Lo scorso anno, inflazione ai massimi dal 1985. La classifica delle città con l’inflazione più alta

- di: Daniele Minuti
 
L'anno appena concluso passerà, tristemente, alla storia: Confcommercio ha infatti analizzato i dati definitivi rilasciati dall'Istat, relativi all'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività di dicembre 2022. E il dato è salito di 0,3 punti percentuali su base mensile e di 11,6 punti percentuali su base annua (contro il +11,8% del mese precedente).

Confcommercio: "Lo scorso anno, inflazione ai massimi dal 1985"

Il report rilasciato dall'Istituto mostra il rallentamento dei prezzi dei beni alimentari, di quelli per la cura della casa e della persona (che su base tendenziale passano da +12,7% a +12,6%) e di quelli dei prodotti con alta frequenza di acquisto, che a dicembre salgono di 8,5 punti percentuali rispetto al +8,8% di novembre 2022. Il risultato relativo all'intero 2022, in media, mostra che i prezzi al consumo sono saliti dell'8,1%, contro l'aumento del 1,9% dell'anno precedente, massimo da quanto registrato nel 1985. 

La nota di Confcommercio spiega: "
Al netto degli energetici e degli alimentari freschi (la "inflazione di fondo"), i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,8% (+0,8% nell'anno precedente) e al netto dei soli energetici del 4,1% (+0,8% nel 2021). L'impennata registrata nel 2022 di deve principalmente all'andamento dei prezzi degli energetici (+50,9% in media nel 2022 a fronte del +14,1% del 2021). L'inflazione acquisita per il 2023 (ossia la crescita media che si avrebbe se i prezzi rimanessero stabili per tutto l’anno) è pari a +5,1%"

Codacons: nel 2022 stangata da +2.369 euro a famiglia. A causa del caro-prezzi italiani hanno speso 61,3 miliardi di euro in più

L’aumento di prezzi è costato ad ogni famiglia italiana, a parità di consumi, ben 2.369 euro nel 2022, con una stangata complessiva che supera quota 61,3 miliardi di euro. Lo afferma il Codacons, commentando i dati definitivi sull’inflazione diffusi oggi dall’Istat.

Un tasso medio annuo dell’8,1% si traduce infatti a consumi costanti in un maggiore esborso pari in media a +2.369 euro per la famiglia “tipo”, spesa che sale a +3.285 euro annui per un nucleo con tre figli – analizza il Codacons – Un single ha speso 1.682 euro in più rispetto all’anno precedente, +1.619 euro il pensionato, +2.528 euro una coppia senza figli, +2.863 euro un nucleo con 1 figlio, +3.069 euro una famiglia con 2 figli.

A livello provinciale è Catania la città che a dicembre registra l’inflazione più elevata pari al +14,7% su base annua, mentre ad Aosta la crescita dei prezzi si ferma al +8,5% – analizza il Codacons – Se si considera però la diversa spesa per consumi delle famiglie sul territorio, è Milano la città che risente maggiormente dell’inflazione, con il tasso al +12% che si traduce in una maggiore spesa annua in media pari a +3.257 euro a famiglia. Un nucleo residente a Potenza, con una inflazione al 9,2%, spende invece “appena” +1.817 euro all’anno, il valore più basso d’Italia.

Inflazione maggiore spesa annua a famiglia

Catania 14,7% 2.918 euro
Palermo 14,6% 2.898 euro
Messina 13,9% 2.651 euro
Genova 13,5% 2.943 euro
Ravenna 12,8% 3.093 euro
Perugia 12,5% 2.871 euro
Modena 12,3% 2.972 euro
Trento 12,3% 3.219 euro
Bologna 12,0% 2.994 euro
Bolzano 12,0% 3.189 euro
Milano 12,0% 3.257 euro
Firenze 12,0% 2.799 euro
Bari 12,0% 2.082 euro
Padova 11,8% 2.746 euro
Cagliari 11,7% 2.198 euro
Verona 11,6% 2.700 euro
Torino 11,5% 2.645 euro
Livorno 11,5% 2.593 euro
Rimini 11,3% 2.730 euro
Campobasso 11,3% 2.069 euro
Napoli 11,1% 2.245 euro
Reggio Emilia 11,0% 2.658 euro
Brescia 10,9% 2.874 euro
Venezia 10,8% 2.598 euro
Parma 10,7% 2.585 euro
Reggio Calabria 10,5% 1.961 euro
Roma 10,3% 2.412 euro
Trieste 10,2% 2.368 euro
Catanzaro 10,2% 1.905 euro
Ancona 10,1% 2.007 euro
Potenza 9,2% 1.817 euro
Aosta 8,5% 2.103 euro

Prezzi: Confesercenti, inflazione rallenta a dicembre ma non basta

L’inflazione rallenta a dicembre, ma il 2022 – certifica l’Istat – si chiude comunque con un aumento del +8,1%, il più ampio dal 1985. Una cavalcata dei prezzi che pesa soprattutto per le famiglie meno abbienti, per le quali l’incremento dell’inflazione nell’anno trascorso è stimabile al +16%. Ed il quadro per il 2023 resta comunque incerto, con una variazione dell’indice dei prezzi che si manterrà comunque sopra il tetto del +5%.

Così Confesercenti, in una nota.

Le prospettive per l’anno in corso, dunque, restano difficili: l’Italia ha il 41% dei propri consumi energetici concentrati sul gas, ed è stato il Paese più colpito dalla crisi energetica in Europa. Nonostante le ipotesi ottimistiche di rientro della situazione, i prezzi dell’energia saranno in media, nei prossimi anni, superiori di oltre il 150% rispetto sia al periodo che va dal 2009 ad oggi sia a quello antecedente la crisi finanziaria. Il 2023 presenta, quindi, molte incognite per famiglie ed imprese: inflazione e caro energia hanno eroso le scorte di risparmi dei cittadini, e la situazione non si stabilizzerà, almeno nei primi mesi dell’anno, neanche sul fronte del mercato delle materie prime alimentari oltreché dell’energia.

Per questo auspichiamo che il Governo intensifichi il sostegno della domanda interna, con il proseguimento delle misure a favore di famiglie ed imprese. A partire dalla pressione fiscale: bene il mini-taglio del cuneo fiscale inserito in manovra, ma occorre fare di più per avere effetti più sostanziali sulla spesa delle famiglie. Come chiediamo da anni, si potrebbe intervenire sulla detassazione degli aumenti retributivi, un provvedimento che darebbe una spinta alla ripartenza della contrattazione e, quindi, ai salari.

Federconsumatori: Inflazione, con l’attuale tasso ricadute di 3.456 euro annui a famiglia

L’Istat aggiorna le stime del tasso di inflazione che, a dicembre 2022, si attesta al +11,6%. Confermato al +8,1% il tasso del 2022. Mediamente, il tasso di inflazione a questo livello determina ricadute per ogni famiglia di 3.456,80 euro annui. Un dato già di per sé allarmante, che incide, come sottolinea lo stesso Istituto di Statistica, soprattutto sulle fasce più deboli e sui nuclei meno abbienti: nel 2022 l’impatto dell’inflazione è più ampio sulle famiglie con minore capacità di spesa, attestandosi al +12,1% per queste ultime, contro il +7,2% per quelle con maggiore capacità di spesa.

Segno, questo, che le disparità nel nostro Paese crescono ulteriormente, sull’onda dei rincari e delle carenti politiche di contrasto. I dati odierni, congiunti a quelli raccolti dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che segnano una marcata riduzione dei consumi persino in un settore essenziale quale l’alimentazione, confermano quanto sia ancora urgente e necessario un intervento del Governo teso a sostenere la domanda interna, attraverso concrete misure di aiuto alle famiglie, specialmente quelle meno abbienti. Ecco perché torniamo a rivendicare la necessità di provvedimenti utili a sostenere il peso delle bollette e del caro-carburanti, a partire dalla sospensione dei distacchi per morosità, dalla previsione di una garanzia per la rateizzazione lunga delle bollette, dalla costituzione di un Fondo contro la povertà energetica e dal contenimento del costo dei carburanti.

Oltre a ciò è necessario e urgente potenziare l’azione di contrasto e sanzione dei fenomeni speculativi, di lotta all’evasione e all’elusione fiscale, prevedendo al contempo un aumento della tassazione su extraprofitti (non solo in campo energetico) e rendite finanziarie. È questa la ricetta per reperire le risorse utili a risollevare il potere di acquisto delle famiglie, che consentirebbe di mettere in atto l’auspicata revisione e riforma delle aliquote IVA, che secondo le nostre stime, attraverso una sterilizzazione ed un contenimento su tutti i beni primari, consentirebbe di risparmiare oltre 531,57 euro annui a famiglia.
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