A tu per tu con il teatro dell’antica Roma: un viaggio affascinante al Museo dell’Ara Pacis

- di: Samantha De Martin
 
FOTO -  Mostra Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma, Allestimento, Foto: Monkeys Video Lab | Courtesy Zetema

La scena è notturna, come indicano le fiaccole accese. Le menadi danzano, mentre i satiri, non più attori, ma divinità al seguito di Dioniso, avanzano nudi in preda agli istinti. 
Sono alcuni dei soggetti raffigurati sul “vaso di Pronomos”, cratere attico della fine del V sec. a.C. conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e tra i più importanti reperti a soggetto teatrale. Grandeggia nell’allestimento della mostra Teatro. Autori, attori e pubblico nell’Antica Roma, ospitata dal 21 maggio al 3 novembre al Museo dell’Ara Pacis, a Roma.

A tu per tu con il teatro dell’antica Roma: un viaggio affascinante al Museo dell’Ara Pacis

Un percorso affascinante, a tratti sorprendente, con un allestimento sapientemente studiato, trascina il pubblico nell’universo vitale degli spettacoli teatrali, soffermandosi sulla loro popolarità, sulle vite difficili degli attori e degli altri grandi protagonisti del mondo teatrale nell’antica Roma.

Condotto oltre la scena, lo spettatore ha la possibilità di entrare dentro i meccanismi di produzione, nei camerini degli attori decorati con affreschi parietali (come quelli provenienti dal teatro romano di Nemi) o ancora sui palcoscenici e sugli spalti dei teatri antichi. Attraverso una ricostruzione viva e interventi multimediali creati ad hoc, sono gli stessi protagonisti a coinvolgere il pubblico raccontando le loro vite, le storie che hanno interpretato, il loro ruolo di autori o performer in una società così simile e al tempo stesso così diversa dalla nostra.

Promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, curata da Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo, la mostra abbraccia oltre 240 opere provenienti da 25 prestatori.

C’è la coppa di produzione attica arrivata dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, con una delle rarissime rappresentazioni di una falloforia, processione in onore di Dioniso, dio del teatro, e c’è un esemplare unico di antica maschera in terracotta dal Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa.

Un viaggio attraverso i secoli, con focus sull’età augustea, ha inizio dalle radici greche, siciliane, magno greche, etrusche e italiche del teatro romano, dall’origine religiosa del ‘ludus’ e dai primi palcoscenici in legno, per estendersi fino allo splendore della frons scenae dei grandi complessi architettonici.

Il visitatore avanza tra le sette sezioni del percorso, scrutato dalle smorfie delle maschere, filo conduttore di questa “immersione”, dagli esemplari datati V secolo a.C. a quelli ellenistici del III - II secolo a.C., fino a quelli, spettacolari, di epoca romana. Le maschere sono anche “caratteri” scenici di lunga durata, tragici, comici, grotteschi. Ed ecco farsi strada quelli che saranno destinati a diventare i tanti personaggi del teatro moderno, dal vecchio misantropo al giovane seduttore, dal servo scaltro ai giovani amanti ostacolati dalle diverse condizioni sociali.

Maschere in miniatura della tragedia e della commedia greca provenienti dall’isola di Lipari incontrano le statuine di danzatori, attori, giocolieri del mondo magnogreco; miniature teatrali, molte delle quali mai esposte prima, provenienti da contesti tarquiniesi, lasciano spazio a rari strumenti musicali originali come tibie, resti di cetre, crotali, sistri, molti dei quali sono stati riprodotti in copia in modo da consentire al visitatore di sperimentarne il suono.

C’è il “campionario” di modelli di maschere provenienti dalla bottega di un artigiano di Pompei e c’è il ritratto straordinario di Marcello, e ancora la maschera in bronzo di Papposileno della collezione Fondazione Sorgente Group.

Scopriamo l’importanza del culto dionisiaco, alle radici della tradizione teatrale greca, e apprezziamo il valore del teatro per la vita democratica ad Atene. Se nell’Atene di Pericle il teatro era a pagamento e Aristofane poteva attaccare tranquillamente Pericle sulla scena, a Roma gli spettacoli erano gratuiti, ma la satira politica bandita, anzi i magistrati vagliavano i copioni nel corso di anteprime private.

Il percorso mette anche in luce il contributo che l’Etruria, la Magna Grecia e i popoli italici fornirono al sorgere del teatro latino. Se la commedia a Roma assiste al passaggio dalla costruzione dei personaggi - vere e proprie maschere di tipi umani in Plauto - allo spirito riflessivo e introspettivo dei personaggi di Terenzio; la tragedia vede emergere i principali protagonisti della produzione tragica nel periodo repubblicano, di cui poco resta.

Eppure il diritto romano qualificava come infamis colui che esercitava un mestiere legato al teatro con tutte le limitazioni che ne derivavano, in materia di diritti civili e politici. I protagonisti della scena erano soprattutto dei senza cittadinanza in cerca di fortuna.

Le vite, spesso al limite, di attori, musici, danzatori, mimi vengono raccontate nel percorso espositivo attraverso le testimonianze che ci raccontano cosa facessero in scena e ‘oltre la scena’, attraverso gli aspetti legati all’organizzazione degli spettacoli, come la composizione delle compagnie teatrali e la produzione degli artigiani che realizzavano le maschere.

Degli oltre mille teatri monumentali sparsi per l’Impero restano molte testimonianze. Particolarmente interessante risulta in mostra la sezione dedicata all’architettura, una riflessione sull’eredità lasciata dal teatro antico attraverso rovine architettoniche, in molti casi maestose e ancora funzionanti. Il passaggio della Roma repubblicana verso il regime imperiale assiste anche alla costruzione dei primi teatri stabili. Ed ecco apparire nel giro di pochi decenni i tre grandi teatri romani in muratura, il teatro di Pompeo (61-55 a.C.), con quasi 20.000 posti, quello di Cornelio Balbo (dedicato nel 13 a.C.), e il teatro di Marcello, quasi contemporaneo.

Vale la pena di soffermarsi, lungo il percorso espositivo, sull’interessante video realizzato grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, che ricostruisce il teatro di Pompeo, in pieno centro, a Roma, oggi del tutto inglobato tra gli edifici.

L’affascinante viaggio nell’universo del teatro scivola quindi verso il Novecento. L’attraversamento dell’antico si apre alla contemporaneità nell’ultima sezione della mostra, intitolata Attualità del classico, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Culture Moderne dell’Università di Roma “Sapienza” e dell’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico). Accoglie una selezione di locandine storiche relative a spettacoli tenutisi al teatro greco di Siracusa, montaggi video di messe in scena contemporanee e materiali fotografici, riferiti in particolare all’esperienza del Vantone di Pasolini, mentre a chiudere il percorso è una “panoramica” sulla vitalità del teatro classico, dal primo Novecento a oggi.

La mostra è progettata per essere fruibile dal più ampio pubblico possibile: grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità, con il Dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e con la Cooperativa Segni d’Integrazione Lazio, sono stati allestiti percorsi e installazioni multisensoriali finalizzati ad allargare i contenuti della mostra e avvicinarli alle differenti esigenze dei visitatori.

Audiodescrizioni, video LIS, disegni a rilievo e riproduzioni tattili di opere e di strumenti musicali sono fruibili nel percorso e scaricabili online. Per tutta la durata dell’esposizione è previsto inoltre un servizio di visite tattili e visite con interprete LIS gratuite.

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