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Turismo in spiaggia: calo del 15 % a luglio, il mare perde appeal

- di: Vittorio Massi
 
Turismo in spiaggia: calo del 15 % a luglio, il mare perde appeal
Turismo in spiaggia: calo del 15 % a luglio, il mare perde appeal
Il presidente del SIB (Sindacato Italiano Balneari) lancia l’allarme: meno italiani, più stranieri – alcune coste reggono, altre affondano.

Il bilancio amaro di luglio

Luglio 2025 ha regalato un primo indicatore decisamente negativo: presenze e consumi sulle spiagge italiane sono scese di circa il 15 % rispetto a giugno, sulla base di un’analisi condotta dal Sindacato Italiano Balneari (SIB-FIPE/Confcommercio). A fronte di un giugno dai numeri positivi (+20 % rispetto al giugno 2024), luglio ha invertito bruscamente la tendenza, registrando punte del ‑25 % in regioni come Calabria ed Emilia-Romagna, mentre Sardegna e Puglia hanno mostrato segnali positivi.

Stranieri in aumento, italiani in fuga

Il presidente Antonio Capacchione rimarca come la contrazione sia dovuta alla netta flessione dei turisti italiani, mentre l’afflusso di stranieri ha retto meglio: “Sui nostri litorali abbiamo riscontrato più turisti stranieri a fronte di una diminuzione degli italiani…”

In particolare, si registra un calo dei visitatori tedeschi e una crescita di turisti dai Paesi scandinavi e dell’Europa dell’Est. Inoltre, le presenze si sono concentrate soprattutto nei fine settimana, segno di vacanze frammentate e anche di ristrettezze di budget delle famiglie italiane.

Da cosa dipende il crollo: meteo e caro spiaggia

Un approfondimento evidenzia come il calo arrivi fino al ‑30 % rispetto a luglio 2024 nelle località con prezzi alti, in particolare Calabria ed Emilia-Romagna.

Determinanti principali sono il meteo instabile e il cosiddetto “caro spiaggia”: servizi balneari, parcheggi e pranzo in spiaggia spingono le famiglie lontano dal mare tradizionale, con costi anche oltre i 150 euro al giorno per ombrellone e lettino.

Il contesto: domanda interna sotto pressione

Secondo ISTAT, nel primo trimestre 2025 gli arrivi domestici negli esercizi ricettivi sono calati dell’1,1 %, con presenze in leggera flessione (‑0,4 %) rispetto al 2024. A guidare il trend sono i residenti italiani, mentre la domanda estera tiene o cresce leggermente (+0,6 %).

Un focus stima in 30,5 milioni gli italiani in partenza tra giugno e settembre, con una spesa complessiva di circa 35 miliardi di euro, un dato confortante ma in netto contrasto con i risultati balneari di luglio.

Analisi e commento

1. Dualismo interno vs internazionale

I risultati mostrano una perdita di vitalità del turismo nazionale: gli italiani, colpiti da inflazione e costi balneari elevati, riducono le vacanze al mare, mentre gli stranieri compensano solo parzialmente la domanda.

2. Effetto disomogeneo sul territorio

Le differenze tra regioni sono marcate: Calabria ed Emilia-Romagna mostrano cali drammatici (‑25 % o più), mentre Sardegna e Puglia beneficiano di un’attrattività più resistente.

3. Caro spiaggia come deterrente economico

Prezzi eccessivi scoraggiano le famiglie: ombrelloni, sdraio, pranzi e parcheggi rappresentano un costo crescente che spinge molti a scegliere spiagge libere, campeggi o soggiorni alternativi.

4. Destagionalizzazione e vacanze spezzettate

Diminuisce la vacanza lunga e si frammenta l’estate in weekend o brevi soggiorni: la flessibilità diventa più una necessità che una scelta stilistica.

Guardare avanti: dove si può migliorare?

  • Ripensare l’offerta balneare: promuovere spazi gratuiti, contenere modalità “a la carte” e ridurre servizi extra che aumentano il conto finale.
  • Diversificare le destinazioni: favorire mete emergenti e meno affollate che stanno tenendo meglio sul fronte presenze.
  • Comunicare qualità a costi minori: puntare sull’esperienza qualitativa piuttosto che sul lusso accessibile solo a pochi.
  • Politiche pubbliche mirate: misure sociosanitarie, sostegni alle famiglie e incentivi legati alla domanda interna potrebbero rivitalizzare il settore.
Segnali di cedimento

L’estate balneare italiana del 2025 mostra segni di cedimento: luglio ha visto un calo del 15 % rispetto a giugno, con regioni come Calabria ed Emilia-Romagna in crisi e Sardegna e Puglia in controtendenza. Il turismo italiano soffre, frenato da costi elevati e maltempo, mentre la domanda straniera tiene. Il quadro complessivo suggerisce che la ripartenza del comparto richiederà più strategie, maggiore attenzione ai consumatori italiani e una revisione del modello balneare, oggi sempre meno sostenibile. Il commento è chiaro: l’Italia resta attrattiva, ma deve saper diventare anche accessibile.

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