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Trump attacca Macron, e gli Usa difendono Musk: l’algoritmo è sacro

- di: Marta Giannoni
 
Trump attacca Macron, e gli Usa difendono Musk: l’algoritmo è sacro

Washington difende X dall’inchiesta francese: “Censura straniera”. Trump liquida Macron dopo il riconoscimento della Palestina: “Non conta”. Il nuovo scontro transatlantico svela. l’arroganza americana sulle Big Tech.

(Foto: Trump e Macron)

Il caso X riaccende lo scontro Usa-Francia

Che tra Washington e Parigi il clima fosse gelido non era un mistero. Ma la nuova fiammata diplomatica ha un nome preciso: X, la piattaforma di Elon Musk, finita nel mirino della giustizia francese per sospetti di interferenze straniere nella politica interna. Il Dipartimento di Stato americano ha reagito con una veemenza che ricorda più la difesa di un asset strategico che quella di una semplice azienda.

In un post gli Usa hanno tuonato: “I governi democratici dovrebbero permettere a tutte le voci di essere ascoltate, non mettere a tacere le opinioni che non gradiscono. Gli Stati Uniti difenderanno la libertà di parola di tutti gli americani dagli atti di censura straniera”. Parole durissime, dirette a Parigi e al procuratore che ha chiesto di accedere all’algoritmo proprietario della piattaforma, arrivando perfino a classificare X come “gruppo criminale organizzato”.

Musk rifiuta, la Casa Bianca si indigna

Elon Musk ha immediatamente respinto le richieste francesi, dichiarando che l’indagine rappresenta “un abuso della legge francese per scopi politici”. In una nota ufficiale, X ha parlato di “accuse infondate” e ha negato ogni responsabilità. Il colosso tech accusa Parigi di voler piegare la giustizia a fini censori, e nel frattempo rifiuta ogni collaborazione con il procuratore.

Va ricordato che l’inchiesta nasce da due denunce presentate a gennaio 2025. Una di queste è firmata da Éric Bothorel, deputato del partito presidenziale francese Renaissance, che denunciava il “crollo della diversità di opinioni” su X e gli “interventi personali” di Musk nei contenuti, soprattutto su temi politici e sociali sensibili. L’ombra che inquieta Parigi è quella della manipolazione algoritmica da parte di interessi stranieri.

“Macron non conta”: Trump sferza l’Eliseo

Ma il gelo diplomatico non si limita ai botta e risposta istituzionali. Donald Trump, in perfetto stile da bullo geopolitico, ha approfittato dell’occasione per affondare anche sul piano politico. Commentando la scelta del presidente Emmanuel Macron di riconoscere lo Stato di Palestina, Trump ha risposto con la consueta arroganza: “Macron non conta”. L’ex presidente, ora tornato alla Casa Bianca, non ha nascosto il fastidio per la linea indipendente assunta da Parigi in Medio Oriente.

Quella frase, pronunciata con disprezzo, non è un’uscita isolata. È il simbolo di una visione americana muscolare e unilaterale, dove chi contesta l’egemonia di Washington – anche solo criticando una Big Tech – viene delegittimato o ridicolizzato. Macron ha scelto una linea autonoma, in discontinuità con il silenzio europeo degli anni passati sul conflitto israelo-palestinese. Per Trump, è un affronto.

Un’America sempre più aggressiva verso l’Europa

L’attacco degli Usa all’inchiesta francese, apparentemente giustificato dalla difesa della libertà di espressione, è in realtà una chiara mossa politica. Gli Stati Uniti non stanno proteggendo un principio: stanno proteggendo un sistema, quello delle Big Tech che hanno costruito – e in parte dominano – l’opinione pubblica globale. L’algoritmo di X, dopo l’acquisizione da parte di Musk, è diventato uno strumento ideologico e di controllo. Parigi osa metterlo in discussione? Allora è censura.

La realtà è che l’America trumpiana usa la libertà di parola come uno scudo selettivo. Vale per Musk, non per chi protesta contro le ingiustizie sistemiche. Vale per le piattaforme, non per i media indipendenti. Il doppio standard è evidente e cresce ogni volta che un Paese europeo cerca di stabilire regole o tutele diverse. D’altra parte, gli Usa non hanno mai tollerato intrusioni normative esterne nel loro dominio digitale.

Il paradosso francese e la sfida europea

La Francia, da tempo, spinge per una regolamentazione più severa delle piattaforme social. Ha guidato il Digital Services Act e insiste per una responsabilità algoritmica. Ma ora si scontra con l’insofferenza americana: chi tocca le Big Tech, tocca nervi scoperti. X è oggi al centro del dibattito globale sul potere delle piattaforme, e il fatto che Parigi voglia accedere al suo “cuore nero” – l’algoritmo – spaventa non solo Musk, ma l’intero ecosistema della Silicon Valley.

L’indagine in corso cerca di far luce su dinamiche di amplificazione di contenuti che avrebbero favorito disinformazione in campagna elettorale. Si sospetta che l’algoritmo di X promuova artificialmente determinati orientamenti ideologici. Non è più solo un dibattito etico o politico, ma una questione di sicurezza democratica.

Trump rilancia il “primato americano” sulla rete

Nel contesto della presidenza Trump 2.0, questo caso assume un significato ancora più marcato. Il tycoon, ostile a ogni forma di controllo pubblico su aziende private, si è fatto scudo delle Big Tech che lo sostengono. Pur avendo avuto in passato scontri con Twitter (prima dell’acquisto da parte di Musk), oggi Trump e Musk si trovano su un asse di interessi comuni, dove la libertà è funzionale al potere economico e alla propaganda politica.

L’Europa può ancora dire la sua?

Questa nuova crisi Usa-Francia dimostra quanto sia difficile, oggi, per l’Europa ritagliarsi uno spazio autonomo nel digitale. Chi mette in discussione le piattaforme americane viene subito tacciato di censura. Chi difende la pluralità, come nel caso francese, si trova sotto accusa. Serve una risposta unitaria e più coraggiosa da parte dell’Ue, se si vuole evitare che la libertà di parola venga decisa da una manciata di CEO californiani.

L’episodio francese potrebbe rivelarsi un precedente importante. O sarà archiviato come l’ennesimo tentativo frustrato di affermare la sovranità europea nel mondo digitale. In entrambi i casi, gli Stati Uniti hanno già chiarito che non intendono fare sconti. E se c’è di mezzo Musk, il pugno sarà ancora più pesante.

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