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Milei rompe le catene: il FMI scommette 20 miliardi sull’Argentina liberista

- di: Marta Giannoni
 
Milei rompe le catene: il FMI scommette 20 miliardi sull’Argentina liberista

Il Fondo promuove la “cura brutale” di Buenos Aires. Disinflazione record, calo della povertà, tagli alla spesa: la svolta fa discutere ma convince i mercati. Ora tocca all’FMI ratificare il piano entro venerdì 11.

Il presidente argentino Javier Milei (foto) incassa il primo vero riconoscimento internazionale: il Fondo Monetario Internazionale ha trovato un’intesa con l’Argentina per un nuovo programma quadriennale da 20 miliardi di dollari, senza interessi e mirato a consolidare “la stabilità macroeconomica e una crescita più sostenibile”. Un impegno storico, in una delle fasi più dure del paese sudamericano, che arriva dopo appena quattro mesi di governo del presidente ultraliberista. L’approvazione formale del board del FMI è attesa per venerdì 11 aprile, ma la partita appare già indirizzata: Washington dà fiducia alla terapia shock di Milei.

“Stiamo facendo la storia”
Il governo argentino ha accolto l’annuncio come un trionfo. “Stiamo facendo la storia: il mondo riconosce che l’Argentina è finalmente sulla strada giusta”, ha detto il ministro dell’Economia Luis Caputo in una conferenza con la stampa a Buenos Aires. Caputo ha chiesto che almeno il 40% del prestito venga erogato subito, per rafforzare le riserve della Banca centrale e sostenere la rimozione graduale dei controlli valutari.
Secondo fonti interne al FMI citate da La Nación e Clarín, le condizioni per l’erogazione sono chiare: mantenimento dell’austerità, liberalizzazione dei mercati, riforma del settore pubblico e controllo dell’inflazione. E proprio qui Buenos Aires sorprende: l’indice dei prezzi, che nel 2023 era volato oltre il 211%, è già sceso al 118% a marzo 2025, con proiezioni per il 28% entro dicembre. È il crollo inflattivo più veloce nella storia dell’America Latina in tempo di pace.

Una scommessa ad alto rischio
Il programma, parte dell’Extended Fund Facility (EFF), è costruito per paesi in crisi strutturale. “Le autorità argentine hanno compiuto progressi notevoli nella stabilizzazione dell’economia – afferma il comunicato dell’FMI– con un forte ancoraggio fiscale e segnali di ripresa nell’attività e negli indicatori sociali”. Ma l’istituzione sa bene che si tratta di una scommessa ad alto rischio. La fame è ancora diffusa, i sindacati sono in rivolta, i trasporti pubblici allo stremo. Le immagini di supermercati deserti e famiglie ridotte alla carità circolano sui media da settimane.
Milei non arretra. “Se non applichiamo questa cura, l’Argentina è morta. Abbiamo vissuto di illusioni stataliste e parassitismo economico. Ora si cambia”, ha detto il presidente in una delle sue dirette social, rilanciata dal quotidiano Perfil.

Povertà in calo, investitori in arrivo
La brutalità sociale del programma – licenziamenti pubblici, abolizione dei sussidi all’energia e ai trasporti, svalutazione del peso – ha avuto effetti immediati: ma se il primo semestre 2024 ha visto la povertà salire al 52,9%, nel secondo semestre è scesa al 38,1%. Un miglioramento netto che, secondo gli analisti di J.P. Morgan, “potrebbe accelerare se Milei riesce a sbloccare il mercato del credito e attrarre investimenti esteri diretti”. Da gennaio, il rischio paese è calato di 800 punti base e il peso ha smesso di crollare.
Un segnale che non è sfuggito nemmeno ai cinesi: la compagnia statale CMEC ha confermato la volontà di riattivare parte degli investimenti sospesi nei cantieri ferroviari argentini. E i sauditi stanno negoziando un nuovo ingresso nel settore energetico a Vaca Muerta. 

L’Argentina cambia pelle 
La dottrina Milei sta facendo scuola. È una cesura storica con il passato, un rigetto netto del peronismo, del protezionismo e delle logiche assistenzialiste. Il prezzo sociale è altissimo, ma i dati dicono che il collasso è stato evitato. Il sostegno del FMI, questa volta, non arriva come salvagente all’ultimo minuto, ma come investimento in un modello nuovo. Le condizioni sono dure, ma l’alternativa era il default.
Ora tutto dipende dalla tenuta politica del governo e dalla capacità di resistere a uno scontento sociale crescente. Ma su un punto, il FMI è stato categorico: “Mai vista una disinflazione così veloce e ordinata in un paese con le finanze distrutte”, ha detto un alto funzionario.
Dopo decenni di tentativi falliti, l’Argentina prova a rompere il cerchio. E questa volta, sembra farlo davvero.


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