza. La presidente del Consiglio aveva definito l’intesa con l’Albania “un modello innovativo di collaborazione internazionale” per fronteggiare il fenomeno migratorio, in linea con la strategia complessiva dell’esecutivo, improntata al controllo dei confini e alla lotta all’immigrazione irregolare.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato alleggerire la pressione sulle strutture italiane, dall’altro rendere più rapide ed efficienti le procedure di identificazione e rimpatrio. Il governo ha più volte sottolineato che la gestione dei centri resterà sotto la responsabilità giuridica italiana, anche se le strutture saranno fisicamente in Albania.

I contenuti del decreto e le modalità operative

Il Decreto Albania stabilisce che i centri potranno accogliere fino a 3.000 migranti irregolari per volta, con un sistema di rotazione legato ai tempi necessari per l’identificazione e il rimpatrio. Il personale impiegato sarà composto da operatori italiani e albanesi, sotto la supervisione delle autorità italiane, che garantiranno anche la tutela dei diritti fondamentali dei migranti ospitati.

Secondo quanto previsto dal decreto, nei centri dovranno essere assicurati assistenza sanitaria, accesso alla tutela legale e condizioni di permanenza conformi agli standard internazionali. Il governo prevede inoltre la possibilità di ampliare l’intesa con l’Albania in caso di esito positivo dell’operazione.

Le critiche delle opposizioni e delle associazioni

L’approvazione del provvedimento ha riacceso il dibattito politico. Le opposizioni hanno parlato di “deportazione mascherata”, accusando l’esecutivo di voler eludere il sistema europeo di accoglienza e di esternalizzare la gestione dei migranti a un Paese terzo, senza coinvolgere pienamente le istituzioni comunitarie. Partiti come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno chiesto chiarimenti al governo sul rispetto dei diritti umani e sulle garanzie offerte ai migranti.

Non sono mancate le critiche da parte delle principali organizzazioni non governative. Amnesty International e Medici Senza Frontiere hanno espresso “profonda preoccupazione” per l’accordo, paventando il rischio che i migranti vengano trattenuti in condizioni inadeguate e senza reale possibilità di tutela legale.

La risposta del governo e il contesto europeo

Dal canto suo, l’esecutivo ha difeso la legittimità dell’intesa, sostenendo che essa risponde a una situazione emergenziale e che il modello Albania rappresenta un “precedente virtuoso” che potrebbe essere replicato anche in altri Paesi. “L’Italia non può più farsi carico da sola dei flussi migratori che attraversano il Mediterraneo”, ha dichiarato Meloni, ribadendo che ogni procedura rispetterà pienamente le norme internazionali e la dignità delle persone coinvolte.

Il Decreto Albania si inserisce in un contesto europeo segnato da profonde divisioni sul tema migratorio. Mentre Bruxelles continua a discutere una riforma del Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo, alcuni Stati membri, come l’Italia e la Danimarca, sperimentano modelli di gestione esterna dei flussi, tra polemiche e resistenze.
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