Il +6,4% del PIL non riempie le tasche degli italiani, terrorizzati dalle notizie sul Covid

- di: Redazione
 
Utopia e distopia: sono termini che spesso si ritrovano nel lessico quotidiano della nostra politica. E questo accade soprattutto quando, tirando le somme di questa o quella iniziativa o situazione generale, si spiattellano dati e previsioni che quasi sempre aprono ad un dibattito. Se, ad esempio, qualcuno - facendo sua l'elaborazione di Gottfried Wilhelm von Leibniz - dice che viviamo nel migliore dei mondi possibile, si può accettare questa affermazione apoditticamente o contestarla, con modi e parole che devono essere temperate, se non il rischio che si corre è quello di buttarla in rissa.
Prendiamo le dichiarazioni di oggi del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sui risultati dell'azione di governo e che descrivono la situazione dell'Italia con una grande ottimismo e con la consapevolezza degli enormi passi in avanti fatti. ''Oggi l’Istat" - ha affermato Brunetta in una intervista - "dirà che la crescita del PIL nello scorso anno è stata del 6,5%, siamo leader in Europa insieme alla Francia. Aggiungiamo i 50 milioni di vaccinati, la crescita dell’occupazione, le riaperture: tutto questo ci ha portato fuori dalla crisi economica. Merito degli italiani, delle imprese, ma anche della coppia Draghi-Mattarella e della squadra vincente''.

Il +6,4% del PIL non riempie le tasche degli italiani

Renato Brunetta, si sa, è uomo che vive di entusiasmi, che quando sposa una causa - soprattutto quando essa ha obiettivi difficili da raggiungere - lo fa fino in fondo, esponendosi in prima persona, nella consapevolezza che le guerre si vincono con gli strateghi, ma soprattutto con i guerrieri. Però, oggi, col massimo rispetto per il ministro della Pubblica amministrazione, non si può non restare perplessi sull'effetto delle sue affermazioni che, seppure partono da dati di macroeconomia o puramente matematici, sembrano essere troppo generali per essere comprese da tutti. Dire, come lui fa, che siamo fuori dalla crisi economica è la considerazione di un economista e, come fanno tutti gli economisti, si basa su dati, cifre, statistiche, proiezioni che, alla gente normale, interessano relativamente. Quello che alla gente oggi interessa è tornare a vivere, senza essere sotto un perenne assedio determinato dalla crisi economica, ma anche da un bombardamento mediatico sulla pandemia e sui suoi effetti che contribuisce a restringere gli spazi di libertà di ciascuno di noi.

L'Italia può anche avere un + 6,4% di PIL (stime preliminari dell’ISTAT), 50 milioni di vaccinati e una occupazione in crescita, ma non ha certamente il solo carburante utile per il suo futuro: la speranza. La desolazione che si percepisce quando si cammina per le strade delle grandi città è palpabile, anzi drammaticamente concreta. Perché, se come lamentano gli albergatori, gli hotel - quelli che non hanno chiuso, sotto le spallate della crisi del turismo - hanno bassissime percentuali di camere occupate, ci sono decine e decine di piccole attività economiche che hanno abbassato le saracinesche con la consapevolezza che non le risolleveranno più.

Ma, sulla crisi economica, si è sedimentato il clima terrorizzante che una certa pubblicistica sta portando avanti sulla pandemia di cui si sottolineano sempre e comunque i numeri negativi (anche se su questo bisognerebbe fare chiarezza, sino a quando non si scioglierà  l'equivoco su chi muore ''di''  covid e chi muore ''con'' covid), ma non si fa altrettanto con quelli che, segnando un miglioramento della situazione generale, dovrebbero portare una ventata di ottimismo sul nostro sventurato Paese. I dati delle ultime ore segnalano che il peggio sembra essere passato e che, quindi, ci si può mettere alle spalle una parte delle misure che, adottate per contenere il contagio, oggi appaiono solo come una inutile cautela, che spesso rasenta l'incomprensibilità. Non vogliamo sostenere che bisogna tacere sull'evoluzione della pandemia, né che si deve fare ricorso ad una tranquillizzante relativizzazione dei numeri, ma appare necessario che questi dati si forniscano senza giocare troppo con la sensibilità della gente, ormai sull'orlo della paura se deve uscire di casa sapendo che si deve munire di mascherine, documenti sanitari e quant'altro. 

La desolazione che si percepisce quando si cammina per le strade delle grandi città è palpabile

Che poi - è una regola del giornalismo - quanto più una notizia è cattiva, maggiore è l'attenzione che cattura, giustifica sino a un certo punto l'uso strumentale che si fa di alcune di esse. Il Paese vero è un altro e chiede di tornare a respirare, senza dovere filtrare l'aria attraverso una mascherina, la cui utilità oggi crea notevoli perplessità e che, in ogni caso, sta allargando il baratro sociale che la pandemia ha creato. Dietro una mascherina non si leggono i sorrisi. E invece l'Italia vuole tornare a sorridere e, magari, anche a non dovere piangere perché ha le tasche vuote. Con tanti saluti a quel +6,4% in più di PIL di cui si sono accorti in pochi, i grandi gruppi che trovano sempre il modo di riempire le loro casse.
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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2022
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