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Clima, allarme in Germania: “Rischio +3°C entro il 2050”, ma la comunità scientifica si divide

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Clima, allarme in Germania: “Rischio +3°C entro il 2050”, ma la comunità scientifica si divide

Un nuovo rapporto congiunto delle società scientifiche tedesche DMG (Deutsche Meteorologische Gesellschaft) e DPG (Deutsche Physikalische Gesellschaft) ha acceso il dibattito sul futuro climatico della Germania.
Secondo il documento, in assenza di drastici tagli alle emissioni di gas serra, le temperature medie nel Paese potrebbero salire fino a 3 gradi Celsius entro il 2050, con ripercussioni gravi sulla salute, sull’agricoltura e sull’economia nazionale.

Clima, allarme in Germania: “Rischio +3°C entro il 2050”, ma la comunità scientifica si divide

Gli autori avvertono che estati sempre più torride, con picchi fino a 45 gradi e un aumento delle cosiddette “notti tropicali” – quando le temperature non scendono sotto i 20 gradi – potrebbero diventare frequenti prima della metà del secolo.
Tali condizioni, spiegano, provocherebbero migliaia di decessi legati alle ondate di calore e metterebbero sotto pressione il sistema sanitario.

Scenari contrastanti e critiche al catastrofismo
Non tutta la comunità scientifica condivide la gravità dello scenario delineato. Helge Gößling, fisico climatico dell’Istituto Alfred Wegener, ritiene l’aumento di tre gradi “possibile ma altamente improbabile”, poiché presuppone la simultanea manifestazione di numerose condizioni estreme difficili da verificarsi nello stesso arco temporale.

Altri climatologi sottolineano che i cambiamenti osservati negli ultimi anni non bastano, da soli, a confermare un’accelerazione così drastica del riscaldamento. Tuttavia, molti richiamano l’attenzione sul fatto che i modelli dell’IPCC indicano comunque un trend di aumento delle temperature in crescita negli scenari globali ad alte emissioni.

Il dibattito si è trasferito anche sui media: il quotidiano tedesco Die Welt ha accusato il rapporto di essere un “pot-pourri di notizie catastrofiche”, criticandone il tono sensazionalistico. Gli autori difendono invece le loro conclusioni, sostenendo che l’obiettivo è stimolare una presa di coscienza collettiva e un’accelerazione delle politiche di mitigazione.

Un impatto economico potenzialmente enorme

Le conseguenze del cambiamento climatico non riguardano solo la salute pubblica. Secondo stime del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW), i danni economici dovuti all’aumento delle temperature, alle ondate di calore, alla siccità e alle alluvioni potrebbero raggiungere 900 miliardi di euro entro il 2050.

L’agricoltura è tra i settori più vulnerabili: il rapporto evidenzia come l’alternanza di primavere siccitose e piogge intense in autunno e inverno possa ridurre i raccolti e aumentare l’instabilità dei prezzi alimentari. A rischio anche l’industria manifatturiera, per i maggiori costi di raffreddamento e l’impatto sui trasporti e sulle infrastrutture energetiche.

La sfida della transizione energetica
Il dibattito scientifico arriva in un momento cruciale per la Germania, impegnata nella Energiewende, la transizione verso un sistema energetico a basse emissioni. Berlino ha fissato l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2045, ma il percorso è reso complesso dall’attuale rallentamento economico e dalla necessità di sostenere le industrie in un contesto di alta competizione globale.

Il rapporto DMG-DPG è destinato a pesare anche sul dibattito politico: da un lato rafforza le pressioni a potenziare gli investimenti in rinnovabili, efficienza energetica e adattamento climatico, dall’altro solleva interrogativi sulla sostenibilità economica di misure drastiche in un momento di stagnazione della crescita.

Un monito da non ignorare
Al di là delle divergenze sulle stime, il consenso generale tra i climatologi è che il rischio di un’accelerazione del riscaldamento esiste e che agire per ridurre le emissioni resta l’unico modo per evitare scenari estremi.
Anche qualora l’aumento entro il 2050 fosse inferiore ai 3 gradi, l’intensificazione delle ondate di calore, la riduzione della disponibilità idrica e i danni agli ecosistemi avrebbero comunque un impatto rilevante su salute, produttività e infrastrutture.

La sfida per la Germania, come per l’intera Unione Europea, sarà bilanciare la necessità di contenere le temperature con la salvaguardia della competitività industriale, accelerando la transizione energetica senza compromettere la crescita.

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