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ZES Unica, credito d’imposta 2026: cosa cambia davvero

- di: Marta Giannoni
 
ZES Unica, credito d’imposta 2026: cosa cambia davvero
ZES Unica, credito d’imposta 2026: cosa cambia davvero
Più risorse, nuove percentuali e una corsa contro il tempo.

Il credito d’imposta ZES Unica cambia pelle. Con un maxi emendamento alla Legge di Bilancio 2026, il Governo interviene in modo deciso su uno degli strumenti cardine per sostenere gli investimenti nel Mezzogiorno, correggendo gli squilibri emersi nel 2025 e ridisegnando il perimetro degli incentivi per l’anno successivo.

L’obiettivo è chiaro: rafforzare il sostegno alle imprese che hanno già investito, evitando dispersioni di risorse e sovrapposizioni con altri bonus statali. Ma le nuove regole impongono attenzione, scadenze serrate e scelte strategiche non banali.

Perché il Governo è intervenuto

Nel 2025 il credito ZES Unica ha mostrato un limite strutturale: le risorse disponibili non sono state sufficienti a coprire integralmente le richieste. Il risultato è stato un credito effettivamente utilizzabile pari al 60,3811% di quello teorico, come certificato dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre 2025.

Da qui la scelta dell’Esecutivo di rifinanziare retroattivamente il beneficio, riconoscendo una quota aggiuntiva a chi aveva correttamente presentato la comunicazione integrativa entro il 2 dicembre 2025.

Il cuore della novità: l’integrazione del 14,6189%

Il nuovo comma inserito nel disegno di legge di Bilancio prevede che alle imprese ammesse venga riconosciuta un’ulteriore quota pari al 14,6189% del credito inizialmente richiesto e rimasto scoperto per carenza di fondi.

In termini pratici, questo intervento consente di avvicinare sensibilmente il beneficio reale a quello originariamente promesso, senza però superare l’importo complessivo indicato nella comunicazione integrativa del 2025.

Come accedere al credito aggiuntivo

L’accesso alle nuove risorse non è automatico. Le imprese interessate dovranno presentare una nuova comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate:

  • Periodo di invio: dal 15 aprile al 15 maggio 2026
  • Dichiarazione richiesta: assenza di utilizzo del credito previsto dall’articolo 38 del DL 19/2024
  • Normativa di riferimento: DPR 445/2000

Le modalità operative saranno definite da un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate atteso entro il 16 febbraio 2026, secondo quanto anticipato dal Ministero dell’Economia.

Quando e come si usa il credito

Il credito supplementare potrà essere utilizzato esclusivamente nel 2026, a partire dal 26 maggio e fino al 31 dicembre, solo in compensazione tramite modello F24 e canali telematici dell’Agenzia.

Un dettaglio rilevante: non si applicano i limiti annuali di compensazione previsti per altri crediti agevolativi. Un vantaggio operativo che rende lo strumento particolarmente appetibile per le imprese con capienza fiscale.

Il nodo Transizione 5.0: niente cumulo

Il legislatore chiude definitivamente la porta al doppio vantaggio. Il credito ZES Unica, anche nella sua versione potenziata, non è cumulabile con il piano Transizione 5.0 sugli stessi investimenti.

La ratio è evitare fenomeni di sovracompensazione. In concreto, le imprese sono chiamate a scegliere il canale più conveniente, valutando attentamente requisiti, aliquote e tempistiche.

Agricoltura, svolta netta: nuove percentuali e proroga

Il settore agricolo esce rafforzato dall’emendamento. Le percentuali di fruizione, inizialmente molto penalizzanti, vengono completamente ricalibrate:

  • 58,7839% per le PMI agricole
  • 58,6102% per le grandi imprese

Un salto netto rispetto alle precedenti aliquote fissate nel dicembre 2025. E con una semplificazione importante: non è richiesta una nuova istanza per beneficiare delle percentuali aggiornate.

Inoltre, l’agevolazione viene prorogata fino al 15 novembre 2026, consentendo alle aziende agricole di pianificare investimenti coerenti con i cicli produttivi e stagionali.

Strategia e scadenze: cosa devono fare le imprese

La filosofia dell’intervento è chiara: più risorse, ma tempi stretti. Tutto si gioca entro il 2026, senza possibilità di slittamenti.

Per imprese, CFO e consulenti fiscali le priorità sono due:

  • Non perdere la finestra di aprile-maggio 2026, decisiva per ottenere l’integrazione
  • Confrontare attentamente ZES Unica e Transizione 5.0, soprattutto per investimenti ad alto contenuto tecnologico e green

Uno dei pilastri della politica industriale per il Mezzogiorno

La ZES Unica si conferma uno dei pilastri della politica industriale per il Mezzogiorno, ma la sua efficacia dipende sempre più dalla capacità delle imprese di muoversi con precisione tra norme, scadenze e alternative agevolative.

Il messaggio del Governo è netto: le risorse ci sono, ma vanno conquistate con tempismo e strategia.

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