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Trump firma l’ordine esecutivo: visti vietati agli studenti di Harvard

- di: Marta Giannoni
 
Trump firma l’ordine esecutivo: visti vietati agli studenti di Harvard
Un atto di forza contro la libertà accademica: via da Harvard migliaia di giovani stranieri.

Con un proclama tanto brutale quanto politico, Donald Trump ha deciso di colpire direttamente il cuore pulsante della cultura accademica mondiale: Harvard. Da oggi il governo statunitense ha ufficialmente sospeso il rilascio dei visti per tutti gli studenti stranieri ammessi all’università di Cambridge, Massachusetts, minacciando anche la revoca di quelli già emessi. È una misura senza precedenti nella storia degli Stati Uniti moderni.

Una rappresaglia travestita da decreto presidenziale
“Limitare l’ingresso di cittadini stranieri che cercano di entrare negli Stati Uniti esclusivamente o principalmente per partecipare a un corso di studi presso Harvard”, recita il documento firmato da Trump e reso pubblico oggi. Dietro la cortina fumogena di presunte ragioni di sicurezza nazionale, c’è un atto di ritorsione politica chiaro e feroce: punire l’università per il suo spirito critico, per l’autonomia dimostrata e per la difesa della libertà accademica, specie dopo le recenti tensioni legate alle proteste studentesche su Gaza e diritti civili.

Harvard sotto attacco per ragioni ideologiche
Fonti vicine all’amministrazione riferiscono che la decisione sarebbe collegata anche al rifiuto dell’università di collaborare con la Homeland Security per identificare studenti coinvolti nelle proteste filo-palestinesi. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato, che ha parlato in forma anonima al New York Times, ha definito l’azione “un messaggio al mondo accademico: se criticate il presidente, pagherete”.

Una decisione che isola l’America e umilia l’intelligenza

Harvard ha annunciato un’azione legale immediata. “È un attacco diretto al pluralismo culturale e alla missione educativa dell’università”, si legge in una dichiarazione ufficiale rilasciata dal presidente interim Alan M. Garber. “Difenderemo ogni singolo studente colpito da questa misura ingiusta e antidemocratica”.
L’università conta circa 6.000 studenti internazionali da oltre 100 Paesi. Molti di loro avevano già ottenuto il visto e sono ora a rischio espulsione. La comunità accademica internazionale ha reagito con sgomento: il presidente dell’Università di Oxford, Irene Tracey, ha definito il provvedimento “una ferita inferta all’alleanza culturale tra democrazie occidentali”.

Un danno economico, sociale e geopolitico
Secondo l’Institute of International Education, nel 2024 gli studenti stranieri hanno generato circa 38 miliardi di dollari per l’economia americana. “Bloccare i talenti stranieri è un suicidio economico”, ha commentato l’ex segretario alla Pubblica Istruzione Arne Duncan. “L’America è diventata grande anche grazie agli studenti stranieri. Ora li cacciamo perché un presidente ha paura della libertà?”.

Il precedente del 2020 e la svolta autoritaria
La misura rievoca quanto accaduto nel 2020, quando lo stesso Trump cercò di espellere gli studenti internazionali che seguivano lezioni online durante la pandemia. Allora fu la pressione legale di Harvard e MIT a costringerlo a fare marcia indietro. Oggi, però, con una Corte Suprema sempre più schierata e un Congresso paralizzato, la battaglia si annuncia molto più dura.

Una visione chiusa, illiberale e profondamente pericolosa

La scelta di Trump è l’ennesimo tassello nella strategia di “America Fortress”, con cui la nuova amministrazione sta cercando di blindare i confini, limitare le libertà civili e colpire i corpi intermedi, università in primis. In un editoriale durissimo, il Washington Post parla di “una guerra culturale combattuta sulla pelle dei giovani”.

Chi ha paura della conoscenza?
Con questo proclama, Trump non ha solo vietato dei visti. Ha marchiato come nemico chi viene da fuori per imparare, crescere, innovare. Ha dichiarato guerra all’intelligenza, all’incontro tra culture, all’idea stessa che l’istruzione possa essere un bene globale.
Ma chi chiude le porte del sapere per paura, ha già perso la sua battaglia più importante.

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