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La finanza italiana alla prova del nuovo asse Del Vecchio-Caltagirone

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
La finanza italiana alla prova del nuovo asse Del Vecchio-Caltagirone

Il sistema bancario italiano si trova in una fase di profonda trasformazione, e due famiglie emergono come protagoniste assolute di questa fase di cambiamento. Da una parte la Delfin della famiglia Del Vecchio, dall’altra il gruppo Caltagirone. Due storie diverse, due strategie distinte, ma una convergenza su un punto fondamentale: rafforzare la presenza del capitale italiano nel settore bancario e assicurativo, riducendo l’influenza esterna e consolidando poli finanziari più solidi e competitivi.

La finanza italiana alla prova del nuovo asse Del Vecchio-Caltagirone

Delfin e Caltagirone hanno costruito la loro presenza nel settore con mosse strategiche precise. La holding della famiglia Del Vecchio è ormai il primo azionista di Mediobanca con una quota del 19,8%, oltre a detenere il 9,9% di Generali e il 9,78% di Monte dei Paschi di Siena. Parallelamente, Caltagirone ha rafforzato il suo peso finanziario con il 7,8% di Mediobanca, il 6,9% di Generali e un ingresso più recente in Anima Holding.

Le loro partecipazioni non sono statiche: in questi mesi si sono registrati incrementi graduali delle quote, segno che entrambi gli attori puntano a consolidare ulteriormente il proprio ruolo nei consigli di amministrazione delle banche e delle assicurazioni.

L’operazione MPS-Mediobanca: la nascita di un nuovo polo?
Uno degli sviluppi più rilevanti riguarda l’operazione che coinvolge MPS e Mediobanca. L’offerta pubblica di scambio lanciata da MPS – che vale circa 13,3 miliardi di euro – potrebbe portare alla nascita di un terzo polo bancario, con una nuova configurazione del potere finanziario.

Se l’operazione andrà a buon fine, Delfin si ritroverà con un ruolo ancora più forte, mentre il Gruppo Caltagirone potrà consolidare la propria posizione in un sistema bancario più integrato.

La struttura azionaria del nuovo soggetto vedrebbe Delfin in posizione dominante con circa il 16% del capitale, seguita da Caltagirone con l’8% e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che potrebbe ridurre la propria quota sotto il 5%.

Quali implicazioni per il sistema bancario?
Il progressivo spostamento degli equilibri a favore di questi due attori privati pone una serie di interrogativi per il futuro della finanza italiana. Da un lato, la presenza di investitori italiani stabili potrebbe garantire una maggiore autonomia del settore rispetto agli interessi esteri, riducendo il peso di fondi stranieri nelle decisioni strategiche.

Dall’altro, resta da capire come questa nuova configurazione influirà sulle dinamiche concorrenziali, soprattutto nei segmenti del credito al dettaglio e della gestione del risparmio.

Per il momento, le mosse di Del Vecchio e Caltagirone sembrano convergere su un obiettivo comune: rafforzare il controllo italiano sulle principali istituzioni finanziarie del Paese, in un contesto sempre più competitivo a livello europeo.

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