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Neobank: crescita digitale travolge il banking, ma Italia è indietro

- di: Bruno Legni
 
Neobank: crescita digitale travolge il banking, ma Italia è indietro

Neobank in corsa: la rivoluzione digitale accelera nel mondo e in Italia cresce a ritmo sostenuto soprattutto sul fronte utenti e app, mentre il credito “tutto online” resta ancora una nicchia.

Negli ultimi mesi la fotografia globale è chiara: le banche digitali (o neobank) continuano a macinare utenti e download, trascinando l’intero comparto fintech. In un monitoraggio di fine 2025, quasi tutti i principali operatori hanno mostrato segni “più”, con l’eccezione di un grande player asiatico frenato da vincoli regolatori. Tra i nomi più in evidenza spiccano Revolut, la sudamericana Nubank e la statunitense SoFi, che hanno registrato crescite significative sia nella base clienti sia nell’uso delle app.

Non è solo una gara di numeri: la spinta delle neobank nasce da un modello “mobile first”, dall’onboarding rapido, da costi spesso più leggeri e da servizi costruiti attorno all’esperienza utente. Carte, pagamenti, cambio valuta, risparmio, trading, conti remunerati: l’offerta si allarga e diventa più sofisticata, con l’obiettivo di sostituire (non solo affiancare) la banca tradizionale nella vita quotidiana.

In Italia l’avanzata è evidente. Revolut ha comunicato di aver raggiunto 4,6 milioni di clienti nel Paese, con una crescita annua molto robusta, e di aver superato 540 milioni di euro nei conti deposito. Numeri che raccontano una tendenza: sempre più italiani aprono un conto digitale, lo usano come “seconda banca” e, in una quota crescente di casi, iniziano a farlo diventare il conto principale.

“Più che acquisire clienti, abbiamo guadagnato fiducia”, è il messaggio che ricorre nelle dichiarazioni pubbliche legate all’espansione delle piattaforme digitali: la crescita, ormai, non riguarda soltanto i giovanissimi ma anche fasce d’età più mature, attratte dalla comodità e dalla gestione in tempo reale da smartphone.

Eppure, sotto la superficie, resta un punto critico: i prestiti interamente digitali rimangono modesti rispetto al totale del credito bancario. In altre parole: il conto e i pagamenti “si digitalizzano” più facilmente; quando si passa a prodotti complessi (finanziamenti, valutazione del merito creditizio, gestione del rischio), l’ecosistema italiano procede con più cautela e con un passo meno uniforme.

La domanda, intanto, spinge. I clienti italiani sono sempre più abituati a usare home banking e app bancarie per la gestione ordinaria, ma permangono resistenze su aspetti decisivi per fare un salto ulteriore: condivisione dei dati, interoperabilità, fiducia nella piena automazione dei processi e percezione della sicurezza. È qui che la partita si fa davvero competitiva: user experience contro solidità, velocità contro compliance, innovazione contro prudenza.

Le banche tradizionali non stanno a guardare. Negli ultimi anni hanno aumentato investimenti in tecnologie e trasformazione digitale, spesso puntando su partnership con startup fintech, nuovi hub di innovazione e modernizzazione delle infrastrutture. L’obiettivo è chiaro: presidiare i canali digitali senza perdere il rapporto con la clientela e, soprattutto, senza lasciare alle neobank la fascia più redditizia e più “attiva” della popolazione bancaria.

Nel frattempo, anche i mercati osservano: l’ondata fintech torna a far parlare di sé con strategie di crescita e piani di espansione, mentre alcune piattaforme ragionano su quotazioni e operazioni straordinarie. Il segnale, per il settore, è netto: dopo una fase di selezione e maggiore disciplina, il digitale bancario sta entrando in una stagione più matura, dove contano sostenibilità dei ricavi, gestione del rischio e qualità del servizio.

Il quadro finale è una sfida aperta: le neobank corrono, spingono sull’esperienza d’uso e su servizi sempre più completi; l’Italia cresce, ma deve ancora colmare il divario sui prodotti di credito “end-to-end” digitali. La domanda dei clienti c’è, la tecnologia pure: la differenza la faranno regole, fiducia e capacità di esecuzione.

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